sabato 29 dicembre 2007

Marat/Sade: il video


Ci vollero sei mesi per elaborare il "lutto" provocato da questo spettacolo, e alcune notti natalizie passate a montare il "girato" dell'operatore, che ringraziamo. E' stato un momento importante per noi e merita di essere rivisto ora. Il video è disponibile anche in formato DVD, con tanto di contenuti speciali. Come fare per averlo? La condizione è di postare sul blog un commento allo spettacolo: un ricordo, un vissuto, una critica, quello che vi pare (un'eccezione sono pronto a farla per Veronica, che può averlo in cambio del DVD del primo anno, merce ormai rarissima).


Ricordo che non si tratta dello spettacolo integrale, ma di una sintesi, della durata di 50 minuti circa: alcune scene non sono state riprese e altre sono riportate solo parzialmente.

martedì 18 dicembre 2007

BlogCronaca 18 dicembre 2007

Caro Fabio,
ci riprovo.... e questa volta mi lancio direttamente con un post... sicuramente mancherà la poesia che normalmente c'è nella tua cronaca, però ho cercato di puntare almeno sulla mia memoria...

La nostra insegnante era malata ma ci conduce ugualmente nell’approfondimento delle tecniche di improvvisazione teatrale…
Iniziamo dal riscaldamento: ci rilassiamo stesi a terra, respiriamo, ci facciamo massaggiare dalla testa ai piedi dal vibrato della voce di Pavarotti, sulla voce della canzone successiva iniziamo a muoverci e con quella successiva ci alziamo in piedi.
A coppie schiena a schiena, trovato il respiro comune, ci muoviamo come un unico essere, che diventa la squadra che sarà in competizione con le altre nell’improvvisazione: Renne, 2x3, i VAC, Pulcinelle e Lexotan, la competizione finisce in pareggio, nonostante ognuno incontri qualche difficoltà… chi di ascolto, chi a cogliere i suggerimenti, chi a prendere tutti gli appuntamenti, chi a sviluppare il tema, chi fa troppo e chi non fa alcune parti fondamentali ….
Esempio: buongiorno! - stile: cinema muto”.
Giro di riscaldamento: dal dottore - “brucia tutto” - il vuoto cosmico, uniche battute “triangoli isosceli” e “divorare, ….”; il serpente della zia – stile: cinema muto; i tre moschettieri – “dove lo state portando”; ci sono stati degli avvistamenti.
Giro poesie: la pargoletta mano – odi et amo – nel mezzo del cammin… - l’infinito – il buio oltre la siepe
Il museo: stile Beautifull, stile Matrix, stile Il padrino, stile Charlie’s Angels, stile Cow Boys.
E per finire facciamo un giochino di scuola: chi è lui – chi è lei – cosa fanno – lui dice “…” – lei dice “…” – la morale è…
Dopo averle lette, scegliamo quella che ci piace di più e facciamo l’improvvisazione semplice e veloce: chi siamo, azione, battuta e conclusione… e quindi abbiamo Marilyn e Paperino che litigano, Pippo e Cleopatra che si rotolano, Dancenko (come si scrive?) e Colombina che termina con un omicidio, la Befana e Marcantonio che si ciucciano gli alluci (anche se non ci siamo arrivate a ciucciarceli… soprattutto non in modo efficace) e non mi ricordo chi erano Margherita e Davide che aveva smesso di fumare…

Nell’improvvisazione è importante… un po’ di chicche della maestra… in ordine sparso: massimo ascolto è fondamentale, bisogna prendere una SOLA idea e sviluppare/trasformare a partire da quella e farla crescere, non cambiarla o stravolgerla, non metterci TROPPO altrimenti non si coglie l’essenziale.
Uno entra definisce chi è e fa un’azione chiara in cui si può inserire l’altro, bisogna far crescere la situazione, se c’è un personaggio forte (es il cow boy di Margherita) l’altro inevitabilmente gli deve fare da spalla, anche se i personaggi sono uno contro l’altro gli attori lavorano sempre insieme, “lo stile non deve fottere il museo”.
Finiamo un po' prima ma recupereremo insieme alla lezione che dobbiamo recuperare uno dei sabati di gennaio.... e dopo le feste la maestra ci assegnerà le nostre parti!
Fabio ha portato un regalo a tutti, un libretto carinissimo per i nostri appunti da teatranti.... GRAZIE MILLE FABIO!!!!

giovedì 13 dicembre 2007

BlogCronaca 10 dicembre 2007

Il canto apre le danze, in una lezione che esordisce con il quadrato, la mini emissione, la scala indiana, le botte di diaframma e le risate con tre vocali. Intanto la scala indiana, ripetiamolo, fa: sa-re-ga-ma-pa-da-ni-sa e ritorno: sa-ni-pa-da-ma-ga-re-sa. Quindi jazz al ritmo di vavuva-m-m-vavumvuva. Diaframma, ancora diaframma. Perché? Serve per la recitazione in terza e in sesta persona, serve per il teatro dello straniamento brechtiano, con cui il nostro saggio dovrà fare i conti. Così proviamo un brano a memoria a scelta, in prima, terza e sesta persona. Difficile descrivere le differenze tra questi piani: la prima persona è quella naturalistica, sei tu con la tua voce, con il tuo coinvolgimento, con il tuo essere “lì”. Nella terza si introduce una distanza sacerdotale, ispirata e intensa: “pensa di essere dietro a una statua e di darle voce”. La terza ha una dimensione di grandezza che sottrarrebbe la recitazione alla piccolezza della persona umana con le sue emozioni private, restituendola a una dimensione universale. E la sesta? È quella del banditore, “attenzione, popolazione!”, ancora più distante e tecnicamente faticosa (una specie di urlo ben gestito), ma certo più facile da trovare. Lunghe prove infatti ci aspettano, con una terza sempre sfuggente e inarrivabile, difficile anche da tenere quando per caso la si raggiunge sul testo solito di Macbeth o su altri a scelta. Non si riesce neppure a completare il giro, perché si cambia (maestra poco soddisfatta).
Riscaldamento: a coppie trovate insieme la respirazione schiena contro schiena, poi cambia il gioco. Ballo, lei vuole ballare, lui no e lei lo deve convincere e viceversa (sic!). No, così vi irrigidite: siete a una gara di ballo (e quindi dovete ballare) ma lei è di cattivo umore e balla a malincuore. Negli intervalli piazzate la battuta, senza perdere l'aplomb della gara di ballo. La gara di ballo si stilizza poi in figure plastiche (le risate...): tutto questo serve allo straniamento, perché la battuta così si dematerializza, però invitare al ballo una partner riluttante per me è stata la prova più dura di sempre.

giovedì 29 novembre 2007

Perché fanno così bene tre ore di teatro?

In quel tempo, Gaia parlava ai suoi allievi del terzo anno base, e diceva queste parole.
Dimenticatevi di voi stessi e gettatevi in quello che accade, lì, nel momento esatto in cui accade. Se davvero siete in ascolto i modi si trovano, ma sempre restando in quello che accade. E' il corpo che detta le regole dell'immaginario. Il corpo spinge in voi la capacità fantastica perché il corpo che agisce nel qui e nell'adesso è l'unica cosa che ci tiene nel presente. Ogni volta che voi vi preoccupate di che figura state facendo siete fuori dal presente. Perché noi viviamo preoccupati per ciò che succederà e angosciati per quel che è successo. Se ci pensate bene, qui, esattamente adesso, non c'è niente che non vada. Se voi pensate al momento davvero presente, è il momento in cui la cosa accade, quindi non c'è preoccupazione né angoscia per quel che è accaduto. Noi tendiamo a vivere in queste due dimensioni: angoscia e preoccupazione. L'unico momento in cui siamo qui è quando usiamo corpo e immaginazione. Per quello fanno così bene tre ore di teatro, perché si rimane per tre ore nel presente. Però siccome non siamo abituati a farlo, abbiamo poca capacità di sfruttare e scoprire tutti i potenziali della situazione presente. Nel lavoro di oggi avevate un unico obbligo: creare la spinta a muro, creare il gioco dei capelli. In quelle sittuazioni si scoprono mille cose che noi non vediamo perché siamo troppo preoccupati o angosciati o abbiamo qualche ricordo della volta precedente. L'immaginazione nelle improvvisazioni teatrali avviene nel presente perché fuori dal presente non può avvenire. La capacità di improvvisare nel presente ha a che fare con tutte le nostre censure e le nostre regole. La capacità di usare l'immaginazione dipende dalla capacità di stare nel presente e lasciarsi andare a quello che accade, al momento presente. E' forse l'unica vera massima che seguo nella vita, tutti i giorni. Andremo avanti finché non vi troverete a vostro agio nell'azione qui e ora e vi prenderete tutto quello che c'è di buono e ve lo gusterete. Questo non ha soltanto a che vedere con le vostre capacità come attore ma con le capacità di attingere da quel mondo "là" che può rendere creativo qualunque gesto, a condizione che non vi facciate fottere dal pregiudizio. Non fatevi mai fottere dalla regola, ma prendetela come una possibilità di sviluppo, perché le regole sono fatte per quello, per darvi una pista.

Cosi parlava Gaia quel giorno, e la ascoltavano i suoi, e dicevano: grandi verità ci ha trasmesso oggi.

mercoledì 28 novembre 2007

BlogCronaca 26 novembre 2007

.riscaldamento vocale con risate diaframmatiche e scala indiana, di cui potete scaricare la registrazione di un estratto LIVE (per scaricare, fare clic con il pulsante destro del mouse sul link e selezionare Salva oggetto con nome).

.voce-corpo modello Stanislavskij, ovvero uno fa la voce l'altro fa il corpo (con variante binaria: due voci - due corpi)
.tanguerìa in una balera sudamericana a luci soffuse, avvicinamento dell'uomo ritrosia della donna
.Petruccio e Caterina again and again, con elemento di conflitto: chi i capelli, chi l'attaccamento al muro, chi altro...
Da ricordare anche la casa dei fantasmi e l'officina meccanica con rumori d'ambiente.


[Si ringrazia nouvellevague.eu per il contenuto della cronaca, affidato alla posta elettronica dal suo demiurgo: gli uffici di CorsoPossibile sono a disposizione per la ricerca del miglior accordo in vista della tutela dei diritti di proprietà intellettuale coinvolti.]

martedì 20 novembre 2007

BlogCronaca 19 novembre 2007













Vivavoce era destino.
Respirare colore
Sprofondare pesanti
Respirando alzarsi
E camminare respirando.
Ridotto il moto rimane profondo
La camminata è l’evento
Lento, rallenta, rapido
Non perde il controllo.
Ai due lati opposti i sessi
S’incontrano lenti.
All’improvviso
Nella sala d’aspetto
Ognuno un segreto cela.
A gruppi di cinque
lo dovranno scoprire
Dopo due turni non gira,
il corpo non basta: intervallo
Tornata è la Gaia scienza a teatro
Ricomincio con Kia sul marciapiede
Al telefono suona la battuta:
“Sì, è qui davanti a me.
Sì, adesso lo faccio.”
Ci ferma la telecamera
È la volta di Cri Sola con Stefano
lui non ascolta, invadente
Quindi Elisa con Chantal
chiusa nell’angolo
Quindi Davide con Vittorio, bella Stasi
Poi è la volta di Marta Stefano
e Marghe, già buono
Ma è con Chantal Elisa e Kia che funziona
al ritmo del vivavoce
così doveva finire.
Lacrime Gaie
E un rumore di pioggia
di mani e di piedi
Chiudono il cerchio.
Bene ho fatto a venire.
L'òmero mio ringrazia per l’energia.
Potevo reggere l'ultimo improvviso?

mercoledì 14 novembre 2007

BlogCronaca 12 novembre 2007

Nella nostra aula si aggira una nuova maestra, è Monica Bonomi, che sostituisce Gaia. Mette una musica barocca e ci fa muovere nello spazio, poi un canto da seguire, sempre muovendosi, ma seguendo la voce e non la musica, accennando con le braccia, piegandosi e all’occorrenza interagendo con gli altri. Il ritmo è sostenuto, si suda, siamo troppo coperti. Monica dà qualche suggerimento ma sembra soddisfatta. Ricordo i vassoi di Arlecchino, da far roteare senza rovesciare i bicchieri: prima da fermi e poi in movimento, a suon di musica; il burattino semirigido, da far muovere a coppie. Poi a coppie che si fronteggiano, seduti: in silenzio botta e risposta per costruire una storia, avvicinandosi e incontrandosi, ma non necessariamente. “Siate epici”. “Ma epico vuol dire snob?”, incalza Vittorio. In cerchio: sequenze rapide di movimenti da ripetere sull’esempio della maestra, scattare, saltare, poi un grido, un sussurro, un suono onomatopeico da fare con un movimento del corpo: “cerchiamo il plesso solare, non vedo le vostre gambe”. Quindi da soli: ognuno proponga una serie di suoni e movimenti che gli altri dovranno ripetere. Parte Stefano, poi Alessandra e altri: quando tocca a me mi lancio in un movimento troppo brusco con le braccia e mi procuro una lussazione alla spalla destra, così, da solo, un po’ da pirla, diciamolo. Scusate, mi dispiace. Lezione interrotta: mi aiutano a vestirmi e Davide (grazie Davide) mi porta al pronto soccorso accartocciato come un insetto colpito da una ciabattata ma sopravvissuto: in auto sento anche le cicche su cui passano le nostre ruote, figuriamoci rotaie e pavé. Là, mi danno una sedia a rotelle che mi fa tornare ai tempi del vecchio Sade, ma l’infermiera non ha l’accento inglese, e soprattutto è un uomo. Dopo un’attesa interminabile, ma che in realtà è stata piuttosto breve, mi riattaccano il braccio. Ancora pochi minuti e, abbandonato ogni ritegno, mi sarei messo a gridare per il male. Il dottor Zorzi, prima di apprestarsi a rimettere in sede l’omero divelto mi ricorda con voce calma: “Adesso lo sa cosa sto per fare, vero?” Ci si mettono in tre, poi in realtà la spalla rientra subito con un lieve rumorino e mi sento meglio, grazie dr Zorzi (avrei preferito trovare più resistenza, commenta il medico, che giudica la tenuta della mia articolazione ormai compromessa). Mi applicano una fasciatura. Davide nel frattempo si fuma un paio di siga e infine mi porta a casa: ne avrò per tre settimane.

martedì 6 novembre 2007

BlogCronaca 5 novembre 2007


Emozioni che ti attraversano come vento forte e d’alta quota, confronti, spinte e controspinte, radiazioni di forza che si incrociano. Gaia è maestra nel condurre intensamente il lavoro sul corpo e sulla voce. Ma come era cominciato tutto? Dal quadrato della respirazione, quello ormai è chiaro: 4*(4+4+4+4). Quindi l’emissione controllata di voci sul fiato, a-e-i-o-u, prima da sole e quindi tutte insieme su un unico fiato.
Per rilassare la gola il grido del cavaliere uaoa, prima ingolato e poi disteso a bocca spalancata. Diaframma: ha-ha-ha-ha, cagnolino, ahahahah fino a che fa male. Articolazione vocalica: supercalifragilistichespiralidoso, otorinolaringoiatra e un terzo che mi suggerisce Cristina: paleoarcheologo. Quindi scala indiana, su e giù di un semitono alla volta, appoggiandosi al diaframma per accompagnare il cambio (anche questo da Ambra, come il va vu va dell’altra volta). Ma per completare: sa-re-ga-ma-pa-da-ni-sa prima sale poi scende, tra da e ni si sale in falsetto e il primo sa è nasale. Passaggi di tono e volume su emissione vocalica, con soddisfazione della maestra. A prima risale la scansione con tutta la faccia e il cuoio cappelluto che tira le sette vocali toniche aèéiòóu. Infine passaggio di timbro falsetto-di testa- nasale-di mento su questi versi:


Domani, domani e domani
Striscia a piccoli passi
Di giorno in giorno
Fino all’ultima sillaba del tempo prescritto.

È la volta del corpo-mantice che si alza e si inarca in alto e in acuto per poi abbassarsi e ingobbirsi sui toni più bassi. Spaventato da questo esercizio lo affronto per ultimo (sì perché dopo il collettivo tocca a ciascuno ripeterlo da solo). Problemi sui toni alti e ricchezza su quelli bassi per me. Ecco le battute che lo accompagnano:



Spegniti spegniti breve candela
La vita non è che un’ombra in cammino
Un povero attore che si agita e si pavoneggia sul palcoscenico per un'ora
E del quale poi nessuno ricorda più nulla.


Su queste note comincia a frangersi il blocco che mi stava prendendo e dopo l’intervallo si riprende il lavoro sul testo, non senza un lavoro preliminare ancora sul corpo. Schiena contro schiena con il/la compagno/a: prima trovare un respiro comune a suon di musica e poi dare corpo alla voce che nella canzone canta. Non alla musica, alla voce. Quindi la relazione si sposta di fronte: a baricentri uniti da un filo invisibile ci si attrae e ci si respinge, parte una danza (nel mio caso con Elisa-Meg) del darsi e del ritrarsi, dell’avanzare e dell’indietreggiare. Non priva di piccoli imbarazzi e faticosa, a giudicare dal fiatone che mi scopro d’avere alla fine. Eppure questo gioco di spinte e controspinte diventa centrale nel dialogo di Petruccio e Caterina, provato da tre coppie. Dopo una prima a vuoto partiamo convinti. La maestra riprende, commenta, fa ripetere. C’è tempo per un’altra coppia… sono le undici. Morale? "La vita è suggerimento" (courtesy by Cristina).

venerdì 2 novembre 2007

BlogCronaca 29 ottobre 2007


Tanto, troppo da ricordare di questa lezione di fine ottobre. New entry: dopo Cristina si è aggiunta Giovanna, che lungamente si intrattiene con Gaia.


Si parte con gli esercizi vocali, da imparare e ripetere tutti i giorni. In primo luogo la respirazione, il quadrato della respirazione, in quattro tempi ripetuti. In piedi, gambe appena divaricate, ginocchia leggermente flesse, come per saltare. Inspirare contando lentamente fino a quattro. Trattenere, contando sempre fino a quattro, espirare, sempre in quattro, e restare vuoti, fino a quattro. Tutto rigorosamente cominciando con la pancia: per inspirare si gonfia la pancia, per espirare si contraggono gli addominali, che hanno il compito di assecondare lo spostamento del diaframma.


Controllo della voce: inspirare, emettere fiato e poi convertirlo in voce, in modo appena udibile, e quindi tornare in emissione afona, sempre sullo stesso fiato. Prima sulle singole vocali, poi su una sequenza di a-e-i-o-u. Importante è cominciare e finire senza voce, gestendo accuratamente il passaggio in emissione.


Si passa alla gestione di tono e volume: sempre su una vocale, si cambia prima il volume e poi il tono, alternativamente, con l'accuratezza di non interferire tra tono e volume: la maestra accompagna con il movimento delle mani, ma presto ci si accorge che è difficile alzare il tono senza far seguire il volume, e viceversa.


I registri: voce di pancia, di petto, di mento, naso e testa: interessante il mento: bisogna bloccare la mascella inferiore e cercare di parlare con la parte superiore, il che obbliga ad accentuare la mimica. Sempre sugli sbalzi di tono e di volume parte un vocalizzo jazzante e “in levare” che comincia con và-vù-và... per finire su note acute, e che bisognerebbe imparare anche lui.


Altro esempio: l'urlo del cavaliere medievale dall'ingolato al disteso u-a-o-u-a. In questo attenzione a non avere tensione nel collo, spia di una emissione vocale non corretta, che affatica le corde vocali e la gola. In caso di tensione rilassarsi con un esercizio sui bicordi: bisogna emettere il rumore di un “ciao” lasciato acceso (in alternativa può andare bene anche un piccolo fuoribordo, un 20 cavalli, direi).


A completamento una nuova escursione tra bassi e alti sulle note di una filastrocca del papà di Gaia (chi mi aiuta a ricostruirla?).


È la volta del diaframma, da allenare con esercizi di belly dancing: bordate di riso, cane ansimante e un'altra imitazione che non ricordo. In alternativa i-i-i-i-i da opera barocca.


Dopo l'intervallo una lettura da La bisbetica domata di Shakespeare, con un interessante lavoro sulle intenzioni e il non detto. Si tratta del dialogo tra Caterina e Petruccio, un autentico incontro/scontro in punta di fioretto, che va reso restituendo le tensioni tra i due che si punzecchiano e si piacciono sempre di più. Da imparare a memoria per la prossima volta, fino a... aiutatemi!

lunedì 29 ottobre 2007

Concerto in re minore di J.S. Bach - Nazim Hikmet

Mattino d'autunno nella vigna
fila per fila ceppo per ceppo i ceppi si ripetono
e i grappoli sui ceppi
e gli acini sui grappoli
e la luce sugli acini.

La notte nella casa grandissima e bianca
una luce dentro ciascuna
le finestre si ripetono

tutte le piogge che cadono si ripetono
sul suolo sull'albero sul mare
sulla mia mano il mio viso i miei occhi
e le gocce si schiacciano sul vetro

rinnovamento dei miei giorni
simili gli uni agli altri
differenti gli uni dagli altri

ripetersi dei punti a maglia
ripetersi nel cielo stellato
in tutte le lingue ripetizioni dei «t'amo»
e nelle foglie il rinnovamento dell'albero
e in ogni letto di morte il dolore
per la vita troppo breve

ripetersi della neve
che cade
della neve che cade leggera
della neve che cade a fiocchi
della neve che fuma come la nebbia
disperdendosi nella tempesta
che imperversa
ripetersi della neve che mi sbarra il cammino

i bambini giuocano nel cortile
nel cortile giuocano i bambini
una vecchia passa nella strada
nella strada una vecchia passa
passa una vecchia nella strada.

La notte nella casa grandissima e bianca
una luce dentro ciascuna
le finestre si ripetono
sui grappoli, rinnovamento di acini
sugli acini, la luce

comminare verso il giusto e il vero
combattere per il vero, il giusto
conquistare il giusto, il vero

le tue lacrime mute e il tuo sorriso, mio amore,
i tuoi singhiozzi i tuoi scoppi di risa, mio amore,
il ripetersi del tuo riso
dai denti bianchi
brillanti

il mattino d'autunno nella vigna
fila per fila nodo per nodo i ceppi si ripetono
sui ceppi, i grappoli
sui grappoli, gli acini
sugli acini, la luce
nella luce. il mio amore.

Il miracolo del rinnovamento, mio cuore,
è il non ripetersi del ripetersi.

domenica 28 ottobre 2007

BlogCronaca 22 ottobre 2007

Si parte con gli esercizi di rilassamento e respirazione. Si inspira fresco e si espira caldo, lasciando l'aria fuggire tra le labbra. Immagina che un mano calda ti massaggi gradualmente i piedi, i polpacci, le ginocchia, le cosce, il ventre, il petto, le spalle il collo, le braccia, le mani , la testa. A ogni passaggio diventi più pesante, caldo e rilassato.

Poi ti alzi lentamente, mantenendo il movimento e il ritmo del respiro, e cammini, sempre al ritmo del respiro, incontri gli altri e ti relazioni con loro.

Metafora di caratterizzazione per colorare l'incontro con l'altro: prima è una sfida, poi è attrazione, quindi caldo bollente che non si può toccare, oppure freddo gelato che non si può trattenere, infine una calamita che attrae e respinge. Relazionatevi con il compagno secondo queste tre metafore, prima esagerando e poi gradualmente riducendo l'ampiezza del gesto fino a renderlo misurato, quasi invisibile, sopravvivente nella dimensione della tensione.

Queste metafore vi servono come binario da seguire contro i cliché, per non cadere nello psicologismo più trito. Il gioco della metafora si colloca in una sequenza ideale accanto a quella degli accostamenti improbabili e degli opposti fecondi, vedi gioco dell'alieno o quello della borsa con gli oggetti. Un commento alla camminata con il respiro: serve per dare forma al corpo carismatico.

Dopo l'intervallo si riparte con un lavoro sulla favola: a gruppi di tre o quatto si dovrà raccontare una favola a scelta tra cenerentola, biancaneve e cappuccetto rosso, scegliendo liberamente di impersonare un personaggio o un oggetto della favola e con questi personaggi impersonarla.

Infine lettura: una poesia di Nazim Hikmet (concerto in re mnore di J.S. Bach) da leggere tecnicamente: primo passaggio, lettura ritmica, quindi masticante e allitterante, infine alla ricerca della parola chiave.

giovedì 18 ottobre 2007

BlogCronaca 15 ottobre 2007

Mai essere scontati, mai cadere nei cliché. Come fare? Bisogna essere accurati. E prima di tutto rilassarsi, dimenticare lo sguardo altrui o il giudizio della maestra, e osare ciò che si sente: da lì arriverà forse la creatività sperata.
Musica: chiudete gli occhi, rilassatevi, respirate, ascoltate il vostro respiro, dimenticate il resto. Inspirate: entra in voi l’acqua fresca di un ruscello, il vostro corpo la riscalda quando la restituite al mondo, la sentite mentre esce da una fessura tra le labbra. Respirate colore, pensate a quale e concentratevi su questo colore. Siete acqua, una goccia d’acqua: alzatevi gradualmente senza mai perder questo sentore d’acqua. Esprimete con il vostro corpo la storia del viaggio di questa goccia nell’acqua: siate dettagliati, siate circostanziati. La musica è cambiata, Mozart credo. Poi una canzone su note di Piazzolla, forse, ma non ricordo. Siate le parole di questa canzone, esprimetela con il vostro corpo e dateci dentro, esagerate.
Cambio. Pensate a una canzone, la vostra canzone, cantatela dentro di voi e fatela vostra, senza cantare in voce.
Ecco, ora siete belli scaldati e possiamo fare un esercizio di immaginazione, perché l’immaginazione ha un grande potere, quello di essere senza limiti. Tendete il braccio destro e sollevate il pollice. Fissatelo nella posizione di “Italia uno” e fate fare un giro al vostro braccio girando il busto, fino a dove riuscite: a quel punto traguardate il vostro dito con un punto di riferimento: una macchia sul muro o qualcosa che vi aiuti a ricordare che fino a lì siete arrivati con la vostra rotazione. Ora chiudete gli occhi e immaginate senza muovervi di ripetere questa rotazione e di superarla girando su voi stessi come se foste Mr Fantastic o Elastic Girl: provatelo bene questo movimento immaginario, riconoscete il punto del muro dove vi eravate fermati e superatelo. Ora riaprite gli occhi e ripetete l’esercizio con il braccio teso, il pollice alzato e la rotazione del busto: visto che riuscite a ruotare di più? La vostra immaginazione vi ha aiutato a scoprire una riserva inaspettata. È così anche per la vostra creatività: bisogna farla uscire allo scoperto perché è il bagaglio più importante, insieme alla tecnica, che voi possiate costruire per il vostro lavoro sull’attore. Il resto è onanismo sinaptico.
Dopo l’intervallo improvvisazione sul tema di Mario e Maria. Com’è Mario? Com’è Maria? È come un pacchetto di sigarette, una felpa, un accendino, una busta di fazzoletti di carta. Su questo materiale scarno e incontrollato, dato di volta in volta, bisogna costruire un personaggio, giocando sulla metafora, sulle associazioni, i colori, gli accostamenti improbabili: perché è proprio quando ci si trova a corto di idee, quando abbiamo esaurito i cliché, che può venir fuori qualcosa di nuovo.
Poi improvvisazione sul tema del colloquio di lavoro. “Ci parli di lei”. Ma cosa bisogna dire? Le idee dovranno venire dal contenuto di una borsetta pescata a caso tra quelle dei compagni: da una carta fedeltà, da un portachiavi, da un rossetto, da un portafoglio, da un logoro santino della Carrà.
Allocuzione finale ancora sul potere infinito dell’immaginazione e della creatività, con accenti che ricordano il romanticismo inglese (penso a Coleridge, ma perché no anche a Schiller), riferimenti a Rodari e ad altri di cui la memoria mi cela il nome. Poi la maestra dalle scarpe acquistate a Toronto ci congeda. Ho mal di testa e rinuncio all'afterGaia.

giovedì 11 ottobre 2007

BlogCronaca 8 ottobre 2007

Ricca lezione, questa dell’otto ottobre, di quelle che le undici arrivano troppo presto, tra prove, giochi e improvvisazioni. All’inizio ricordo una danza. No, ma non è cominciato così. Si camminava percorrendo lo spazio dell’aula, in modo asistematico, come particelle elementari che rimbalzano sulle pareti di un campo di forze, lo riempiono e lo percorrono senza lasciare percorsi intentati. Si comincia liberi, ma poi ci si libera anche della luce, si chiudono gli occhi e si continua a camminare, anche lentamente, ma con forza, senza andare a tentoni e senza protendere le mani in avanscoperta. Se c’è un contatto, si cambia direzione. Fino a che l’indicazione non cambia. Quando incontrate qualcuno cercate di entrare in contatto con l’altro toccando le palme delle mani. Lo spazio di una canzone basterà, seduti, a conoscersi, toccandosi viso spalle e braccia. Prima uno poi l’altro a turno. Dopo essersi conosciuti ciecamente (alzi la mano chi ha riconosciuto il compagno), i due si alzano e uno può aprire gli occhi. Dovrà essere maestro di volo e accompagnare l’altro in evoluzioni aeree nello spazio dell’aula, evitando accuratamente gli scontri e conquistandosi la fiducia del cieco rimasto.
Cambio: gioco del cerchio annodato: mettetevi in cerchio. Ognuno alzi la mano sinistra e cerchi quella di un compagno che non sia quello a destra né quello a sinistra. Ora quelle mani stringetele. Ora alzate la mano destra e fate lo stesso. Ora siete tutti stretti e annodati, svolgete questo nodo e fate un cerchio, senza mai staccare le mani. Sorprendentemente ci si riesce.
Cambio: gioco dell’alieno. Siete terrestri tenuti sequestrati in stato di animazione sospesa da un alieno. Ogni tanto l’alieno vi sveglia per farvi delle domande sulla terra, ma sono passate migliaia di anni e voi non vi ricordate bene, e non sapete parlare, quindi vi esprimete con il corpo. La posizione di ibernazione è pollici contro il muro e piedi leggermente alzati da terra. L’alieno/maestra chiede con voce risuonante: “Che cos’è pioggia?”, “Che cos’è lettura?”, “Che cos’è amicizia?”, “Che cos’è paura?”, “Che cos’è nero?” e così via. Da segnalare il ghiaccio di Elisa e la lettura di Stefano.
Quindi è la volta dei percorsi di trasformazione. Due gruppi, uno seduto, l’altro in piedi all’altro capo dell’aula. Gli in piedi devono percorrere lo spazio dell’aula usando questo passaggio per trasformarsi. La prima trasformazione è quella da chiuso ad aperto, poi variazione al rallenti: incontri qualcuno e cerchi di essere seducente, sorprendi qualcuno a rigarti la macchina e lo insulti. Poi altre trasformazioni: dal riso al lutto, da carnefice a vittima, da robot cattivo Goldrake! Da qui considerazioni sull’importanza della trasformazione, che deve essere tecnica e non psicologica, su Dustin Hoffmann nel laureato che non interpretava ma assorbiva il cambiamento che gli stava intorno, sulla mimesi che va bene ma è solo il primo passo verso l’attore creativo, sui fatti di tutti i giorni che non gliene importa a nessuno ma conta solo la storia di come uno si trasforma a contatto con la realtà. C'è tempo per un breve dopoteatro in cui cominciare a conoscersi al Mai dire Bar.

martedì 2 ottobre 2007

BlogCronaca - Lezione del primo ottobre 2007

Via Savona, 10, aula B. Si torna ai piani alti. Già questa è una prima soddisfazione, dopo le aulette rubate alla scuola del fumetto. Mezz'ora di ritardo per cominciare, ma in compenso la maestra mi infligge il dolce supplizio (ah, caro vecchio marchese) di entrare in gioco da subito con il compito di presentarmi attraverso le parole di una compagna cieca da manipolare. Cerco di esprimere la mia emozione in maniera toccante: in realtà sono emozionato veramente e ho vinto la tentazione di non presentarmi in aula, dopo una giornata pesante in ufficio.
Fate un cerchio, guardate in basso, poi in alto e poi davanti: quando incrociate gli occhi di un compagno/a correte ad abbracciarlo. Si creano così delle coppie. Ora scegliete una carta, scegliete un film e fatene un trailer, una fa il regista e l'altro l'attore e viceversa. Gli altri guardano. Lo si fa tutti.
All'intervallo incontro Sabina cha fa lezione nell'aula accanto: ci abbracciamo e per me è un grande sollievo.
Ora a ciascuno sia dato un post-it e che ciascuno sul foglio scriva una frase che gli pare. La pila di foglietti appiccicosi viene attaccata a una sedia. Ora uno entra, vicino a quella sedia si siede e fa un gesto pulito e chiaro senza battute, e lo ripete. L'altro deve arrivare con un altro gesto. A questo punto il primo deve farsi contagiare gradualmente e non meccanicamente da quel nuovo gesto fino ad appropriarsene. Solo allora ha diritto a leggere la frase scritta da uno a caso e di uscire di scena, con effetti a volte paradossali ed esilaranti. Starnuti, grugniti, risate, tremori, ballo ed altro si fronteggiano e si contaminano per imitazione, dialettica e partecipazione ritmica, la modalità più apprezzata dalla maestra, che lascia trapelare alcuni accenni della sua Weltanschaung teatrante. La vera creazione avviene soltanto a partire da una sospensione di giudizio (quindi rilassatevi), altrimenti si cade nei preconcetti. L'arte dell'attore creativo è quella di saper trasformare, in modo pignolo, senza mai innamorarsi di un'idea, pena la caduta nello psicologismo, che corrisponde alla via della perdizione, facile e invitante. No alla mimesi, quindi, perché quando l'attore non è guidato dalla psicologia dà il meglio: a condizione che una buona tecnica gli consenta di evitare l'emozione trita. Lettura consigliata: Gianni Rodari (quello del libro di lettura di terza elementare, proprio lui): La Grammatica della fantasia. L'obiettivo è di fare di questa classe una banda di pignoli della materia fantastica.
Che prima impressione fa la maestra? Positiva e contagiosa. Torno a casa felice: mai nessuna Spa o altra leisure activity potrà darmi tanta carica ed emozione come una lezione ai teatri possibili.

giovedì 26 luglio 2007

Realmente accaduto

Al supermercato, alle casse. Lei svuota il cestello con fretta nervosa. Lui l'aiuta. Aspettano il loro turno. Accento siciliano.

Lei
Ecco fatto. Questa volta pago io.

Lui
Ah no scusa, avevamo detto che pago io.

Lei (seccata)
No no no, non ti preoccupare.

Lui
Senti, eravamo d'accordo via e-mail.

Lei (rabbonita)
Va bè, quand'è così... Mi dà due sacchetti per favore?


domenica 22 luglio 2007

I commenti sul TP Forum

Molti hanno a suo tempo visitato il Forum di Teatri Possibili, in cui un piccolo thread è dedicato al nostro spettacolo (Marat/Sade, 28 giugno). Da segnalare gli elogi di "Elisa", che molto probabilmente è l'interprete di Ofelia in Amleto e di Rossana in Cyrano. Per quanto riguarda gli altri, si dividono principalmente in due posizioni: i positivi ("bravi per aver affrontato qualcosa di più difficile del loro livello") e i negativi ("bravi sì, ma hanno osato troppo e si vedeva").

mercoledì 18 luglio 2007

Mail Patchwork

> Certo che ci siamo visti, cocchina, poi visto che eravamo in parecchi abbiamo affittato un drive-in per vedere la cassetta di Enrico su grande schermo. > Ci siamo salutati alle quattro del mattino ubriachi senza essere purtroppo riusciti a duplicarla. Ora si tratta di raccogliere gli altri contributi, passarli su PC, montare il tutto e pubblicare il film su YouTube.> Subject: RE: VISIONE MIA REGISTRAZIONE GIOVEDI' 19> Date: Fri, 13 Jul 2007 08:19:17 +0000> > > effetto anno pesante che è passato e vacanze bramate che arriveranno prima o > poi! il tutto si è trasformato in una bronchite... ma vi siete visti ieri?> > ah, dimenticavo che ieri quando mi son iscritta c'era la elisa pella - la > che mi ha riconosciuto e ci > ha fatto i complimenti... oh! ma allora siamo stati proprio bravi eh?> > belli, non ce la faccio più a stare in ufficio e a milano- VOglio ANDare IN > VACANZA!> > >From: > Subject: RE: VISIONE MIA REGISTRAZIONE GIOVEDI' > >19> Date: Fri, 13 Jul 2007 07:47:55 +0000> > ciaoo,> io ci sono!> > allora > >lo dico per l'ultima volta: metto a disposizione casa mia! Abito a > monza, > >ma proprio all'inizio di monza e da milano volendo non è così > lontano... > >in casa mia ci stiamo se venite vi faccio pure una torta.. > possiamo > >vederci e mangiare pizza e poi vedere il capolavoro.> > > fabio: scusa per > >ieri sera - mi son iscritta al 3 anno... ah ah ve lo dirò a > voce con > >chi!- e poi son andata a casa perchè non mi sentivo bene.> > > > >From: > >>> > > >Subject: RE: VISIONE MIA REGISTRAZIONE GIOVEDI' 19> >Date: Thu, 12 Jul > >2007 21:12:44 +0000> >> >> >> >Pure io, ovviamente, e poi il 20 c'è il > >Macbeth (due posti liberi per chi > >vuole).> CC: Subject: Re: VISIONE MIA REGISTRAZIONE > >GIOVEDI' 19> Date: Thu, 12 Jul > >2007 19:26:30 +0200> To: > >> > io ci starei per il 19 > >...> > Il giorno 12/lug/07, > >alle ore 18:05, ANGELA ha > >scritto:> > > Se non ci fosse Fabio > >bisognerebbe inventarlo. Grazie> > > >per aver indagato sulle latitanze. La > >mia ultima> > disponibilità prima > >di partire è giovedì 19. Sarebbe> > > >meglio se qualcuno mettesse a > >disposizione una casa un> > pò più grande > >della mia. In mancanza d'altro > >ci> > arrangiamo da me.> > Stasera non ci > >sarò. Buona serata, Angela.> > > >Aspetto una vostra risposta....> > --- Fabio > ha scritto:> >> >>> >> Prima di andare in > >vacanza, > >ricordo ai cinque> >> volenterosi> >> che ancora non hanno trovato > >una > >scusa per non> >> vedersi> >> stasera che ...> >> l'appuntamento è > >verso > >le 9 al caffè savona.> >>> >> dopo il rituale drinkino la serata > > > >proseguirà con la> >> visione della> >> cassetta portata da Enrico (a > >casa > >di chi, vedremo).> >>> >> angela, ho fatto un po' di telefonate e > >ho > >scoperto> >> che Gianluca> >> è a casa dei suoi per invasione di > > > >scarafaggi,> >> mentre barbara è all'estero.> >> Ho l'impresssione che sarà difficile > > > >mettersi>> >> d'accordo per incontrarsi, ormai c'è aria di> >> vacanza.> > > > >Come già sapete ho la cassetta, ma non ho> >> mai provato> a fare > > > >duplicati. Un giorno ci proverò,> >> ma sicuramente> dopo le vacanze. Per > > > >il momento mi> >> rendo disponibile> ad invitarvi da me , anche a> >> > > > >gruppi compatibilmente ai> miei e vostri impegni.>> >> Ciaoooo Angela.> A > > > >proposito, ho notato la latitanza> >> di Alessio,> Barbara, Serena e > > > >Gianluca. Se ci siete> >> battete un> colpo.> P.S. Alessio hai esaurito > >i> > > >> colpi con la Corday???? Mi> dispiace ma non ti> >> perdono > > > >VOLTABANDIERA.....> --- Fabio> >>> > > >scritto:> > > > > eh eh, io> >> prenoterei una copia anche del filmato> > > > > >dell'anno> >> scorso ;-)> > > > dunque abbiamo per giovedì> >> >> > >enrico> > > >tiziana> > silvia> > > > per domani> >> >> paola?> > angela?> > > > veronica?> > > > > > io ci sono> >> comunque...> > > > allora oggi avevo > >un mini> >> > >speakeraggio e ho> > approfittato per passare dal> >> > >libero: ho prenotato> > > > quattro > > posti (uno è il> >> mio, ne > >avanzano tre) in quarta fila> > > >per venerdì> >> 20, se qualcuno vuole > >vedere il> > macbeth...> > > >> >>> > >Date: Tue, 10 Jul 2007 18:31:11 > >+0200> Subject:> >> >> RE: L'angolo del > >critico rompiballe ;-)> From:> > > >> >> > >> >>> >>> Ciao Cari, > > > >io giovedì non > >posso(:-(((((((...> >> ma> > posso prenotare copia del > >filmato??? > >> >> > >----------> > Initial Header -----------> > From :> > > >> " Date : Tue, 10 Jul 2007 09:14:19 > >+0000> > >Subject :> >> >> RE: L'angolo del critico rompiballe ;-)> > > > > > > >> > > >>>>>>>>> AH! ma infatti credevo anche io> >> giovedì? Io> > domani > >non ci > >sono.> > Giove o> >> >> mercole??????????????> > > > >From: >> >>> > > >Subject:> >> RE:> > L'angolo del critico > > > >rompiballe ;-)> > >Date:> >> Tue,> > 10 Jul 2007 09:09:31 +0000> > >> > > > >> > > >> >>> Voglio> > vederlo anch'io: magari oggi o domani> >> passo a> > > > > >prenotare. Qualcuno è > > >ancora> >> interessato a> > vedere la > >pièce > >quando c'è posto?>> >>>> per domani ok> > ... ma non era giovedì?> > > > >> >> > > >>>>>> CC:> > > >L'angolo>> >>> del critico > > > >rompiballe ;-)Date: Tue, 10 Jul 2007>> >>> 11:03:00 +0200To: > > > > > > > >> >>> Ieri> > ero a vedere il macbeth di d'elia...> > > > > > >>> >>>>>> Allora, il mio giudizio è che è> >> scenograficamente> > > > > >interessante, molto > >> >>> cinematografico, forse> > troppo esoterico > >+ > >horror> >> + marylin manson + dario >> > > >argento, forse> >> troppo > > > >fracassone, probabilmente> > poco> >> shakespeariano e senza > > > > >dubbio > >troppo poco> >> >> Macbeth.> > >> > >Macbeth ha una trama> >> > > >> > >incasinatissima e lui l'ha ridotto a una sorta di >>> >>>>> incubo > > > >visionario nella mente di machbeth. Un>> >>> taglio così radicale non > > > > > > >l'avevo mai visto> >> in> > nessun'opera by d'elia, nemmeno in Hamlet > >o> > > >> nella >> > > >donna del mare.> > >> > >Poi va bene> >> il tema> > > >della > >stregoneria (che qui diventa vero e> >> proprio >> > > > > >satanismo), ma la > >scena di sesso,> >> quella degli> > invasati, quella > >della > > >messa> >> > >nera sono> > esagerate...quasi fuori luogo.> > >> > > >>> >>>> > >Sull'interpretazione Sabina molto> >> brava...Corrado> > bravo > >ma...c'è una > > > >> >>> differenza tra l'essere> > folli ed essere> >> > > > >ossessionati...macbeth è > >> > >ossessionato,> >> Corrado in certe scene > >è > >Caligola che> > fa> >> macbeth.> > >> > >Voto:> > >scenografiaa e> >> > > >> > >musiche: 8 1/2> > >interpretazione: 7> >> >> >>> Adattamento del > >testo: 4> > > > >> > >Ah se facessi il>> >>> critico mi temerebbero tutti i > >registi ... > >:-P> >> >>>>>>>> Cmq...allora domani ci si vede????> > >> >> > > >>>>>>>> > >Enrico> > >> > >> > >P.S. Per Veronica: va> >> da sè> > che io > >critico ma > >l'avessi fatto io forse >> >>>>>> l'avrei ambientato nel > >futuro tipo > >guerre> >> stellari> > o nel medioevo cinese a > > >cappa e> > > >> spada, che > >ti> > credi :P???> > >> > >> > >> > >Il> >> giorno > >09/lug/07,> > alle ore > >11:53, Fabio> >> ha scritto:> > >sono> > > > tornato e da domani ci > >sono> >> sempre tranne i> > weekend!!> > >> > > > >> > >CC:> >> >> > >;> > > > > >>> > > > >>> >> > > >> > > >>> Re:> >> >> OlàààDate: > >Mon, 9 Jul > >2007 > > >11:51:05 +0200To:> >> >> > >damaarwen2@yahoo.itCiaoooo!!!> > >> > > > >Allora> >> quando> > ci > >vediamo???> > >> > >Io potrei martedì o> >> > >giovedì> > !!!> > >> > > > >Fatemi sapere...!> > >> >> >>> Enrico> > >>> > > > > >PS... chi ha già > >deciso per> >> l'anno prossimo ci> > comunichi ;)> > >> > > > >> > >> >> > > >>> Il giorno 02/lug/07,> > alle ore 19:38, Valentina> >> > >ha > >scritto:> > >> >> > >Ciao compagni,> >> >>> stavo rivedendo > >qualche > >scena> > dello spettacolo> >> dalla videocamera e, presa > >> > > > > > >dall'entusiasmo,> >> mi son chiesta: l'anno prossimo> > che farete? Vi> > > > > >> iscriverete > > >ancora?? Con chi? Ho> > guardato il> >> terzo anno e > > > >le iscrizioni con la Bonomi> > > >> >>> sono chiuse...ci sarebbero > >ancora > >Sabina, la> >> >> Catullo e la Servidio...BOH!!! > > >E un > >secondo> >> >> > >anno intensivo??? RIBOHHHH!!> > >Per la serata del>> >>> > >ritrovo io martedì > >10 ho la cena con i colleghi e> >> il> > 12 è > > >il > >mio compleanno (cena > >in un posto> >> a> > sorpresa mi han detto...), per > >il > > >resto> >> ci> > > >sono! Baci a tutti Vally Paola > >> >> > > > > >ha scritto:> >> >> >>> sarei venuta ma > >mi sono mossa tardi e non ci > >sono>> >>> piu posti.......so che > > > > >silvia va... baci> >> ditemi> > > >com'è poi> > >> > >> > > > >> >>> > >>lunedì sera sono > >a> >> vedere> > > > >Macbeth al libero...chi viene???> > > >> >>>>>> bye>> > > > > >> > >E> > >> > >> > >Il giorno> >> 02/lug/07, > >alle> > ore 10:18, ha> >> scritto:> > >Ah> > ok....non > >avevo capito...allora> >> > >potremmo fare magari> > lune o marte ...poi > > > > >io> >> forse vado al mare> > > > qualche gg!! beh teniamoci> >> > >aggiornati> > >> > >> >> > >CC:> >> > > >> > La tua mail nel 2010? Creane una > >che > >ti segua per la vita con la > > > >Appelez vos amis de PC à PC -- C'EST GRATUIT> > >

giovedì 28 giugno 2007

BlogCronaca 27 giugno 2007

Ancora difficile parlare dello spettacolo dopo solo 24 ore. Ricordo il senso di vuoto il mattino, poi lo smarrimento nel pomeriggio con gli errori, ripetuti, durante le prove. Le luci nuove da gestire, i centri da rispettare, la maestra che si dispera, il camerino affollato e angusto, il trucco, i cinque minuti al buio, l'ultima pipì nello stesso vaso dove i fluidi deve aver versato un certo Corrado D'Elia e tanti altri; Coulmier che raccontava con distacco aneddoti da vecchio lupo del palcoscenico... Poi in scena la nostra performance, che si snocciola in pochi minuti (no, era un'ora e quaranta), i saluti, l'addio alla maestra (o sarà un arrivederci?), i complimenti di Amedeo, i conversari con amici-parenti-colleghi in coda, il dopo teatro misto e il trasporto dei pallet nella notte, ma forse qualcuno si ricorda altro...

lunedì 11 giugno 2007

lunedì 14 maggio 2007

Nuove track on line

Vi ricordate che in fondo alla pièce c'è il cosiddetto rap di Napoleone?
Qualcuno si è preso la briga di comporre un accompagnamento, e anche di cantarci sopra.
Che aspetti? clicca qui sotto:
Versione liscia
Versione vox
Per me è irresisitibile...

giovedì 10 maggio 2007

BlogCronaca: Lezione 9 maggio 2007

Lezione un po' legnosa ma nel complesso positiva, anche se afflitta dalle assenze di Alessio, Angela e Federico. "Montate" le scene IX e X. Ora abbiamo una crestina e un vestito blu per la mia infermiera, più un siringone per il dottore e due maschere per chi le vuole, tanto io non me la devo mettere (sigh). Di rilievo un Roux trascinatore e ortogonale, le scena della flagellazione (ripetutata per bene tre volte) e il canto di Simonne. Da Paola spunti della sua esperienza spagnola, in cui i matti sembrano effettivamente matti e Sade è interpretato da "un bel figo" (ri-sigh). Per la prossima volta studiare le scene XI e XII: l'obiettivo è poi ripartire dall'inizio per un ripasso. Non ci sarò: assente per convention, e vi penserò tutt* con languore. Sabato declamerò solingo sulla spiaggia al chiaro di luna, lasciando che i colleghi sfoghino alla disco del resort tutta la fatica e la tensione di tre giorni nine-to-midnight. Come l'anno scorso, del resto.

giovedì 3 maggio 2007

BlogCronaca - lezione 2 maggio 2007

Dopo un inizio quasi disperato per le assenze, Sabina ritrova il sorriso: "vorrei lavorare così". Complici forse i ranghi ridotti, rinforzati con un paio di arrivi decisivi, dopo un breve riscaldamento vocale si passa al montaggio delle scene VI, VII, VII. E si procede abbastanza spediti, anche perché le parti degli assenti, recitate da Sabina, filano ovviamente lisce. C'è tempo anche per ricominciarae daccapo, partendo dalla scena III per arrivare alla VI. Lunghi dialoghi tra Marat e Sade, cammeo della morte e apparizione dell'orante al diavolo completano le apparizioni. Tra i canti, provati l'omaggio a Marat, il girotondo e le due variazioni "Dove troviam la grana" e "Trincano i deputati". Nel dopo teatro grandi progetti: Altamura Express per il matrimonio di Angela e weekend del mastro ghigliottinaio (un saper fare ormai quasi dimenticato) a casa di Veronica.

martedì 27 marzo 2007

Sono uscite le parti

PERSONAGGI INTERPRETI

COULMIER FEDERICO
MARAT ENRICO
SIMONNE VERONICA
SADE FABIO
INFERMIERA PERSONALE DI SADE SILVIA
IV STATO 1 ANGELA
IV STATO 2 TIZIANA
IV STATO 3 VALENTINA
IV STATO 4 MANUELA
ROUX GIANLUCA
SUORA SERENA
DOTTORE BARBARA
CORDAY PAOLA
DUPERRET ALESSIO

Cosa ne pensate?

domenica 25 marzo 2007

domenica 18 marzo 2007

On line i recordings della lezione del 7 marzo

Registrate, digitalizzate, convertite in MP3 e pubblicate on line su uno spazio Web compiacente: sono le nostre canzoni della settimana scorsa.
Download now!

sabato 17 marzo 2007

BlogCronaca - Lezione n. 21, 14 marzo 2007

Impera ancora il canto in questa ultima lezione prima della pausa prometeica. Canzone dei buchi, Canzone dei beni sequestrati, Girotondo, Io sono un buon francese, Canzone del povero Marat perseguitato, di cui viene anche ripresa la seconda parte su un motivo che non conosco e che prego i lettori di volermi ricordare. Infine il rap dell'ascesa di Napoleone, che viene semplicemente letto/recitato. Intenso il girotondo che proviamo e riproviamo in movimento, persino con alcuni colleghi dell'altro corso che si prestano a far da pubblico. Il girotondo impegna anche fisicamente e nei giorni successivi scopro con piacere dolorini alle spalle e al collo derivanti probabilmente dall'impegno nel canto e nella gestualità del girotondo. Ormai questa parte è abbastanza definita: ognuno sta per i fatti suoi, ma quando parte al musica tutti insieme in cerchio caciarosamente; quindi si segue Carlotta nei suoi acquisti affilati e si descrivono le sue mosse senza perdere di vista il pubblico. Dopo il "guarda sotto gli scialli" il girotondo riprende fino a diventare demenziale e caotico nell'ultima parte per poi essere interrotto dal fischio del sorvegliante. Nella canzone del povero Marat, divertente la fase in cui si cerca la tonalità per la parte di Simonne utilizzando una tastiera Yamaha suonata da Enrico: è un la minore. Le parti saranno assegnate via e-mail da Sabina durante il periodo di latenza: a questo punto avrei preferito la busta chiusa. Non manca un'anticipazione: Gianluca sarà Roux. Dopo il teatro la temperatura mite suggerisce di sedersi all'aperto per un ultimo bicchiere prima di congedarsi.

sabato 10 marzo 2007

BlogCronaca - Lezione n. 20, 7 marzo 2007

Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae...
canto del quarto stato, trinkano i deputati, girotondo, che succede, povero marat.

domenica 4 marzo 2007

BlogCronaca - Lezione n. 19, 28 febbraio 2007

Tutti presenti alla lezione n. 19, o almeno tutti quelli rimasti. Siamo all'ingresso del Marat-Sade, e ci si entra cantando, con tre corali su musiche di Kusturica. La canzone del quarto stato, una sua variante e un girotondo. Da cantare e ricantare per la scena.

domenica 25 febbraio 2007

BlogCronaca - Lezione n. 18, 21 febbraio 2007

Pochi volenterosi a lezione, un poco distratti dalle dimissioni del governo, con la notizia che arriva via SMS. Saluto al sole con rigore. Poi ciclo completo di mmm-eggiamenti. Quale sarà il saggio? Sarà Marat-Sade: la maestra è serena e non mostra più il tormento della volta passata. Le ragioni? Persi i due aiuti del corso di regia, preferisce uno schema più conosciuto, una pièce già rappresentata con un secondo anno. Più certezze, quindi e meno spazio all'indeterminazione dei personaggi.
Quindi sudore in aula, e ci voleva: una breve danza intorno alla ghigliottina. Il quarto stato inanella carole intorno al patibolo. Si prova qualche gesto: pugni alzati, bandiere agitate, girotondo. Noi reticenti, tranne Angela, che come al solito si butta di più.
Cambio: bordate di insulti a squadre: partito rosso contro partito blu. Scambi di accuse ed insulti: fatevi sentire, gridate. Si provano così due o tre cicli di insolenze. Manuel si ingola, ha le lacrime agli occhi: questo testo richiederebbe un approfondimento tecnico sul gridato, poi cambio.
Canzone del quarto stato: prova di canto su musica del film di Kusturica Gatto nero gatto bianco. Canzone non facilissima nonostante le apparenze: appoggiarsi ai binari aiuta a renderla più convincente, così come rivolgersi ad altri interlocutori in scena, come i compagni di lotta, Marat o i ricchi borghesi.

Canzone del quarto stato
Dove troviam la grana
Dove troviam la grinta
Se non abbiam che buchi
Buchi buchi buchi

Buchi per casa, buchi
E nella pancia, buchi
E nei vestiti, buchi
Buchi buchi buchi

Dopo la pausa si riprende la lettura della pièce di Weiss, commentata e interpretata ancora di più.
Per compito, continuare a leggere, con un lavoro di ricerca storico culturale sull'epoca e sui dettagli (anche dell'abbigliamento) citati nel testo.
Personalmente la scelta per il Marat-Sade mi trova d'accordo e ribadisco il mio schieramento marasadico. Con questa pièce siamo meno preda dell'ovvio, siamo più autonomi, proprio perché i personaggi sono definiti da uno schema fisso, che si presta a molte letture, sì, ma senza compiacimenti drammatici. Siamo restituiti alla superficie dell'interpretazione, al compito di restituire un monumento, senza il peso del dover esibire una nostra verità improbabile. Non che il lavoro sull'Amleto non mi piacesse, ma mi sembrava molto distante dall'obiettivo di una rappresentazione, a cui le poche improvvisazioni marasadiane dell'ultima lezione mi hanno fatto sentire invece già più vicino. Insomma, perisno i binari mi sembrano più a loro agio nel manicomio del diciottesimo secolo, rispetto alla reggia di Elsinore. E voi? Che ne pensate?

domenica 18 febbraio 2007

BlogCronaca - Lezione n. 17, 14 febbraio 2007

Dopo la lezione scontrosa della volta scorsa eccoci di nuovo alla lettura. Solo che questa volta siamo più coinvolti: anche la maestra entra, spiega, commenta, corregge. Si legge il Marat-Sade e lo si legge tutto d'un fiato. E questa volta pare quasi naturale che lo si legga in classe: il primo approccio a un nuovo testo. Dopo la lezione, Mai dire bar. Il giorno dopo qualcuno ringrazia perché ha ritrovato l'entusiasmo. Strano, perché comunque la lezione si è conclusa con una decisione non presa in merito al saggio. Catturati dalla lettura fino alle undici e un quarto, è la ragazza del Libero a cacciarci fuori, e dopo indugiamo ancora in cortile con la maestra, a contare voti e deleghe degli assenti, in un clima quasi da riunione condominiale. Mi schiero per il Marat-Sade, insieme a un gruppo che si allarga sorprendentemente fino a eguagliare gli amletici. La maestra lascia intendere che Weiss potrebbe rivelarsi per lei una soluzione più facile, perché è uno spettacolo che ha già messo in scena con un secondo anno. Si avverte, però, soprattutto da parte di chi più aveva dato nell'Amleto, una certa riluttanza a salire sul carro degli internati.
Termina la lezione così, nell'incertezza, mancando due corsisti (o forse sarebbe meglio dire artisti) che non si sono espressi, anche se c'è chi, dopo aver seguito la maestra fino a casa, dice di conoscere la sua scelta finale.

domenica 11 febbraio 2007

Idee da salvare

“Tranquilli, questo lavoro è inguardabile, ma ci serve a trovare delle soluzioni, a provare delle idee per salvarne alcune.” Thanks to Alessio the roman, di seguito quello che si è appuntato nelle ultime due lezioni su quanto si poteva salvare.

Atto III
  • Discussione sulla poetica dell’Amleto
  • Silvia dice “C’è del marcio in Danimarca”
  • Silvia corregge pronuncia inglese
  • Paola tiene contabilità dei nomi
  • Silvia dà oggetto ad Amleto prima di cominciare il monologo
  • Paola dice “il dubbio amletico”
  • Alessio lo sguardo durante il monologo
  • Enrico ed Alessio, questo è Amleto e parla del flauto
Atto IV
  • Morto al centro trascinato
  • Valentina che suona il flauto per annunciare la morte
  • Alessio abbraccia Valentina impersonando Laerte
  • Tiziana, la canzone tienila più a lungo
  • Angela lancia freccette
  • Angela subentra dopo monologo Manuela scatenando dibattito su Amleto
  • Veronica impersona Claudio sul finale e parla a Laerte

BlogCronaca - Lezione n. 16, 7 febbraio 2007

Addio magia non colta del 31 gennaio. La lezione del 7 febbraio si apre a muso duro, con la maestra all'offensiva sul tema disciplina, presenza, serietà. Marat-Sade? E che è? Era la pièce da leggere. Pochissimi l'hanno almeno sfogliata. Il saluto al sole sembra quasi una punizione corporale. Nel mmm-mmm la maestra limita le indicazioni al minimo e nelle andate e ritorno qualcuno sbaglia esercizio, facendo miii al posto di muuu e viceversa.

Qui c'è un saggio da preparare, come si fa a lavorare con un gruppo di cui non si conoscono gli effettivi? Se non si forma una squadra si finirà col fare una bella serie di monologhi e buonanotte.

Siamo un branco di sciamannati ubriaconi e chiacchieroni, in assemblea permanente, sempre occupati a farsi gli affari propri, pronti a sindacare sul castigo, ma non sul delitto. Si prosegue con il lavoro sul quarto atto. Parlano i binari, che come al solito preferiscono litigare tra loro e fare il tifo per i personaggi anziché raccontare una storia, mentre pochi sono quelli che entrano in scena. Angela tira fuori le freccette, Alessio mi trascina cadavere e dà l'attacco a Tiziana, mentre Valentina passa flautata; Enrico puntualizza e Manuela rimarca, mentre Veronica chiude impersonando il re Claudio nell'atto di tramare con un Laerte assente. Dopo la fine del quarto atto, atmosfera più distesa e positiva, si lavora sulla morte di Ofelia con variazioni a cura di Silvia, Barbara, Tiziana, Paola. Tutti partecipano in vario modo facendo i salici, il fiume, la morte, i fiori. Silvia è più estatica e contemplativa, Barbara trasmette una certa angoscia quando cerca di scappare mentre Gianluca la trattiene per le caviglie, anche Tiziana passa dall'idillio alla fuga ansimante, per poi crollare con il ramo caduto ed essere portata via a spalla; Paola, partita molto immobile e punzecchiata da Alessio, in punto di morte fa sentire un canto incorporeo di grande vibrazione. Game over. Per la prossima volta V atto e Marat-Sade: chi non c'è non ci sarà.

sabato 10 febbraio 2007

Calendario corso: avvisi

Prometeo, vi dice niente? E' uno spettacolo di Amedeo a cui lavora anche Sabina. Per questo non ci sarà lezione:
  • il 21 marzo
  • il 28 marzo
  • il 4 aprile
Recupero il 31 marzo (sabato), dalle 11 alle 17.

Cartellino Giallo

Basta assenze, basta non fare i compiti.
La maestra chiede disciplina e spirito di corpo.
Chi non viene a lezione deve avvisare.
Chi non viene da molto deve comunicare formalmente l'eventuale rinuncia.
Per i disobbedienti l'interdizione al saggio.
Per la prossima volta, per l'ultima volta: preparare Amleto V Atto e leggere il Marat-Sade.
Mercoledì prossimo si decide che pièce fare: "chi non c'è non ci sarà."

giovedì 1 febbraio 2007

lezione 31 gennaio 2007- prati e nasi

Arrivo tardi e ascolto appoggiata al muro di confine dentro-fuori i mmmmmeggiamenti del gruppo, armonicissimi finchè i due maschietti reggono la nota. Bello, ma il mal di testa non passa. Veloci al compito, ripassare il terzo atto e raccontarlo al pubblico-maestra. Partiamo benissimo, la trama si svela, il dibattito non si annacqua con tentennamenti, facciamo tutti il possibile e Paola dalla sua isola verde ci guarda e ci dice"che vita triste la vostra", in effetti si incrociano destini infelici: pazzi zoppi, intriganti e sperdute figure, trattenute e cattive signore, nasi torturati tanto da diventare rossi. Procediamo come sul crinale di una montagna un po' attenti a non fare passi falsi ma un po' più "dentro".
Paola riassume in numeri il terzo atto e finiamo lì dopo aver parlato della verità, del vero Amleto, dei genitori tirannici. La maestra dice "era bello" ma è come chiedesse se a noi è piaciuto, poi ci legge i suoi commenti.
Silvia sarà colei che ci riporterà tutti ad una lettura poetica dell'amleto, Valentina sarà lo spettro dei pensieri di tutti, buia e luminosa giuzzante come una luce improvvisa, Tiziana farà tesoro degli oggetti ed Enrico puntualizzerà i passaggi nevralgici del testo, così via via un po' per tutti, dispensando più che consigli appligli per fare del personaggio qualcosa di più che una bambola. A me resta un amleto bulimico e un polonio che crea magici accostamenti di sapore, la testa scoppia. il consiglio è trovare un feticcio la coperta di Linus che ci renda vulnerabili e schiettamente umani.
Gli ultimi venti minuti li passo di nuovo da spettatrice trincerata dietro una fila di sedie a godermi quella che da subito è la sigla del notro amleto: i cccp con un ritmo tormentante, soprattutto per l'emicrania, su cui Manuela si depila(eccezionale!!!!), Enrico sistema l'aula, Paola fa di conto e tutti sembrano così calati nel ruolo che sembra di stare a teatro. Per mercoledì il 4° atto e il Marat-Sade... anche se ormai a questo Amleto bulimico un po' siamo affezionati.

giovedì 25 gennaio 2007

BlogCronaca - Lezione n. 14, 24 gennaio 2007

Sono quasi le nove quando arrivo in aula, ancora palpitante per una giornata ad alta tensione, tanto che per un bel tratto me ne resto in disparte, incapace di cambiare mood e di entrare tra le quattro pareti della scena. Lavorano sul teatro di narrazione, con un elemento in più rispetto alla volta scorsa. I binari narrano in quanto binari, e possono anche entrare in contraddittorio. Quando se ne presenta l’occasione un monologante fa il suo pezzo, se il luogo lo consente. Infine chi vuole entra in scena, smette i panni del binario e improvvisa quello che si ricorda, accompagnato se ha fortuna da altri improvvisanti. Su questo varie interruzioni e richieste di spiegazioni, tanto che anche la maestra, dopo quasi un’ora di assemblea, veste i panni di Yoda: “basta parlare, ora fare”. Beh non ha detto proprio così, ma il senso era quello. Sulle singole improvvisazioni la maestra offre in dono anche consigli molto specifici su piccoli gesti da tenere in memoria e da usare opportunamente. Provo il “giurate” dell’oltretomba, poi mi cimento con Guildestern, insieme al Rosenkrantz-Gianluca e all’Amleto-Paola. Si potrebbe fare molto di più perché qualcosa inizia a sciogliersi, anche tra noi, ma il tempo è finito e la memoria dei due atti che avremmo dovuto sapere è labile. Per la prossima volta terzo e quarto atto. È ora di buttarsi, anche sapendo che ogni presa di coraggio sarà probabilmente vincolante per il futuro: se ti cimenti in un dialogo è probabile che ti resterà addosso, perché nulla avviene mai per caso, ma guai ad aspettare ancora.

venerdì 19 gennaio 2007

Amleto, le parti in ordine


- Tobia: Orazio - "Provo io. Almeno a dar voce ai sussurri... " e "Polvere che turba l'occhio della mente..." (Atto I, Scena 1)
- Angela: Polonio - "Lo so io come si fa presto..." (Atto I, Scena 3)
- Enrico: Amleto - "Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio..." (Atto I, Scena 5)
- Elena: Ofelia a Polonio (Atto I, Scena 3 e Atto II, Scena 1)
- Valentina: Spettro - "Si, quella bestia. Lui, adultero e incestuoso". (Atto I, Scena 5)
- Barbara: Amleto - "Amici miei eccovi, ben arrivati..."(Atto II, Scena 2)
- Veronica: Amleto - "Essere o non essere..." (Atto III, Scena 1)
- Silvia: Ofelia - "Come si è distrutta questa anima così grande" (Atto III, Scena 1)
- Serena: Attore Re – “Ebbene io credo che tu sia sincera…” (Atto III, Scena 2)
- Gianluca: Rosencrantz – “Ogni vivente ha il dovere…” (Atto III, Scena 3)
- Alessio: Amleto - "Delirio? Il polso batte regolare..." (Atto III, Scena 4)
- Fabio: Re - "Ho mandato a cercare lui e a trovare il corpo..." + "E tu Inghilterra..." (Atto IV, Scena 3)
- Federico
- Tiziana: Ofelia - "Nella bara a viso nudo quella gente ti portò" (Atto IV - Scena 4)
- Manuela: Amleto, "Dovunque io capiti ogni cosa..." (Atto IV, Scena 4)
- Matteo
- Paola: Re – “L’amore nasce dalla passione…” (Atto IV, Scena 7)
Per eventuali vertenze tra i candidati è competente il foro di Helsinor.

BlogCronaca - Lezione n. 13, 17 gennaio 2007


Non poteva iniziare che con il saluto al sole la seconda lezione del 2007, e continuare con esercizi di riscaldamento vocale secondo una prassi consolidata che prevede due giri di mimémèmamòmomù, due di miéèaòou e due di muoòaèéi, più 4 cambi di nota. Al termine deambulazione per l’aula a passo sincronizzato per recuperare memoria. Quindi Amleto, con Gianluca, Manuela, Silvia, Paola, Serena. I cinque beneficiano di un ampio commento da parte della maestra, a cui Gianluca, con un poco di flatterie, strappa una definizione di teatro come “equazione matematica a più incognite”. Da ciò si passa gradualmente a un fitto confronto sul lavoro che ci aspetta nel meticciato del testo amletico con i nostri personaggi, che d’ora in avanti chiameremo “binari” per distinguerli dai personaggi veri e propri del dramma shakespeariano. Quasi tutti fanno domande e si fa un gran parlare, sembra una assemblea permanente. Molti insistono sulla relazione complessa tra binari e personaggi. Binari scelti con superficialità in cui instradare personaggi grandi come giganti. In questa contraddizione da abitare “vale tutto”, purché li si vesta, li si distorca, li si viva anche con il necessario distacco, dato che l’attore non deve necessariamente immedesimarsi: non con il personaggio, né tanto meno con il binario. Si rivela il gusto di Sabina per il multistrato (o millepiani, come avrebbero detto Deleuze e Guattari), le connotazioni a grappolo, la mise en abime, il teatro nel teatro: “compito dei binari è attraversare l’Amleto”.
Ma c’è un’alternativa al “semplice” lavoro sull’Amleto, con quanto di scontato può esserci in un testo così noto. È il “Marat-Sade” (ecco come si scrive “marasàd”), altro gioco di teatro nel teatro ambientato da Peter Weiss nella Francia rivoluzionaria. In un carcere-manicomio il marchese De Sade (quello della filosofia nel boudoir, proprio lui) si improvvisa regista e mette in scena i contrasti tra giacobini e girondini utilizzando detenuti, matti e altro materiale umano drop-out che il grande internamento rende disponibile. Meno libertà in questo secondo testo, nel quale le parti sarebbero più rigide e geometricamente distribuite: cominciamo a leggerlo, poi si vedrà. Enrico spezza una lancia in favore di questo secondo testo non apprezzando per esperienza personale il genere metateatrale, ma la maestra fa capire che forse il lavoro sull’Amleto sarebbe più semplice.
Per finire un lavoro nuovo: teatro di narrazione sul primo atto dell’Amleto. Tutti insieme vestendo i personaggi bisogna raccontare il primo atto con un certo coinvolgimento, alternandosi alla parola e lanciando quanti in quell’atto avevano preparato un monologo, come per esempio Angela-Polonia, di cui è apprezzato lo slancio. Compito per la prossima volta: leggere primo e secondo atto per farne esercizio di teatro di narrazione, cercare il Marat-Sade nell’edizione Einaudi – Collezione di teatro: La Persecuzione e l'assassinio di Jean-Paul Marat. Agli ultimi assenti il compito di preparare il monologo: Federico, Tobia, Matteo ed Enrico, che ripete con nuova selezione.

lunedì 15 gennaio 2007

BlogCronaca - Lezione n. 12, 10 gennaio 2007

La ripresa. L’attesa. Le e-mail. E poi la scelta, lo studio, la ripetizione. Si fa sospirare il dieci gennaio, giorno della prima lezione 2007. Di mezzo c’è l’Amleto e quel compito così atteso: scegliere un monologo e prepararlo. Una buona metà fanno la loro scelta e la pubblicano (vedi sotto). Poi Alessio vuole inscenare qualcosa, e dopo una raffica di messaggi decidono di trovarsi un’ora prima per provare. Arrivo a cose fatte, la lezione prende avvio alla maniera solita: saluto al sole e poi qualche esercizio che ci fa bene ripetere: camminare all’unisono, a diverse velocità, accompagnando la camminata con un gesto contagioso, che cambia e si diffonde. Poi usare questo movimento per ripetere il monologo a bassa voce, vestendo il personaggio. “Maestra avevamo preparato una cosa, ce la fai fare?” Per un istante sembra un no, poi ci ripensa. Cinque minuti per prepararsi, mettersi d’accordo. Parte Barbara, poi la sequenza non la ricordo bene: credo Enrico, Alessio, Elena Angela e poi Veronica con la sua torta e il portafrutta di Villeroy et Bosch, che Angela vorrebbe come bomboniera (che budget!), Valentina, Tiziana e infine chi scrive. Qualche smorfia di disappunto, ma anche alcuni sorrisini sul volto della maestra, incuriosita da una trovata, un gesto, un dettaglio finalmente non inautentico: un millefoglie che non sa di stantìo, un citofono suonato in modo sincero, un braccio preso con un velo di verità. Dopo la sequenza ci si trova a commentare insieme il livello di teatralità dell’ensemble, ancora primigenio e abbozzato, ma comunque meritevole di ulteriore studio e approfondimento e si fa strada l’idea che l’Amleto sarà il terreno da dissodare per il saggio finale. Si tratta di trovare un artificio drammaturgico, un format, una soluzione per non dover portare in scena il dramma tel quel ma una sua derivazione, un punto di vista specifico. L’importante è che funzioni, che sia semplice e di impatto, come la comitiva che scende dall’autobus in Jesus Christ Superstar, per giustificare un “teatro nel teatro”. La spina nella carne? I maledetti personaggi, presi per la strada o nei corridoi degli uffici e che ora sono una condanna da scontare fino a giugno. Bisognerà imparare a convivere con questi poveri mostri, possibilmente cambiandoli, perché, come dice la maestra: “non faccio mai nulla senza prenderlo seriamente”. Non per niente la lezione si chiude con la lettura oratoriana di altre pagine dell’Amleto. Per la prossima volta? Continuare, a cominciare da chi non c’era e da chi non ha scelto.