
Si parte con gli esercizi vocali, da imparare e ripetere tutti i giorni. In primo luogo la respirazione, il quadrato della respirazione, in quattro tempi ripetuti. In piedi, gambe appena divaricate, ginocchia leggermente flesse, come per saltare. Inspirare contando lentamente fino a quattro. Trattenere, contando sempre fino a quattro, espirare, sempre in quattro, e restare vuoti, fino a quattro. Tutto rigorosamente cominciando con la pancia: per inspirare si gonfia la pancia, per espirare si contraggono gli addominali, che hanno il compito di assecondare lo spostamento del diaframma.
Controllo della voce: inspirare, emettere fiato e poi convertirlo in voce, in modo appena udibile, e quindi tornare in emissione afona, sempre sullo stesso fiato. Prima sulle singole vocali, poi su una sequenza di a-e-i-o-u. Importante è cominciare e finire senza voce, gestendo accuratamente il passaggio in emissione.
Si passa alla gestione di tono e volume: sempre su una vocale, si cambia prima il volume e poi il tono, alternativamente, con l'accuratezza di non interferire tra tono e volume: la maestra accompagna con il movimento delle mani, ma presto ci si accorge che è difficile alzare il tono senza far seguire il volume, e viceversa.
I registri: voce di pancia, di petto, di mento, naso e testa: interessante il mento: bisogna bloccare la mascella inferiore e cercare di parlare con la parte superiore, il che obbliga ad accentuare la mimica. Sempre sugli sbalzi di tono e di volume parte un vocalizzo jazzante e “in levare” che comincia con và-vù-và... per finire su note acute, e che bisognerebbe imparare anche lui.
Altro esempio: l'urlo del cavaliere medievale dall'ingolato al disteso u-a-o-u-a. In questo attenzione a non avere tensione nel collo, spia di una emissione vocale non corretta, che affatica le corde vocali e la gola. In caso di tensione rilassarsi con un esercizio sui bicordi: bisogna emettere il rumore di un “ciao” lasciato acceso (in alternativa può andare bene anche un piccolo fuoribordo, un 20 cavalli, direi).
A completamento una nuova escursione tra bassi e alti sulle note di una filastrocca del papà di Gaia (chi mi aiuta a ricostruirla?).
È la volta del diaframma, da allenare con esercizi di belly dancing: bordate di riso, cane ansimante e un'altra imitazione che non ricordo. In alternativa i-i-i-i-i da opera barocca.
Dopo l'intervallo una lettura da La bisbetica domata di Shakespeare, con un interessante lavoro sulle intenzioni e il non detto. Si tratta del dialogo tra Caterina e Petruccio, un autentico incontro/scontro in punta di fioretto, che va reso restituendo le tensioni tra i due che si punzecchiano e si piacciono sempre di più. Da imparare a memoria per la prossima volta, fino a... aiutatemi!
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