martedì 6 novembre 2007

BlogCronaca 5 novembre 2007


Emozioni che ti attraversano come vento forte e d’alta quota, confronti, spinte e controspinte, radiazioni di forza che si incrociano. Gaia è maestra nel condurre intensamente il lavoro sul corpo e sulla voce. Ma come era cominciato tutto? Dal quadrato della respirazione, quello ormai è chiaro: 4*(4+4+4+4). Quindi l’emissione controllata di voci sul fiato, a-e-i-o-u, prima da sole e quindi tutte insieme su un unico fiato.
Per rilassare la gola il grido del cavaliere uaoa, prima ingolato e poi disteso a bocca spalancata. Diaframma: ha-ha-ha-ha, cagnolino, ahahahah fino a che fa male. Articolazione vocalica: supercalifragilistichespiralidoso, otorinolaringoiatra e un terzo che mi suggerisce Cristina: paleoarcheologo. Quindi scala indiana, su e giù di un semitono alla volta, appoggiandosi al diaframma per accompagnare il cambio (anche questo da Ambra, come il va vu va dell’altra volta). Ma per completare: sa-re-ga-ma-pa-da-ni-sa prima sale poi scende, tra da e ni si sale in falsetto e il primo sa è nasale. Passaggi di tono e volume su emissione vocalica, con soddisfazione della maestra. A prima risale la scansione con tutta la faccia e il cuoio cappelluto che tira le sette vocali toniche aèéiòóu. Infine passaggio di timbro falsetto-di testa- nasale-di mento su questi versi:


Domani, domani e domani
Striscia a piccoli passi
Di giorno in giorno
Fino all’ultima sillaba del tempo prescritto.

È la volta del corpo-mantice che si alza e si inarca in alto e in acuto per poi abbassarsi e ingobbirsi sui toni più bassi. Spaventato da questo esercizio lo affronto per ultimo (sì perché dopo il collettivo tocca a ciascuno ripeterlo da solo). Problemi sui toni alti e ricchezza su quelli bassi per me. Ecco le battute che lo accompagnano:



Spegniti spegniti breve candela
La vita non è che un’ombra in cammino
Un povero attore che si agita e si pavoneggia sul palcoscenico per un'ora
E del quale poi nessuno ricorda più nulla.


Su queste note comincia a frangersi il blocco che mi stava prendendo e dopo l’intervallo si riprende il lavoro sul testo, non senza un lavoro preliminare ancora sul corpo. Schiena contro schiena con il/la compagno/a: prima trovare un respiro comune a suon di musica e poi dare corpo alla voce che nella canzone canta. Non alla musica, alla voce. Quindi la relazione si sposta di fronte: a baricentri uniti da un filo invisibile ci si attrae e ci si respinge, parte una danza (nel mio caso con Elisa-Meg) del darsi e del ritrarsi, dell’avanzare e dell’indietreggiare. Non priva di piccoli imbarazzi e faticosa, a giudicare dal fiatone che mi scopro d’avere alla fine. Eppure questo gioco di spinte e controspinte diventa centrale nel dialogo di Petruccio e Caterina, provato da tre coppie. Dopo una prima a vuoto partiamo convinti. La maestra riprende, commenta, fa ripetere. C’è tempo per un’altra coppia… sono le undici. Morale? "La vita è suggerimento" (courtesy by Cristina).

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