lunedì 15 gennaio 2007
BlogCronaca - Lezione n. 12, 10 gennaio 2007
La ripresa. L’attesa. Le e-mail. E poi la scelta, lo studio, la ripetizione. Si fa sospirare il dieci gennaio, giorno della prima lezione 2007. Di mezzo c’è l’Amleto e quel compito così atteso: scegliere un monologo e prepararlo. Una buona metà fanno la loro scelta e la pubblicano (vedi sotto). Poi Alessio vuole inscenare qualcosa, e dopo una raffica di messaggi decidono di trovarsi un’ora prima per provare. Arrivo a cose fatte, la lezione prende avvio alla maniera solita: saluto al sole e poi qualche esercizio che ci fa bene ripetere: camminare all’unisono, a diverse velocità, accompagnando la camminata con un gesto contagioso, che cambia e si diffonde. Poi usare questo movimento per ripetere il monologo a bassa voce, vestendo il personaggio. “Maestra avevamo preparato una cosa, ce la fai fare?” Per un istante sembra un no, poi ci ripensa. Cinque minuti per prepararsi, mettersi d’accordo. Parte Barbara, poi la sequenza non la ricordo bene: credo Enrico, Alessio, Elena Angela e poi Veronica con la sua torta e il portafrutta di Villeroy et Bosch, che Angela vorrebbe come bomboniera (che budget!), Valentina, Tiziana e infine chi scrive. Qualche smorfia di disappunto, ma anche alcuni sorrisini sul volto della maestra, incuriosita da una trovata, un gesto, un dettaglio finalmente non inautentico: un millefoglie che non sa di stantìo, un citofono suonato in modo sincero, un braccio preso con un velo di verità. Dopo la sequenza ci si trova a commentare insieme il livello di teatralità dell’ensemble, ancora primigenio e abbozzato, ma comunque meritevole di ulteriore studio e approfondimento e si fa strada l’idea che l’Amleto sarà il terreno da dissodare per il saggio finale. Si tratta di trovare un artificio drammaturgico, un format, una soluzione per non dover portare in scena il dramma tel quel ma una sua derivazione, un punto di vista specifico. L’importante è che funzioni, che sia semplice e di impatto, come la comitiva che scende dall’autobus in Jesus Christ Superstar, per giustificare un “teatro nel teatro”. La spina nella carne? I maledetti personaggi, presi per la strada o nei corridoi degli uffici e che ora sono una condanna da scontare fino a giugno. Bisognerà imparare a convivere con questi poveri mostri, possibilmente cambiandoli, perché, come dice la maestra: “non faccio mai nulla senza prenderlo seriamente”. Non per niente la lezione si chiude con la lettura oratoriana di altre pagine dell’Amleto. Per la prossima volta? Continuare, a cominciare da chi non c’era e da chi non ha scelto.
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1 commento:
Ciao!
devo dirtelo anche se non è che mi appartenga proprio l'adulazione. Ogni tanto mi piace molto come scrivi.
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