venerdì 19 gennaio 2007

BlogCronaca - Lezione n. 13, 17 gennaio 2007


Non poteva iniziare che con il saluto al sole la seconda lezione del 2007, e continuare con esercizi di riscaldamento vocale secondo una prassi consolidata che prevede due giri di mimémèmamòmomù, due di miéèaòou e due di muoòaèéi, più 4 cambi di nota. Al termine deambulazione per l’aula a passo sincronizzato per recuperare memoria. Quindi Amleto, con Gianluca, Manuela, Silvia, Paola, Serena. I cinque beneficiano di un ampio commento da parte della maestra, a cui Gianluca, con un poco di flatterie, strappa una definizione di teatro come “equazione matematica a più incognite”. Da ciò si passa gradualmente a un fitto confronto sul lavoro che ci aspetta nel meticciato del testo amletico con i nostri personaggi, che d’ora in avanti chiameremo “binari” per distinguerli dai personaggi veri e propri del dramma shakespeariano. Quasi tutti fanno domande e si fa un gran parlare, sembra una assemblea permanente. Molti insistono sulla relazione complessa tra binari e personaggi. Binari scelti con superficialità in cui instradare personaggi grandi come giganti. In questa contraddizione da abitare “vale tutto”, purché li si vesta, li si distorca, li si viva anche con il necessario distacco, dato che l’attore non deve necessariamente immedesimarsi: non con il personaggio, né tanto meno con il binario. Si rivela il gusto di Sabina per il multistrato (o millepiani, come avrebbero detto Deleuze e Guattari), le connotazioni a grappolo, la mise en abime, il teatro nel teatro: “compito dei binari è attraversare l’Amleto”.
Ma c’è un’alternativa al “semplice” lavoro sull’Amleto, con quanto di scontato può esserci in un testo così noto. È il “Marat-Sade” (ecco come si scrive “marasàd”), altro gioco di teatro nel teatro ambientato da Peter Weiss nella Francia rivoluzionaria. In un carcere-manicomio il marchese De Sade (quello della filosofia nel boudoir, proprio lui) si improvvisa regista e mette in scena i contrasti tra giacobini e girondini utilizzando detenuti, matti e altro materiale umano drop-out che il grande internamento rende disponibile. Meno libertà in questo secondo testo, nel quale le parti sarebbero più rigide e geometricamente distribuite: cominciamo a leggerlo, poi si vedrà. Enrico spezza una lancia in favore di questo secondo testo non apprezzando per esperienza personale il genere metateatrale, ma la maestra fa capire che forse il lavoro sull’Amleto sarebbe più semplice.
Per finire un lavoro nuovo: teatro di narrazione sul primo atto dell’Amleto. Tutti insieme vestendo i personaggi bisogna raccontare il primo atto con un certo coinvolgimento, alternandosi alla parola e lanciando quanti in quell’atto avevano preparato un monologo, come per esempio Angela-Polonia, di cui è apprezzato lo slancio. Compito per la prossima volta: leggere primo e secondo atto per farne esercizio di teatro di narrazione, cercare il Marat-Sade nell’edizione Einaudi – Collezione di teatro: La Persecuzione e l'assassinio di Jean-Paul Marat. Agli ultimi assenti il compito di preparare il monologo: Federico, Tobia, Matteo ed Enrico, che ripete con nuova selezione.

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