Dopo la lezione scontrosa della volta scorsa eccoci di nuovo alla lettura. Solo che questa volta siamo più coinvolti: anche la maestra entra, spiega, commenta, corregge. Si legge il Marat-Sade e lo si legge tutto d'un fiato. E questa volta pare quasi naturale che lo si legga in classe: il primo approccio a un nuovo testo. Dopo la lezione, Mai dire bar. Il giorno dopo qualcuno ringrazia perché ha ritrovato l'entusiasmo. Strano, perché comunque la lezione si è conclusa con una decisione non presa in merito al saggio. Catturati dalla lettura fino alle undici e un quarto, è la ragazza del Libero a cacciarci fuori, e dopo indugiamo ancora in cortile con la maestra, a contare voti e deleghe degli assenti, in un clima quasi da riunione condominiale. Mi schiero per il Marat-Sade, insieme a un gruppo che si allarga sorprendentemente fino a eguagliare gli amletici. La maestra lascia intendere che Weiss potrebbe rivelarsi per lei una soluzione più facile, perché è uno spettacolo che ha già messo in scena con un secondo anno. Si avverte, però, soprattutto da parte di chi più aveva dato nell'Amleto, una certa riluttanza a salire sul carro degli internati.
Termina la lezione così, nell'incertezza, mancando due corsisti (o forse sarebbe meglio dire artisti) che non si sono espressi, anche se c'è chi, dopo aver seguito la maestra fino a casa, dice di conoscere la sua scelta finale.
domenica 18 febbraio 2007
BlogCronaca - Lezione n. 17, 14 febbraio 2007
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