Addio magia non colta del 31 gennaio. La lezione del 7 febbraio si apre a muso duro, con la maestra all'offensiva sul tema disciplina, presenza, serietà. Marat-Sade? E che è? Era la pièce da leggere. Pochissimi l'hanno almeno sfogliata. Il saluto al sole sembra quasi una punizione corporale. Nel mmm-mmm la maestra limita le indicazioni al minimo e nelle andate e ritorno qualcuno sbaglia esercizio, facendo miii al posto di muuu e viceversa.
Qui c'è un saggio da preparare, come si fa a lavorare con un gruppo di cui non si conoscono gli effettivi? Se non si forma una squadra si finirà col fare una bella serie di monologhi e buonanotte.
Siamo un branco di sciamannati ubriaconi e chiacchieroni, in assemblea permanente, sempre occupati a farsi gli affari propri, pronti a sindacare sul castigo, ma non sul delitto. Si prosegue con il lavoro sul quarto atto. Parlano i binari, che come al solito preferiscono litigare tra loro e fare il tifo per i personaggi anziché raccontare una storia, mentre pochi sono quelli che entrano in scena. Angela tira fuori le freccette, Alessio mi trascina cadavere e dà l'attacco a Tiziana, mentre Valentina passa flautata; Enrico puntualizza e Manuela rimarca, mentre Veronica chiude impersonando il re Claudio nell'atto di tramare con un Laerte assente. Dopo la fine del quarto atto, atmosfera più distesa e positiva, si lavora sulla morte di Ofelia con variazioni a cura di Silvia, Barbara, Tiziana, Paola. Tutti partecipano in vario modo facendo i salici, il fiume, la morte, i fiori. Silvia è più estatica e contemplativa, Barbara trasmette una certa angoscia quando cerca di scappare mentre Gianluca la trattiene per le caviglie, anche Tiziana passa dall'idillio alla fuga ansimante, per poi crollare con il ramo caduto ed essere portata via a spalla; Paola, partita molto immobile e punzecchiata da Alessio, in punto di morte fa sentire un canto incorporeo di grande vibrazione. Game over. Per la prossima volta V atto e Marat-Sade: chi non c'è non ci sarà.
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