Mai essere scontati, mai cadere nei cliché. Come fare? Bisogna essere accurati. E prima di tutto rilassarsi, dimenticare lo sguardo altrui o il giudizio della maestra, e osare ciò che si sente: da lì arriverà forse la creatività sperata.
Musica: chiudete gli occhi, rilassatevi, respirate, ascoltate il vostro respiro, dimenticate il resto. Inspirate: entra in voi l’acqua fresca di un ruscello, il vostro corpo la riscalda quando la restituite al mondo, la sentite mentre esce da una fessura tra le labbra. Respirate colore, pensate a quale e concentratevi su questo colore. Siete acqua, una goccia d’acqua: alzatevi gradualmente senza mai perder questo sentore d’acqua. Esprimete con il vostro corpo la storia del viaggio di questa goccia nell’acqua: siate dettagliati, siate circostanziati. La musica è cambiata, Mozart credo. Poi una canzone su note di Piazzolla, forse, ma non ricordo. Siate le parole di questa canzone, esprimetela con il vostro corpo e dateci dentro, esagerate.
Cambio. Pensate a una canzone, la vostra canzone, cantatela dentro di voi e fatela vostra, senza cantare in voce.
Ecco, ora siete belli scaldati e possiamo fare un esercizio di immaginazione, perché l’immaginazione ha un grande potere, quello di essere senza limiti. Tendete il braccio destro e sollevate il pollice. Fissatelo nella posizione di “Italia uno” e fate fare un giro al vostro braccio girando il busto, fino a dove riuscite: a quel punto traguardate il vostro dito con un punto di riferimento: una macchia sul muro o qualcosa che vi aiuti a ricordare che fino a lì siete arrivati con la vostra rotazione. Ora chiudete gli occhi e immaginate senza muovervi di ripetere questa rotazione e di superarla girando su voi stessi come se foste Mr Fantastic o Elastic Girl: provatelo bene questo movimento immaginario, riconoscete il punto del muro dove vi eravate fermati e superatelo. Ora riaprite gli occhi e ripetete l’esercizio con il braccio teso, il pollice alzato e la rotazione del busto: visto che riuscite a ruotare di più? La vostra immaginazione vi ha aiutato a scoprire una riserva inaspettata. È così anche per la vostra creatività: bisogna farla uscire allo scoperto perché è il bagaglio più importante, insieme alla tecnica, che voi possiate costruire per il vostro lavoro sull’attore. Il resto è onanismo sinaptico.
Dopo l’intervallo improvvisazione sul tema di Mario e Maria. Com’è Mario? Com’è Maria? È come un pacchetto di sigarette, una felpa, un accendino, una busta di fazzoletti di carta. Su questo materiale scarno e incontrollato, dato di volta in volta, bisogna costruire un personaggio, giocando sulla metafora, sulle associazioni, i colori, gli accostamenti improbabili: perché è proprio quando ci si trova a corto di idee, quando abbiamo esaurito i cliché, che può venir fuori qualcosa di nuovo.
Poi improvvisazione sul tema del colloquio di lavoro. “Ci parli di lei”. Ma cosa bisogna dire? Le idee dovranno venire dal contenuto di una borsetta pescata a caso tra quelle dei compagni: da una carta fedeltà, da un portachiavi, da un rossetto, da un portafoglio, da un logoro santino della Carrà.
Allocuzione finale ancora sul potere infinito dell’immaginazione e della creatività, con accenti che ricordano il romanticismo inglese (penso a Coleridge, ma perché no anche a Schiller), riferimenti a Rodari e ad altri di cui la memoria mi cela il nome. Poi la maestra dalle scarpe acquistate a Toronto ci congeda. Ho mal di testa e rinuncio all'afterGaia.
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