giovedì 30 novembre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 8, 29 novembre 2006


Fine della cattività Aribertiana. Una telefonata one-to-one della Iside messaggera annuncia il ritorno in via Savona 10, nel nido delle aquile. In corridoio distribuisco mandala da colorare. Nella nuova sede stanze linde e raccolte, forse non amplissime, e per il dopo teatro i locali a cui avevamo scoperto di essere affezionati.
Dopo il saluto al sole e i consueti mmm-eggiamenti di riscaldamento si passa direttamente al lavoro sul personaggio. Gli ex assenti ripetono i dialoghetti, in questo caso su uomini del sud e del nord (Tobia e Serena), sulla vita sportiva e quella contemplativa (Paola e Veronica). Poi tre volontari interpretano il personaggio rispondendo alle domande del pubblico: Valentina, nella parte della giovane prof. Rinsecchita, Angela, che interpreta un rumeno oppresso da brutti ricordi, Matteo, starring come un reduce dalla Bosnia segnato da una pallottola nel cervello che si è riciclato come sicario.
Sul finale buttiamo via un quarto d’ora per pigrizia, archiviando una lezione in cui forse non siamo stati abbastanza generosi.

giovedì 23 novembre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 7, 22 novembre 2006


Dopo il saluto al sole e gli esercizi di riscaldamento riprendiamo per gli assenti e un po’ per tutti il lavoro della lezione precedente, prima cambiando la nota dell’mmm progressivamente verso l’alto e poi provando il timbrato, il sussurrato, il mezzo timbrato e i vari gradini intermedi. Ancora esercizio su acuto e grave e su piano e forte, sempre sul brano a memoria. Poi cambio: si passa al parlato-cantato. Si tratta di dire la battuta tenendo sempre la stessa nota, come in una litania: suggestivo. Quindi è la volta del portato, o voce portata. Come esempio la Maestra indica una montagna lontana che bisogna raggiungere, allungando le finali e in questo caso, sì, abbassando la nota nelle finali: “Ehi, voooii, laggiuùùùùùuuu”. Tutto questo senza gridare ma simulando una distanza infinita da superare. La voce esce quasi dal corpo e si fa provenienza.
Dopo la pausa, è la volta dei segreti da rivelare a partire dai personaggi indossati la volta precedente. Veronica Barbara e Fabio portano il loro pezzo con alcune varianti, ma si riprenderà la volta prossima.

lunedì 20 novembre 2006

Caligola

Giovedì quindici eccoci in sette (5+2) a vedere Caligola. Viscerale e geometrico, intenso da far male. Mi ci vuole parecchio per riprendermi, ma a distanza di giorni continuano a tornare alla memoria brani sparsi di questa bella pièce di Camus interpretata con sicurezza e autorità dalla compagnia dei Teatri Possibili. Ma come si fa a urlare così?
Venerdì mi capitano anche gli studi per una crocifissione di Danio Manfredini al teatro Out Off: solo, tragico e commovente nella dolente umanità che così bene ha saputo ritrarre.

BlogCronaca - Lezione n. 6, 15 novembre 2006


Seconda lezione in via Ariberto: aula riscaldata e meglio illuminata. Si parte naturalmente dal saluto al sole e da una serie di esercizi di riscaldamento mi-me-ma-mo-mu e ritorno. Questa volta però si introducono piccole differenze. Provate a fare mmm, trovando una nota, e poi salire, di quello che volete, sempre in mmm, verso una nota più acuta. La variazione continua, sempre più in alto o sempre più in basso, fino a quando si fatica a tenere la nota. Poi un gioco: la maestra dà una nota e bisogna salire, o scendere, sempre sullo stesso tipo di mmm, in una catena. Più grave, più acuto, più acuto, più grave. Interessante: da provare a casa, salendo e scendendo.
Cambio: sempre in cerchio, in piedi, parliamo di timbrato. Timbrato è quando uno dà voce, senza forzare ma comunque facendosi ben sentire, di petto. Può essere un aaa, un ooo o whatever, basta che sia pieno. Sul timbrato poi ognuno dice un proprio pezzo a memoria, timbrandolo a dovere, fino a chiudere il cerchio. Nel dare voce bisogna guardare dritto davanti a sé, rivolgendosi con intenzione al compagno/a dirimpetto.
Se nel timbrato le corde vocali suonano appieno, c’è un modo in cui non suonano affatto, ed è il sussurrato. Niente vocali in aaa eee ooo questa volta: si parte direttamente con il pezzo a memoria e si scopre che per sussurrare in modo udibile ci vuole tanta aria e molta forza. Attenzione ai ritorni di timbro, magari in falsetto: non si devono sentire. A metà strada tra questi due estremi c’è il mezzo timbrato o il mezzo sussurrato: si avverte una fonazione, ma non è piena. Per provare si può anche passare da un estremo all’altro in modo graduale, sussurrando in modo sempre più udibile e viceversa.
Cambio, altra coppia di estremi: piano e forte. Si resta nell’area del timbrato ma con diversi livelli di volume. Non basta girare la manopola, bisogna cambiare l’intensità con cui spingono i mantici, in modo graduale. Prima però proviamo su una singola nota: ora piano e ora forte, e viceversa. Alcuni cambiando volume cambiano anche nota, come per sottolineare: rifare.
Cambio. Si passa ai compiti a casa. Bisognava indossare un tic, un atteggiamento, un gesto. Bene, girate per la stanza con questo tic. Poi girate per la stanza dicendo la vostra frasetta a memoria e tenete presente il vostro tic. Ora la maestra chiama lo schema. Si entra in scena indossando il gesto, ci si siede, ci si alza e si esce in quinta: sempre mantenendo intenzione e concentrazione. Lo fanno tutti. Cambio. Si entra in scena indossando il gesto, ci si siede e si deve parlare al pubblico di un argomento casuale, ma specifico: la pizza margherita, improvvisando. L’allocuzione deve aiutare a tirar fuori il personaggio. Variazione sui profiterol.
Cambio: a coppie. Ognuno mantiene il suo gesto e la sua intenzione, ma ora deve rivolgersi a un interlocutore, confrontandosi su un tema. Passano pasta contro risotto, mare contro montagna, alzarsi presto contro alzarsi tardi, weekend con gli amici o in famiglia, bianco rosso o verde. Vietato cercare pretesti: entrare subito in argomento. Da queste improvvisazioni nasce una galleria di personaggi interessanti, che prendono vita e forma gradualmente, spesso nel confronto con l’altro.
La maestra offre commenti tecnici sul modo di approcciare queste improvvisazioni: prepararsi prima all’entrata, non cercare pretesti per partire, parlare al pubblico, essere netti e “andare fino in fondo”.
Per la prossima volta bisogna preparare un pezzo. Se a lezione abbiamo improvvisato sulla base di tracce molto schematiche ora bisogna che il nostro personaggio racconti al pubblico il suo segreto, un segreto importante che può contribuire a spostare l’accento che al personaggio si era appiccicato durante le improvvisazioni, magari in modo troppo caricaturale. Massimo due minuti, rivolgendosi direttamente al pubblico, raccontando.

giovedì 9 novembre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 5, 8 novembre 2006


La cattività Aribertiana - Dopo la pausa dei santi si riprende in una nuova sede, piuttosto squallida, a dire il vero; fredda, un po’ sudicia e poco illuminata, soprattutto nelle latrine maleolenti e zuppe. Ci si sente anche soli nei sotterranei di questa scuola, senza compagni, senza custodi. Forse si potrà gridare senza timore, dato che le bocche di lupo strette e alte danno sulla strada e non su un cortile condominiale. Sarà solo per questa volta… No no, la sentenza è definitiva. Inutile cercare una macchinetta del caffè o altri servizi di lusso a cui ci eravamo mollemente abituati. Manca pure un localino per bersi la birretta del dopo teatro in questa via Ariberto. Che abbiamo fatto per meritarci questa cattività? Ma forse la gente di teatro deve essere avvezza alla nudità, deve badare all’essenziale.
Anche la maestra è un po’ acciaccata questa sera dell’otto novembre: dopo il saluto al sole si passa a un esercizio per rafforzare il diaframma: a colpi di “esse”. Emettendo un forte e secco “s” bisogna fare dei movimenti bruschi, prima con le spalle, poi con i gomiti, i polsi, la gambe, il bacino. L’esercizio va fatto con un certo ritmo irregolare, bisogna sorprendersi con i cambi, perdere l’equilibrio, farsi quasi cadere.
Cambio: avete un filo attaccato alla fronte, alla nuca o alle orecchie, decidete al momento. Sempre emettendo “sss” dovete farvi trascinare da questo filo al via. Cambio, in due gruppi. Un gruppo attende in quinta, l’altro si fa trascinare sulla scena, e così alternandosi.
Cambio. Riscaldamento della voce, con qualche difficoltà, forse dovuta al freddo. In questo riscaldamento ognuno si porta la mano destra al petto mentre appoggia la mano sinistra sulla schiena del compagno/a: lo scopo è percepire le vibrazioni sonore, le onde che si propagano nei torsi impegnati a risuonare.
Dopo l’esercizio è il momento dei compiti a casa. Prima gli ultimi ritardatari cantano la loro canzone, poi si passa ai pezzi costruiti sulla canzone. La maestra sembra contenta delle nostre prove, probabilmente ai suoi occhi ci stiamo denudando ed entriamo nella sua inquadratura. Alla fine si forma un cerchio e se ne parla: perché non ci giudichi e tieni tutto per te? Perché ci fai fare queste improvvisazioni studiate? Qualcuno si sente a disagio nell’interpretare una parte scritta da sé medesima (tanto da farsi scrivere una parte di riserva da compiacenti copy). La maestra insiste sulla positività dello scarto tra l’atto pubblico del recitare e l’atto privato di metterci un’intenzione e un disagio irriducibilmente soggettivi. Su questo scarto si crea la tensione del teatro, uno scarto che bisogna ritrovare anche mentre si recita un testo consolidato dalla tradizione e mille volte ripetuto, altrimenti niente magia, niente pubblico catturato.
Dopo la pausa ancora in cerchio per la prova del testo a memoria. Qui la maestra un rilievo lo fa: niente sguardi sottratti nell’introspezione o nell’infinito, affrontate gli interlocutori, senza bisogno di guardarli uno per uno, ma senza nemmeno sottrarsi. Anche qui è un delicato equilibrio che va trovato, uno sguardo che ha una sua presenza, forse innaturale, ma non assente. Anche qui le voci mancano, “siamo al limite dell’udibile”.
Per la prossima volta studiate un gesto, un tic o un mimica di qualcuno che vi sta intorno e provate a “indossarlo”.
Per concludere: meglio improvvisare a caldo o prepararsi il testo? Meglio il giudizio o il libero errore? Meglio via Savona o via Ariberto?

venerdì 27 ottobre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 4, 25 ottobre 2006


Arrivo tardi, e gli altri stanno già mmm-eggiando. Agli esercizi del canone fa seguito una prova di canto, a canone, di Fra Martino Campanaro. Prima tutti in cerchio, poi deambulando, per vedere se si perde il ritmo. E il ritmo si perde. La maestra dirige e cerca di ottenere attenzione per cambi di ritmo e di volume. Fra Martino viene poi ripetuto in minore (chi avrebbe creduto che ci potesse essere una versione notturna e inquieta di quella filastrocca?) e con diverse varianti di tempo e di volume: un ottimo riscaldamento per la prova più attesa, il canto libero in cerchio, senza musica o altri aiuti.
Questa volta ci provano tutti, o quasi, e la cosa sembra funzionare. Anche le pause sembrano ben calibrate. Dopo è la volta delle improvvisazioni sui temi delle volte scorse, per chi non c'era. Su alcune si improvvisa anche un po' di dibattito-cineforum con riflessioni varie, finché Gianluca non ci riporta alla superficie autentica del "cosa-ho-visto-e-basta". Bisogna restituire la rappresentazione alla sua nuda natura di monumento, senza cercare la moraletta. Infine, canto corale con chitarra, nelle sapienti mani di Enrico. Per la prossima volta si costruisca un'improvvisazione legata in qualche liberissimo modo al canto scelto la sera di mercoledì 25.

venerdì 20 ottobre 2006

Come partecipare al Blog

Ci sono tre modi:
il più soft è leggere.
Poi c'è il modo così-così: inserire un commento facendo clic sul link "COMMENTS" che c'è in fondo a ogni Post, cioè a ogni "paragrafo".
Infine si può anche postare, cioè scrivere un pezzo con il titolo e il testo: per farlo ci vuole una iscrizione, che vi devo mandare io con un messaggio e-mail.
Per questo chiedo a chi è interessato di farsi vivo (per esempio con un commento): riceverà il link per l'iscrizione e poi potrà scrivere quello che gli pare.

BlogCronaca - Lezione n. 3, 18 ottobre 2006

La lezione numero tre vede due new entry, Manuela e Paola. Poi si ripetono gli esercizi del saluto al sole e della respirazione.
Di nuovo c'è il gioco dello scultore e della statua. A coppie. Uno/a scolpisce l'altro/a è statua. Non si parla e non si imita: bisogna plasmare. Varianti a gruppi di tre o quattro, per gruppi scultorei più complessi, su temi quali "blu", "assorbimento" e altri. Assolutamente da fotografare, soprattutto quelli più intriganti di Gianluca che è vero artista. Portare la fotocamera next time (ci vorrebbe Matteo, che ci ha lasciato).
Nell'intervallo distribuisco membership form e bigliettini del blog. Ora lo sanno anche i nuovi.
Nella seconda parte ci sono le rappresentazioni sul tema "Dove essere non essendo". Non tutti si buttano e c'è qualche pausa di troppo: chissà la maestra come l'ha presa. Per la prossima volta un brano a memoria e un brano cantato, più le ripetizioni dei brani non interpretati perché assenti o contumaci.

giovedì 12 ottobre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 2, 11 ottobre 2006


Si parte con lo yoga: “saluto al sole”. È un esercizio di rilassamento, distensione e respirazione che prevede 6 posizioni da percorrere “andata e ritorno”:
centro, candela, libro, cervo, angolo, cobra, angolo, cervo, libro, candela, centro.
La respirazione accompagna questi movimenti: in ispirazione quelli estesi e in espirazione quelli raccolti.
Dopo questa sequenza si passa agli esercizi di respirazione. Inspirazione completa e silenziosa. Esercizio di dilatazione dei muscoli dorsali fatto a coppie: uno respira e l’altro con le mani misura l’entità della dilatazione.
Per rendere più lunga e profonda la respirazione si arretra il punto di respirazione: non è il naso (bocca rigorosamente chiusa), ma un punto più arretrato, là dove si trova il “palato molle”. Respirando si deve sentire un leggero fruscio là dietro, ovviamente senza “raspare”, come quando ci si siede pesantemente sul divano dopo una buona bevuta. Quindi abbassare il diaframma dilatando la pancia e la schiena, diventando delle “pere”, e poi controllare in emissione trattenendo e “gestendo”.
Poi la respirazione si fa sonora. La prima forma è un mmm. Inspirare, riempiendo bene, e poi mmm.
Anche mmm nasce con una sua peculiarità. Per risuonare bene occorre sollevare il palato molle nella posizione dello sbadiglio incipiente. In questo modo la cassa di risonanza aumenta di volume. Quindi arretrare la respirazione, innalzare il palato molle, non serrare i denti e masticare panna montata o assaporare vino vecchio: mmm.
Il passaggio successivo prevede un’emissione vocalica: mmm-iii-mmm. La "i" la si fa a denti stretti, quindi inspirazione e poi di nuovo mmm-iii-mmm. La sequenza delle emissioni vocaliche continua con
mmm-ééé-mmm,
mmm-èèè-mmm,
mmm-aaa-mmm,
mmm-òòò-mmm,
mmm-óóó –mmm,
mmm-uuu –mmm.

L’importante è portare a termine l’emissione con un solo fiato e con un mmm sufficientemente prolungato in apertura e in chiusura. Si passa dallo stretto al largo: mano a mano che le vocali si aprono aumenta l’apertura della bocca, che deve essere ben evidente (due dita fra i denti come per spararsi in bocca è la misura della separatezza necessaria tra le due file di incisivi). Ora, l’apertura porta con sé il rischio dello scadimento, il buttar fuori il fiato senza gestirlo, lasciandolo andare come un gavettone inutile. Attenzione quindi a non scadere, a non lasciar uscire il suono tutto insieme in posizione frontale, mantenendo invece un atteggiamento arretrato e sbadigliato, il tutto con graduale continuità (niente colpi di glottide!).
La fase successiva prevede il passaggio dei sette suoni vocalici in un’unica emissione, prima all’andata - mmm-iii ééé èèè aaa òòò óóó uuu –mmm
e poi al ritorno - mmm- uuu óóó òòò aaa èèè ééé iii –mmm.
Questa quindi la base della preparazione che andrebbe eseguita ogni giorno, ogni notte: tre respiri, poi la sequenza di mmm, poi la sequenza di mmm-iii-mmm, mmm-ééé-mmm, mmm-èèè-mmm, mmm-aaa-mmm, mmm-òòò-mmm, mmm-óóó –mmm, mmm-uuu –mmm. Infine le due forme continue, sempre in un solo fiato. Fatelo tutti i giorni e vedrete!
Dopo la pausa si passa ai compiti: lo sguardo altrove. Si susseguono una dozzina di atti unici. La maestra non commenta, ma chiede a ciascuno una relazione teatrale di trenta secondi sul pezzo eseguito dal compagno più vicino, alla destra e alla sinistra di ciascuno. Un modo per vedere se siamo stati attenti alle performance degli altri, per verificare che l’intenzione sia “passata” al pubblico degli spettatori, oppure per far emergere una pluralità di prospettive coesistenti e co-possibili? La maestra insiste su quest’ultima forma: ognuno ha visto nell’altro una cosa diversa. Più interpretazioni vengono fuori meglio è.
Il tema per la prossima volta? Dove essere non essendo?

sabato 7 ottobre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 1, 4 ottobre 2006

Lezione n. 1, 4 ottobre 2006
Primo giorno di corso con Sabina Villa. Del corso con Amedeo si ritrovano Angela, Enrico, Fabio, Gianluca e Veronica, ma vedo il nome di Emanuela sul registro. Sabina è bruna con i capelli legati in una treccia. Chiede disciplina e concentrazione. Dopo un giro di presentazioni bisogna subito imparare i nomi dei compagni a memoria: 17 nomi, compreso il suo ed escluso il proprio. I primi esercizi consistono proprio nel nominare tutti seduti in cerchio, facendo il giro. Perché la cosa non sia troppo facile ci si cambia anche di posto.
- Alessio
- Angela
- Barbara
- Cristina
- Elena
- Elisa
- Enrico
- Fabio
- Federico
- Gianluca
- Matteo
- Serena
- Silvia
- Tiziana
- Tobia
- Valentina
- Veronica
Attenzione e concentrazione. Dopo il gioco della memoria si passa a quello della palla. In cerchio. Con un battito di mani vettoriale bisogna indirizzare un compagno chiamandolo per nome e dandogli idealmente al palla. A sua volta chi è raggiunto dalla palla la deve passare senza indugio chiamando altri. Chi esita o sbaglia nome esce dal circolo. Variante in movimento, a eliminazione, ripetuta due o tre volte.
Cambio. Camminare e trovare un passo comune e all’unisono, senza però andare in cerchio: tagliare lo spazio e cambiare direzione continuando ad ascoltare il ritmo dei passi.
Cambio. Che qualcuno faccia un gesto con le braccia o con la parte superiore del corpo e gli altri lo riprendano imitandolo con esattezza. Il gesto deve essere dato con precisione e con precisione riprodotto. Non affrettatevi a imitare, capite bene qual è il gesto e restate nella “griglia”. Non andate in cerchio, continuate a tagliare. Se non capite il gesto seguite chi lo fa e impadronitevene. Varianti: braccio alzato, battere le mani, indice agitato in alto sopra la testa, linguacce, “genuflessione”, pugno al petto e indice puntato. Non si tratta di imitare, bisogna raccogliere l’indicazione, l’informazione, riprodurla e diffonderla (quindi rivolgersi a qualcuno mentre si fa il gesto.
Cambio. Fatemi una rappresentazione teatrale, usando il codice che volete (mimo, teatro di narrazione, dialogo o altro), che duri non più di due minuti. Dopo una serie di una decina di proposte: siete usciti dai tempi, tutti vi siete rifugiati nel teatro di narrazione. Molti hanno raccontato solamente “briciole”. La rappresentazione va portata avanti dall’inizio alla fine: va chiusa, e deve trasmettere un senso, non è una chiacchiera di corridoio.
Compito per la prossima volta. Preparare un pezzo di uno-due minuti sul tema “lo sguardo altrove”.

martedì 3 ottobre 2006

Tempo di rentrée

Si ricomincia. Quanti siamo? Qualcuno manca, altri impareremo a conoscerli.
Io riprendo a postare, partendo dalla mia esperienza. Come sempre il blog è aperto. Oggi è la volta di Chantal e Roberta. Domani tocca al resto della ex combriccola, me compreso (vedi sotto).
Difficile dire quanto mi sia mancato il corso in questi mesi: banalmente, parecchio. Grande invidia per quanti hanno frequentato i seminari estivi. Grande curiosità per quanto si prospetta in questo anno a venire.

mercoledì 21 giugno 2006

BlogCronaca: The Big Heat

Caldo, molto caldo alla lezione aperta di martedì 20 giugno 2006. Dopo aver raccolto gli applausi degli amici e i complimenti del maestro una certa ebbrezza, un sentimento di leggerezza e poi un filo di vuoto.
Per me è come se fosse finito l'Erasmus, anche se non l'ho mai fatto. In attesa del colloquio con il maestro per decidere la mia sorte l'anno prossimo, mi piacerebbe dare visibilità alle diverse cordate che si formeranno sui docenti per il secondo anno. Perché siamo destinati alla diaspora: il bel gruppo va disperso, ognuno deve scavare su se stesso. Dove andranno a finire tutti? Ancora una volta, basta postare un commento, altrimenti ci arriverò lo stesso con un giro di telefonate e pubblicherò, con permesso, naturalmente.
Ecco, il catalogo è questo: 20-23

lunedì Gaia Catullo
martedì Walter Leonardi (Chantal, Margherita, Paola,)
martedì Mariapia Pagliarecci
mercoledì Sabina Villa (Angela, Enrico, Fabio, Jeanlook, Manuela, Veronica)
mercoledì Elisa Lepore
giovedì Paolo Trotti
venerdì Monica Bonomi (Roberta)

lunedì 19 giugno 2006

BlogRevival: lezione numero 1 - 8 novembre 2005

In questi giorni di finale di partita non potevo sottrarmi a un esercizio di memoria: la prima lezione di teatro ai Teatri possibili.

Insegnante maschio con occhiali, pizzetto e capelli lunghi. Il suo nome è Amedeo Romeo. “Non vi chiedo perché siete qui, cominciamo subito a lavorare”.
1- Camminare senza incrociarsi e senza camminare in cerchio.
2- Al mio via vi incontrate con il primo/la prima che capita e vi presentate guardandovi intensamente.
3- Al mio via fermate il primo/la prima che passa e sempre con la stessa intensità gli/le carezzate il viso prendendolo tra le mani.
4- Al mio via fermate il primo/la prima che passa e vi abbracciate forte.
5- Al mio via abbracciate il primo/la prima che passa, siete innamorati/e e lui/lei parte per un lungo viaggio.
6- Al mio via abbracciate il primo/la prima che passa, è un amico/a e lui/lei parte per un lungo viaggio.
7- Al mio via abbracciate il primo/la prima che passa: è vostra moglie/vostro marito che parte per una settimana.
8- Al mio via siete alla macchinetta del caffè con uno/una che vi piace e vi decidete per la prima volta a toccarlo/a, poi vi abbracciate.
9- Alla macchinetta del caffè il giorno dopo. Di comune accordo avete deciso di lasciarvi e vi abbracciate un’ultima volta.
10- Alla macchinetta del caffè: la vostra storia è finita e vi abbracciate un’ultima volta per lasciarvi.
11- Abbraccio, carezzare il viso, tenersi le mani.
12- Il pennello-corpo: da sotto l’inguine vi penzola un pennello: dipingete quello che volete sul pavimento, pensate anche al colore.
13- Il pennello – corpo: da sopra l’ombelico vi sporge un pennello: dipingete in aria in tutte le dimensioni.
14- Pennello a coppie: uno fa l’artista e l’altro fa il pennello: pittura tridimensionale libera.
15- Pennello a tre – due fanno gli artisti e uno fa il pennello.
16- Danza manichino: uno fa il manichino, uno gli muove la testa, l’altro i fianchi, l’altro le gambe, l’altro le braccia, a suon di musica. – a gruppi di quattro/cinque con cambi successivi.
17- Bendati seguire la voce: uno/una è bendato/a; l’altro lo fa muovere, prima trascinandolo per un braccio, poi solo con la voce, dicendo pio pio pio.
18- A tre, due bendati: uno vede (gli occhi). Chi vede non può parlare, è muto, ma può toccare uno dei due bendati (la voce) che invece può parlare e dirigere il terzo (il corpo). Con questo sistema si fa una breve caccia al tesoro a gruppi di tre.
19- Tutti in cerchio. Uno chiude gli occhi e viene passato da un polo all’altro dopo uno sguardo d’intesa tra emittente e ricevente. Si complica quando i bendati che rimbalzano all’interno del cerchio aumentano.
20- Gioco della conta. Tutti insieme a occhi chiusi, in cerchio tenendosi per mano. Contare fino a venti, dicendo un numero per volta a caso e senza sovrapporsi. Con variante a cerchio stretto, abbracciati. Risultato massimo: 19.
Allocuzione finale del maestro:
“Siamo qui per fare teatro: non è un corso di lettura e dizione; non è un corso su come parlare in pubblico, non è una psicoterapia. Il teatro ha la sua peculiarità nell’esaurirsi in un presente irripetibile dato dalla tensione che si verifica tra gli attori e tra gli attori e il pubblico. L’importante è questo rapporto vivo e presente, mai uguale a se stesso. Ognuno di voi ha esigenze diversissime per venire a un corso di teatro: l’unico modo per dare una direzione univoca a tante tendenze è fare teatro.”
Grazie.

mercoledì 7 giugno 2006

BlogCronaca: lezione n. 28 - 6 giugno 2006

Nel giorno del D-Day e del compleanno delle bestie di satana, poca gente a lezione e c'è chi annuncia la propria defezione dalla lezione aperta.
In questo clima, dopo due OM etc, si passa subito al Riccardo III, in cui si attraversano terre meravigliose e inesplorate, poi a Penteo e poi a Frank, Donna e Hal. Si è provato, si è lavorato. Vedi sotto gli aggiornamenti dei movimenti di Anna e Gloucester.

lunedì 22 maggio 2006

BlogCronaca: lezione n. 25 – 16 maggio 2006

Come riscaldamento si parte con gli UA! per sentire il diaframma, con relativi passaggi sottocanestro. Poi si perfeziona con le fonazioni: vocali semplici, suono nasale, suono di testa, suono di maschera. Difficile trovare l’area di emissione giusta. Suono debole.
Quindi è la volta del classico “nel mezzo del cammin” andando dal piano al forte e dal forte al piano. Poi lo si deve dire bello forte e scandito per farsi sentire (fatica e ingolamento).
Dopo il riscaldamento si passa al pezzo di Goldoni, prima con Chantal e Veronica e poi con tutte/tutti, coinvolti in un ingranaggio di quelli cari al maestro (si veda a questo proposito la sua regia sul metronomo e la scacchiera). Da imparare.
È la volta del Riccardo III, interpretato da sei Anne, praticamente tutte quelle presenti, e da due Riccardi. Passettino in avanti rispetto alla prova precedente, si arriva fino al “E se vi dicessi chi non li ho uccisi io?” Più volume. Si chiude con Dioniso e Penteo, in cui si cimentano per la prima volta Chiara e Roberta, accanto al sempre saldo Jeanlook.
Per la prossima volta: si partirà con Dioniso, Riccardo e Frank.
Il maestro in un momento di debolezza accenna alla fuerza del nostro grupo e alle prospettive possibili. Chantal resterà in confessionale per alcuni minuti.

sabato 13 maggio 2006

Riccardo III - movimenti di Anna e Gloucester

Anna, che può essere clonata almeno fino a cinque volte, arriva in scena portando un peso/fagotto con le braccia davanti al busto. Il fagotto rappresenta la salma del re Enrico, che viene deposta ai piedi del pubblico dopo alcuni passi di avvicinamento.

A questo punto, inginocchiata, Anna, fissando uno a scelta del pubblico attacca con il "Posate a terra..."
Quando arriva a "Ecco, negli squarci che lasciarono sfuggire la tua vita, io verso l'inutile balsamo dei miei poveri occhi e..." A questo punto abbassa il volto a terra, in posizione raccolta. Da questa posizione riemerge, ctonia, con il "Maledetta..."

Maledetta la mano che aprì queste ferite.
Maledetto il cuore che ebbe cuore di farle.
Maledetto il sangue che versò questo sangue.


La maledizione si ripete per tre volte. Finita la maledizione Anna si dirige verso lo psettatore in precdenza adocchiato, lo prende per il bavero, lo fissa bene con lo sguardo e lo rialza portandolo al centro della scena.Gloucester attacca subito dopo il "ministro dell'inferno" con la prima battutina:
Dolce santa, non essere così piena d'ira.

Subito Anna riparte con le sue maledizioni. Mentre lei parla Gloucester le gira intorno, a ritmo sempre più frenetico. Il piede zoppo detta il ritmo, che ha un'accelerazione progressiva.
Un braccio è ripiegato dietro la schiena sotto la maglietta e un piede è leggermente zoppo. Curva l'andatura. Aria schifosa e bavosa, bocca impastata.
Quando Anna finisce la sua tirata Gloucester ferma la sua corsa, ansimante.
Signora, voi non conoscete le leggi della carità, che chiedono di rendere bene per male, benedizione per maledizione.

Mentre pronuncia queste parole, tende il braccio verso i capelli di lei, sfiorandoli untuoso.
Anna reagisce con le battute che vanno da "Sciagurato, tu non conosci la legge di Dio..." a ..."pietà."
Gloucester:
Ma io non ne provo alcuno, perciò non sono una belva.

La battuta si chiude con una risata un po'satanica.
Proprio in questo senso va letta la risposta di lei:
O miracolo, quando i demoni dicono la verità.

Gloucester:
Miracolo maggiore quando gli angeli sono infuriati. Degnati...

Su questa battuta Gloucester si getta in ginocchio ai piedi di Anna e struscia il viso contro di lei, languido e sardonico.
Lei risponde maledicendolo e per allontanarlo da sé lo afferra per i capelli.
Riccardo torna alla carica con il
O più bella di quanto lingua non possa dirti, concedimi...

La scena prosegue sempre in ginocchio fino al
E se vi dicessi che non li ho uccisi io?

Qui Riccardo si alza e assume un atteggiamento più aggressivo, improntato al "ma cosa c'entro io".
Con questa intenzione il:
Io non ho ucciso vostro marito.

detta guardando dall'altra parte e sul di lei
Allora è vivo.

lui ribatte con
No, è morto, ucciso per mano di Edoardo

come per confidare un segreto
Anna afferra Riccardo per la gola:
menti per la tua gola infame...

lui le lascia finire la battuta, poi le prende la mano e la bacia, continuando a baciarla, languido e innocente...
Fui provocato dalla sua lingua piena di menzogne

alla risposta di lei arriva il
ve lo concedo

detto con tono infantile
Me lo concedi istrice...

Anna afferra Riccardo per la faccia a due mani e poi si stacca quando parla di quanto era bravo Edoardo
qui Riccardo si inserisce ironico con il
Più adatto per il re del cielo, che ora lo possiede

Lo scambio va avanti, e quando si arriva al
Invece almeno per un luogo, se mi permettete di dirvelo

lui la abbraccia da dietro. Qui Anna ha un momento di dubbio, confermato, sempre nella stessa posizione, poi dal
La vostra stanza da letto

Poi c'è un distacco e Riccardo dice la battuta sul discorso sereno, lei risponde con
Tu ne fosti la causa e il maledettissimo effetto.

cui segue
La vostra bellezza fu causa di quell'effetto.

Quando Anna replica che è pronta a strapparsi la pelle dalla faccia, Riccardo la abbraccia strettamente come per fermare un'epilettica e carezzandole la testa dice la battuta
Io non potrei sopportare la rovina di tale bellezza...

si procede su questo tono "ferito", che si trova anche nelle repliche di lei, e in posizione di abbraccio terapeutico, fino allo sputo, quando c'è un distacco brusco.

venerdì 12 maggio 2006

BlogCronaca: Lezione n. 24, 9 maggio 2006

Si parte come sempre dall'esercizio di fonazione in cerchio, ma poi si passa in fretta al lavoro, passando per un giro da uno a venti. Poi Marinetti: la si studia brevemente e poi la si ripete tutti in cerchio come una canzone.
Alcune indicazioni vengono fuori, ma non sono in grado di metterle a fuoco: ricordo che prima di mettersi alla finestra bisogna aspettare che il morto venga trascinato fuori.
Dopo Marinetti è la volta di Goldoni, interpretato come sempre da Chantal e Sara: hanno fatto progressi, si studiano un po' di gesti, come il raccogliere i capelli, il dondolare le gambe.
Infine Anna: potente scena di odio al centro della sala con la maledizione che culmina in un gesto forte. Tra il "pubblico" ogni Anna (Paola, Emanuela, Angela, sara, Veronica) ne prende di mira uno e lo trascina per il bavero per continuare meglio la sua sfilza di contumelie. Difficile resistere impassibili allo sguardo irato delle erinni.
La prossima lezione si annuncia su Penteo e Dioniso.

mercoledì 12 aprile 2006

BlogCronaca: Lezione n. 22 - 11 aprile 2006

Per la prima volta questo gruppo sconnesso ma "buono" riesce a fare la conta del venti andata e ritorno. E' praticamente l'unico esercizio, insieme a un po' di preparazione vocale, e poi dritti al lavoro: prima la classe morta, con valzer di verdi nel finale; poi gli amici ubriachi di Marinetti, poi letture dal Riccardo III, ma come pronunci bene Gloucester, Fiammetta...
Infine si torna a Frank e Donna, che non vanno oltre le prime due battute.
Si delinea lo schema di quello che potrebbe essere l'inizio della lezione aperta: esordio con la classe morta, con uscita di scena a suon di giri di valzer; si rientra ubriachi con il brano di Marinetti: con questo possiamo tenere circa 5/10 minuti massimo.
Numerosi gli assenti: tornate!
Sul Blog invece si annuncia un altro contributor, per ora muto: Angela. Benvenuta Angela.

BlogCronaca: Lezione n. 21 - 4 aprile 2006

Tardiva questa cronaca, scusate ma sono stato under pressure in these past few days.
Allora, inizio con esercizi vocali, mamemimomu, poi esercizi sull'abbaiata, molto importanti per "sentire" il diaframma. Poi respirazione dorsale in posizione a quattro zampe, poi ancora abbaiate ma provando tuttele vocali e le consonsanti, per trovare i punti deboli.
Recitazione sul brano di Frank, Donna e Hal: Enrico, Margherita Chantal e Fabio.
Poi Gianluca e Fiammetta nel ruolo di Penteo e Dioniso.

sabato 1 aprile 2006

BlogCronaca: Lezione n. 20 - 28 marzo 2006



Dieci cento mille lezioni come questa. Stasera il maestro è un vulcano, una fucina, una mitraglia. Tutto comincia con il cerchio vocale: mi me ma mo mu. L’esperienza con la maestra ci rende forti in questo. Cambio, siamo strumenti musicali. A coppie: uno si riempie la pancia di aria, l’altro lo suona esercitando a tergo una compressione tre dita sotto l’ombelico. Deve uscire un bel UA! Deciso e secco, senza aspirazioni. Vari tentativi su questo. Cambio. In cerchio: ci si passa un palla immaginaria, solo che nel momento in cui si effettua il passaggio occorre ripetere lo UA! primordiale, aiutandosi con la gamba d’appoggio. Chi riceve dovrà ripassare a sua volta la palla. Altro esercizio a coppie: uno di fronte all’altro, tenendosi per mano, si solleva una gamba, quella opposta, e ci si siede per terra, poi ci si sdraia, poi ci si rialza lentamente, sempre emettendo un suono tipo “meeeee”: il gioco sta nel non dare sbalzi di voce, che invece si blocca regolarmente nei momenti di maggior tensione, sedendosi e alzandosi. Variante più generica: saltare a piè pari cercando di tenere un meee continuo, che invece diventa un meEeeEeeEee salterino.
Cambio: buio in sala, occhi chiusi, sparpagliatevi. Ora mettetevi in fila in ordine di altezza.
Cambio: sparpagliatevi ancora, e ora mettetevi in fila in ordine alfabetico. Più difficile, questo: le palpate esplorative diventano più lunghe e meticolose. Scopro di essere riconoscibile dall’orologio.
Si ripete per gli assenti la scena dei vecchi della lezione scorsa: questa volta sono loro gli aguzzini. In più la scena è scandita dalla lettura del testo originale di Tadeusz Kantor: si scopre che questo testo sarà l’esordio della nostra lezione aperta.
Altra lettura: Margherita legge da un testo di Marinetti la scena del gruppo di ubriachi che rientra a casa, saluta la moglie del padrone di casa. Per scherzo inscenano una rissa contro uno che aveva fatto qualche complimento di troppo alla moglie del padrone di casa e ci scappa il morto, che quindi viene portato fuori e lasciato per la strada, dove viene investito da un carro funebre. Bene, lo facciamo, tutti. Enrico è il marito ubriaco, Paola la moglie, Gianluca il morto. È la nostra prima volta collettiva, mai improvvisazione aveva coinvolto tutti: molto coinvolgente, anche perché ognuno doveva interpretare il suo personaggio.
Altra lettura, da Kvetch di Steven Berkoff: è la storia di Frank che torna a casa dopo un’ora di autostrada mentre Donna gli prepara la cena. Invita il poco convinto Hal, che tornato dallo spazio, si è reincarnato in un normale impiegato single e un po’ infelice: paura ipocrisia e meschinità. Sarà il lavoro per la prossima lezione: imparare a memoria.
Un breve ripasso sui personaggi con la maschera in scena: Gianluca interpreta Uto e con lui Veronica, nel medesimo ruolo: sono fratello e sorella. Poi Angela ed Enrico incarnano Bridget Jones da Altamura.
Ancora lettura, questa volta dalle Baccanti, che poi viene ripresa in formato improvvisato. Ancora Gianluca è uno splendido Penteo contro una Fiammetta che impersona Dioniso muto. Dopo un interrogatorio in crescendo i due cadono in una impasse che potrebbe sfociare in un bacio se il maestro non arrivasse a interrompere.
Dopo la lezione è Gianluca a offrire chupito per il suo compleanno (31).