giovedì 12 ottobre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 2, 11 ottobre 2006


Si parte con lo yoga: “saluto al sole”. È un esercizio di rilassamento, distensione e respirazione che prevede 6 posizioni da percorrere “andata e ritorno”:
centro, candela, libro, cervo, angolo, cobra, angolo, cervo, libro, candela, centro.
La respirazione accompagna questi movimenti: in ispirazione quelli estesi e in espirazione quelli raccolti.
Dopo questa sequenza si passa agli esercizi di respirazione. Inspirazione completa e silenziosa. Esercizio di dilatazione dei muscoli dorsali fatto a coppie: uno respira e l’altro con le mani misura l’entità della dilatazione.
Per rendere più lunga e profonda la respirazione si arretra il punto di respirazione: non è il naso (bocca rigorosamente chiusa), ma un punto più arretrato, là dove si trova il “palato molle”. Respirando si deve sentire un leggero fruscio là dietro, ovviamente senza “raspare”, come quando ci si siede pesantemente sul divano dopo una buona bevuta. Quindi abbassare il diaframma dilatando la pancia e la schiena, diventando delle “pere”, e poi controllare in emissione trattenendo e “gestendo”.
Poi la respirazione si fa sonora. La prima forma è un mmm. Inspirare, riempiendo bene, e poi mmm.
Anche mmm nasce con una sua peculiarità. Per risuonare bene occorre sollevare il palato molle nella posizione dello sbadiglio incipiente. In questo modo la cassa di risonanza aumenta di volume. Quindi arretrare la respirazione, innalzare il palato molle, non serrare i denti e masticare panna montata o assaporare vino vecchio: mmm.
Il passaggio successivo prevede un’emissione vocalica: mmm-iii-mmm. La "i" la si fa a denti stretti, quindi inspirazione e poi di nuovo mmm-iii-mmm. La sequenza delle emissioni vocaliche continua con
mmm-ééé-mmm,
mmm-èèè-mmm,
mmm-aaa-mmm,
mmm-òòò-mmm,
mmm-óóó –mmm,
mmm-uuu –mmm.

L’importante è portare a termine l’emissione con un solo fiato e con un mmm sufficientemente prolungato in apertura e in chiusura. Si passa dallo stretto al largo: mano a mano che le vocali si aprono aumenta l’apertura della bocca, che deve essere ben evidente (due dita fra i denti come per spararsi in bocca è la misura della separatezza necessaria tra le due file di incisivi). Ora, l’apertura porta con sé il rischio dello scadimento, il buttar fuori il fiato senza gestirlo, lasciandolo andare come un gavettone inutile. Attenzione quindi a non scadere, a non lasciar uscire il suono tutto insieme in posizione frontale, mantenendo invece un atteggiamento arretrato e sbadigliato, il tutto con graduale continuità (niente colpi di glottide!).
La fase successiva prevede il passaggio dei sette suoni vocalici in un’unica emissione, prima all’andata - mmm-iii ééé èèè aaa òòò óóó uuu –mmm
e poi al ritorno - mmm- uuu óóó òòò aaa èèè ééé iii –mmm.
Questa quindi la base della preparazione che andrebbe eseguita ogni giorno, ogni notte: tre respiri, poi la sequenza di mmm, poi la sequenza di mmm-iii-mmm, mmm-ééé-mmm, mmm-èèè-mmm, mmm-aaa-mmm, mmm-òòò-mmm, mmm-óóó –mmm, mmm-uuu –mmm. Infine le due forme continue, sempre in un solo fiato. Fatelo tutti i giorni e vedrete!
Dopo la pausa si passa ai compiti: lo sguardo altrove. Si susseguono una dozzina di atti unici. La maestra non commenta, ma chiede a ciascuno una relazione teatrale di trenta secondi sul pezzo eseguito dal compagno più vicino, alla destra e alla sinistra di ciascuno. Un modo per vedere se siamo stati attenti alle performance degli altri, per verificare che l’intenzione sia “passata” al pubblico degli spettatori, oppure per far emergere una pluralità di prospettive coesistenti e co-possibili? La maestra insiste su quest’ultima forma: ognuno ha visto nell’altro una cosa diversa. Più interpretazioni vengono fuori meglio è.
Il tema per la prossima volta? Dove essere non essendo?

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