
Seconda lezione in via Ariberto: aula riscaldata e meglio illuminata. Si parte naturalmente dal saluto al sole e da una serie di esercizi di riscaldamento mi-me-ma-mo-mu e ritorno. Questa volta però si introducono piccole differenze. Provate a fare mmm, trovando una nota, e poi salire, di quello che volete, sempre in mmm, verso una nota più acuta. La variazione continua, sempre più in alto o sempre più in basso, fino a quando si fatica a tenere la nota. Poi un gioco: la maestra dà una nota e bisogna salire, o scendere, sempre sullo stesso tipo di mmm, in una catena. Più grave, più acuto, più acuto, più grave. Interessante: da provare a casa, salendo e scendendo.
Cambio: sempre in cerchio, in piedi, parliamo di timbrato. Timbrato è quando uno dà voce, senza forzare ma comunque facendosi ben sentire, di petto. Può essere un aaa, un ooo o whatever, basta che sia pieno. Sul timbrato poi ognuno dice un proprio pezzo a memoria, timbrandolo a dovere, fino a chiudere il cerchio. Nel dare voce bisogna guardare dritto davanti a sé, rivolgendosi con intenzione al compagno/a dirimpetto.
Se nel timbrato le corde vocali suonano appieno, c’è un modo in cui non suonano affatto, ed è il sussurrato. Niente vocali in aaa eee ooo questa volta: si parte direttamente con il pezzo a memoria e si scopre che per sussurrare in modo udibile ci vuole tanta aria e molta forza. Attenzione ai ritorni di timbro, magari in falsetto: non si devono sentire. A metà strada tra questi due estremi c’è il mezzo timbrato o il mezzo sussurrato: si avverte una fonazione, ma non è piena. Per provare si può anche passare da un estremo all’altro in modo graduale, sussurrando in modo sempre più udibile e viceversa.
Cambio, altra coppia di estremi: piano e forte. Si resta nell’area del timbrato ma con diversi livelli di volume. Non basta girare la manopola, bisogna cambiare l’intensità con cui spingono i mantici, in modo graduale. Prima però proviamo su una singola nota: ora piano e ora forte, e viceversa. Alcuni cambiando volume cambiano anche nota, come per sottolineare: rifare.
Cambio. Si passa ai compiti a casa. Bisognava indossare un tic, un atteggiamento, un gesto. Bene, girate per la stanza con questo tic. Poi girate per la stanza dicendo la vostra frasetta a memoria e tenete presente il vostro tic. Ora la maestra chiama lo schema. Si entra in scena indossando il gesto, ci si siede, ci si alza e si esce in quinta: sempre mantenendo intenzione e concentrazione. Lo fanno tutti. Cambio. Si entra in scena indossando il gesto, ci si siede e si deve parlare al pubblico di un argomento casuale, ma specifico: la pizza margherita, improvvisando. L’allocuzione deve aiutare a tirar fuori il personaggio. Variazione sui profiterol.
Cambio: a coppie. Ognuno mantiene il suo gesto e la sua intenzione, ma ora deve rivolgersi a un interlocutore, confrontandosi su un tema. Passano pasta contro risotto, mare contro montagna, alzarsi presto contro alzarsi tardi, weekend con gli amici o in famiglia, bianco rosso o verde. Vietato cercare pretesti: entrare subito in argomento. Da queste improvvisazioni nasce una galleria di personaggi interessanti, che prendono vita e forma gradualmente, spesso nel confronto con l’altro.
La maestra offre commenti tecnici sul modo di approcciare queste improvvisazioni: prepararsi prima all’entrata, non cercare pretesti per partire, parlare al pubblico, essere netti e “andare fino in fondo”.
Per la prossima volta bisogna preparare un pezzo. Se a lezione abbiamo improvvisato sulla base di tracce molto schematiche ora bisogna che il nostro personaggio racconti al pubblico il suo segreto, un segreto importante che può contribuire a spostare l’accento che al personaggio si era appiccicato durante le improvvisazioni, magari in modo troppo caricaturale. Massimo due minuti, rivolgendosi direttamente al pubblico, raccontando.
Cambio: sempre in cerchio, in piedi, parliamo di timbrato. Timbrato è quando uno dà voce, senza forzare ma comunque facendosi ben sentire, di petto. Può essere un aaa, un ooo o whatever, basta che sia pieno. Sul timbrato poi ognuno dice un proprio pezzo a memoria, timbrandolo a dovere, fino a chiudere il cerchio. Nel dare voce bisogna guardare dritto davanti a sé, rivolgendosi con intenzione al compagno/a dirimpetto.
Se nel timbrato le corde vocali suonano appieno, c’è un modo in cui non suonano affatto, ed è il sussurrato. Niente vocali in aaa eee ooo questa volta: si parte direttamente con il pezzo a memoria e si scopre che per sussurrare in modo udibile ci vuole tanta aria e molta forza. Attenzione ai ritorni di timbro, magari in falsetto: non si devono sentire. A metà strada tra questi due estremi c’è il mezzo timbrato o il mezzo sussurrato: si avverte una fonazione, ma non è piena. Per provare si può anche passare da un estremo all’altro in modo graduale, sussurrando in modo sempre più udibile e viceversa.
Cambio, altra coppia di estremi: piano e forte. Si resta nell’area del timbrato ma con diversi livelli di volume. Non basta girare la manopola, bisogna cambiare l’intensità con cui spingono i mantici, in modo graduale. Prima però proviamo su una singola nota: ora piano e ora forte, e viceversa. Alcuni cambiando volume cambiano anche nota, come per sottolineare: rifare.
Cambio. Si passa ai compiti a casa. Bisognava indossare un tic, un atteggiamento, un gesto. Bene, girate per la stanza con questo tic. Poi girate per la stanza dicendo la vostra frasetta a memoria e tenete presente il vostro tic. Ora la maestra chiama lo schema. Si entra in scena indossando il gesto, ci si siede, ci si alza e si esce in quinta: sempre mantenendo intenzione e concentrazione. Lo fanno tutti. Cambio. Si entra in scena indossando il gesto, ci si siede e si deve parlare al pubblico di un argomento casuale, ma specifico: la pizza margherita, improvvisando. L’allocuzione deve aiutare a tirar fuori il personaggio. Variazione sui profiterol.
Cambio: a coppie. Ognuno mantiene il suo gesto e la sua intenzione, ma ora deve rivolgersi a un interlocutore, confrontandosi su un tema. Passano pasta contro risotto, mare contro montagna, alzarsi presto contro alzarsi tardi, weekend con gli amici o in famiglia, bianco rosso o verde. Vietato cercare pretesti: entrare subito in argomento. Da queste improvvisazioni nasce una galleria di personaggi interessanti, che prendono vita e forma gradualmente, spesso nel confronto con l’altro.
La maestra offre commenti tecnici sul modo di approcciare queste improvvisazioni: prepararsi prima all’entrata, non cercare pretesti per partire, parlare al pubblico, essere netti e “andare fino in fondo”.
Per la prossima volta bisogna preparare un pezzo. Se a lezione abbiamo improvvisato sulla base di tracce molto schematiche ora bisogna che il nostro personaggio racconti al pubblico il suo segreto, un segreto importante che può contribuire a spostare l’accento che al personaggio si era appiccicato durante le improvvisazioni, magari in modo troppo caricaturale. Massimo due minuti, rivolgendosi direttamente al pubblico, raccontando.
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