domenica 18 marzo 2007

On line i recordings della lezione del 7 marzo

Registrate, digitalizzate, convertite in MP3 e pubblicate on line su uno spazio Web compiacente: sono le nostre canzoni della settimana scorsa.
Download now!

sabato 17 marzo 2007

BlogCronaca - Lezione n. 21, 14 marzo 2007

Impera ancora il canto in questa ultima lezione prima della pausa prometeica. Canzone dei buchi, Canzone dei beni sequestrati, Girotondo, Io sono un buon francese, Canzone del povero Marat perseguitato, di cui viene anche ripresa la seconda parte su un motivo che non conosco e che prego i lettori di volermi ricordare. Infine il rap dell'ascesa di Napoleone, che viene semplicemente letto/recitato. Intenso il girotondo che proviamo e riproviamo in movimento, persino con alcuni colleghi dell'altro corso che si prestano a far da pubblico. Il girotondo impegna anche fisicamente e nei giorni successivi scopro con piacere dolorini alle spalle e al collo derivanti probabilmente dall'impegno nel canto e nella gestualità del girotondo. Ormai questa parte è abbastanza definita: ognuno sta per i fatti suoi, ma quando parte al musica tutti insieme in cerchio caciarosamente; quindi si segue Carlotta nei suoi acquisti affilati e si descrivono le sue mosse senza perdere di vista il pubblico. Dopo il "guarda sotto gli scialli" il girotondo riprende fino a diventare demenziale e caotico nell'ultima parte per poi essere interrotto dal fischio del sorvegliante. Nella canzone del povero Marat, divertente la fase in cui si cerca la tonalità per la parte di Simonne utilizzando una tastiera Yamaha suonata da Enrico: è un la minore. Le parti saranno assegnate via e-mail da Sabina durante il periodo di latenza: a questo punto avrei preferito la busta chiusa. Non manca un'anticipazione: Gianluca sarà Roux. Dopo il teatro la temperatura mite suggerisce di sedersi all'aperto per un ultimo bicchiere prima di congedarsi.

sabato 10 marzo 2007

BlogCronaca - Lezione n. 20, 7 marzo 2007

Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae...
canto del quarto stato, trinkano i deputati, girotondo, che succede, povero marat.

domenica 4 marzo 2007

BlogCronaca - Lezione n. 19, 28 febbraio 2007

Tutti presenti alla lezione n. 19, o almeno tutti quelli rimasti. Siamo all'ingresso del Marat-Sade, e ci si entra cantando, con tre corali su musiche di Kusturica. La canzone del quarto stato, una sua variante e un girotondo. Da cantare e ricantare per la scena.

domenica 25 febbraio 2007

BlogCronaca - Lezione n. 18, 21 febbraio 2007

Pochi volenterosi a lezione, un poco distratti dalle dimissioni del governo, con la notizia che arriva via SMS. Saluto al sole con rigore. Poi ciclo completo di mmm-eggiamenti. Quale sarà il saggio? Sarà Marat-Sade: la maestra è serena e non mostra più il tormento della volta passata. Le ragioni? Persi i due aiuti del corso di regia, preferisce uno schema più conosciuto, una pièce già rappresentata con un secondo anno. Più certezze, quindi e meno spazio all'indeterminazione dei personaggi.
Quindi sudore in aula, e ci voleva: una breve danza intorno alla ghigliottina. Il quarto stato inanella carole intorno al patibolo. Si prova qualche gesto: pugni alzati, bandiere agitate, girotondo. Noi reticenti, tranne Angela, che come al solito si butta di più.
Cambio: bordate di insulti a squadre: partito rosso contro partito blu. Scambi di accuse ed insulti: fatevi sentire, gridate. Si provano così due o tre cicli di insolenze. Manuel si ingola, ha le lacrime agli occhi: questo testo richiederebbe un approfondimento tecnico sul gridato, poi cambio.
Canzone del quarto stato: prova di canto su musica del film di Kusturica Gatto nero gatto bianco. Canzone non facilissima nonostante le apparenze: appoggiarsi ai binari aiuta a renderla più convincente, così come rivolgersi ad altri interlocutori in scena, come i compagni di lotta, Marat o i ricchi borghesi.

Canzone del quarto stato
Dove troviam la grana
Dove troviam la grinta
Se non abbiam che buchi
Buchi buchi buchi

Buchi per casa, buchi
E nella pancia, buchi
E nei vestiti, buchi
Buchi buchi buchi

Dopo la pausa si riprende la lettura della pièce di Weiss, commentata e interpretata ancora di più.
Per compito, continuare a leggere, con un lavoro di ricerca storico culturale sull'epoca e sui dettagli (anche dell'abbigliamento) citati nel testo.
Personalmente la scelta per il Marat-Sade mi trova d'accordo e ribadisco il mio schieramento marasadico. Con questa pièce siamo meno preda dell'ovvio, siamo più autonomi, proprio perché i personaggi sono definiti da uno schema fisso, che si presta a molte letture, sì, ma senza compiacimenti drammatici. Siamo restituiti alla superficie dell'interpretazione, al compito di restituire un monumento, senza il peso del dover esibire una nostra verità improbabile. Non che il lavoro sull'Amleto non mi piacesse, ma mi sembrava molto distante dall'obiettivo di una rappresentazione, a cui le poche improvvisazioni marasadiane dell'ultima lezione mi hanno fatto sentire invece già più vicino. Insomma, perisno i binari mi sembrano più a loro agio nel manicomio del diciottesimo secolo, rispetto alla reggia di Elsinore. E voi? Che ne pensate?

domenica 18 febbraio 2007

BlogCronaca - Lezione n. 17, 14 febbraio 2007

Dopo la lezione scontrosa della volta scorsa eccoci di nuovo alla lettura. Solo che questa volta siamo più coinvolti: anche la maestra entra, spiega, commenta, corregge. Si legge il Marat-Sade e lo si legge tutto d'un fiato. E questa volta pare quasi naturale che lo si legga in classe: il primo approccio a un nuovo testo. Dopo la lezione, Mai dire bar. Il giorno dopo qualcuno ringrazia perché ha ritrovato l'entusiasmo. Strano, perché comunque la lezione si è conclusa con una decisione non presa in merito al saggio. Catturati dalla lettura fino alle undici e un quarto, è la ragazza del Libero a cacciarci fuori, e dopo indugiamo ancora in cortile con la maestra, a contare voti e deleghe degli assenti, in un clima quasi da riunione condominiale. Mi schiero per il Marat-Sade, insieme a un gruppo che si allarga sorprendentemente fino a eguagliare gli amletici. La maestra lascia intendere che Weiss potrebbe rivelarsi per lei una soluzione più facile, perché è uno spettacolo che ha già messo in scena con un secondo anno. Si avverte, però, soprattutto da parte di chi più aveva dato nell'Amleto, una certa riluttanza a salire sul carro degli internati.
Termina la lezione così, nell'incertezza, mancando due corsisti (o forse sarebbe meglio dire artisti) che non si sono espressi, anche se c'è chi, dopo aver seguito la maestra fino a casa, dice di conoscere la sua scelta finale.

domenica 11 febbraio 2007

Idee da salvare

“Tranquilli, questo lavoro è inguardabile, ma ci serve a trovare delle soluzioni, a provare delle idee per salvarne alcune.” Thanks to Alessio the roman, di seguito quello che si è appuntato nelle ultime due lezioni su quanto si poteva salvare.

Atto III
  • Discussione sulla poetica dell’Amleto
  • Silvia dice “C’è del marcio in Danimarca”
  • Silvia corregge pronuncia inglese
  • Paola tiene contabilità dei nomi
  • Silvia dà oggetto ad Amleto prima di cominciare il monologo
  • Paola dice “il dubbio amletico”
  • Alessio lo sguardo durante il monologo
  • Enrico ed Alessio, questo è Amleto e parla del flauto
Atto IV
  • Morto al centro trascinato
  • Valentina che suona il flauto per annunciare la morte
  • Alessio abbraccia Valentina impersonando Laerte
  • Tiziana, la canzone tienila più a lungo
  • Angela lancia freccette
  • Angela subentra dopo monologo Manuela scatenando dibattito su Amleto
  • Veronica impersona Claudio sul finale e parla a Laerte

BlogCronaca - Lezione n. 16, 7 febbraio 2007

Addio magia non colta del 31 gennaio. La lezione del 7 febbraio si apre a muso duro, con la maestra all'offensiva sul tema disciplina, presenza, serietà. Marat-Sade? E che è? Era la pièce da leggere. Pochissimi l'hanno almeno sfogliata. Il saluto al sole sembra quasi una punizione corporale. Nel mmm-mmm la maestra limita le indicazioni al minimo e nelle andate e ritorno qualcuno sbaglia esercizio, facendo miii al posto di muuu e viceversa.

Qui c'è un saggio da preparare, come si fa a lavorare con un gruppo di cui non si conoscono gli effettivi? Se non si forma una squadra si finirà col fare una bella serie di monologhi e buonanotte.

Siamo un branco di sciamannati ubriaconi e chiacchieroni, in assemblea permanente, sempre occupati a farsi gli affari propri, pronti a sindacare sul castigo, ma non sul delitto. Si prosegue con il lavoro sul quarto atto. Parlano i binari, che come al solito preferiscono litigare tra loro e fare il tifo per i personaggi anziché raccontare una storia, mentre pochi sono quelli che entrano in scena. Angela tira fuori le freccette, Alessio mi trascina cadavere e dà l'attacco a Tiziana, mentre Valentina passa flautata; Enrico puntualizza e Manuela rimarca, mentre Veronica chiude impersonando il re Claudio nell'atto di tramare con un Laerte assente. Dopo la fine del quarto atto, atmosfera più distesa e positiva, si lavora sulla morte di Ofelia con variazioni a cura di Silvia, Barbara, Tiziana, Paola. Tutti partecipano in vario modo facendo i salici, il fiume, la morte, i fiori. Silvia è più estatica e contemplativa, Barbara trasmette una certa angoscia quando cerca di scappare mentre Gianluca la trattiene per le caviglie, anche Tiziana passa dall'idillio alla fuga ansimante, per poi crollare con il ramo caduto ed essere portata via a spalla; Paola, partita molto immobile e punzecchiata da Alessio, in punto di morte fa sentire un canto incorporeo di grande vibrazione. Game over. Per la prossima volta V atto e Marat-Sade: chi non c'è non ci sarà.

sabato 10 febbraio 2007

Calendario corso: avvisi

Prometeo, vi dice niente? E' uno spettacolo di Amedeo a cui lavora anche Sabina. Per questo non ci sarà lezione:
  • il 21 marzo
  • il 28 marzo
  • il 4 aprile
Recupero il 31 marzo (sabato), dalle 11 alle 17.

Cartellino Giallo

Basta assenze, basta non fare i compiti.
La maestra chiede disciplina e spirito di corpo.
Chi non viene a lezione deve avvisare.
Chi non viene da molto deve comunicare formalmente l'eventuale rinuncia.
Per i disobbedienti l'interdizione al saggio.
Per la prossima volta, per l'ultima volta: preparare Amleto V Atto e leggere il Marat-Sade.
Mercoledì prossimo si decide che pièce fare: "chi non c'è non ci sarà."

giovedì 1 febbraio 2007

lezione 31 gennaio 2007- prati e nasi

Arrivo tardi e ascolto appoggiata al muro di confine dentro-fuori i mmmmmeggiamenti del gruppo, armonicissimi finchè i due maschietti reggono la nota. Bello, ma il mal di testa non passa. Veloci al compito, ripassare il terzo atto e raccontarlo al pubblico-maestra. Partiamo benissimo, la trama si svela, il dibattito non si annacqua con tentennamenti, facciamo tutti il possibile e Paola dalla sua isola verde ci guarda e ci dice"che vita triste la vostra", in effetti si incrociano destini infelici: pazzi zoppi, intriganti e sperdute figure, trattenute e cattive signore, nasi torturati tanto da diventare rossi. Procediamo come sul crinale di una montagna un po' attenti a non fare passi falsi ma un po' più "dentro".
Paola riassume in numeri il terzo atto e finiamo lì dopo aver parlato della verità, del vero Amleto, dei genitori tirannici. La maestra dice "era bello" ma è come chiedesse se a noi è piaciuto, poi ci legge i suoi commenti.
Silvia sarà colei che ci riporterà tutti ad una lettura poetica dell'amleto, Valentina sarà lo spettro dei pensieri di tutti, buia e luminosa giuzzante come una luce improvvisa, Tiziana farà tesoro degli oggetti ed Enrico puntualizzerà i passaggi nevralgici del testo, così via via un po' per tutti, dispensando più che consigli appligli per fare del personaggio qualcosa di più che una bambola. A me resta un amleto bulimico e un polonio che crea magici accostamenti di sapore, la testa scoppia. il consiglio è trovare un feticcio la coperta di Linus che ci renda vulnerabili e schiettamente umani.
Gli ultimi venti minuti li passo di nuovo da spettatrice trincerata dietro una fila di sedie a godermi quella che da subito è la sigla del notro amleto: i cccp con un ritmo tormentante, soprattutto per l'emicrania, su cui Manuela si depila(eccezionale!!!!), Enrico sistema l'aula, Paola fa di conto e tutti sembrano così calati nel ruolo che sembra di stare a teatro. Per mercoledì il 4° atto e il Marat-Sade... anche se ormai a questo Amleto bulimico un po' siamo affezionati.

giovedì 25 gennaio 2007

BlogCronaca - Lezione n. 14, 24 gennaio 2007

Sono quasi le nove quando arrivo in aula, ancora palpitante per una giornata ad alta tensione, tanto che per un bel tratto me ne resto in disparte, incapace di cambiare mood e di entrare tra le quattro pareti della scena. Lavorano sul teatro di narrazione, con un elemento in più rispetto alla volta scorsa. I binari narrano in quanto binari, e possono anche entrare in contraddittorio. Quando se ne presenta l’occasione un monologante fa il suo pezzo, se il luogo lo consente. Infine chi vuole entra in scena, smette i panni del binario e improvvisa quello che si ricorda, accompagnato se ha fortuna da altri improvvisanti. Su questo varie interruzioni e richieste di spiegazioni, tanto che anche la maestra, dopo quasi un’ora di assemblea, veste i panni di Yoda: “basta parlare, ora fare”. Beh non ha detto proprio così, ma il senso era quello. Sulle singole improvvisazioni la maestra offre in dono anche consigli molto specifici su piccoli gesti da tenere in memoria e da usare opportunamente. Provo il “giurate” dell’oltretomba, poi mi cimento con Guildestern, insieme al Rosenkrantz-Gianluca e all’Amleto-Paola. Si potrebbe fare molto di più perché qualcosa inizia a sciogliersi, anche tra noi, ma il tempo è finito e la memoria dei due atti che avremmo dovuto sapere è labile. Per la prossima volta terzo e quarto atto. È ora di buttarsi, anche sapendo che ogni presa di coraggio sarà probabilmente vincolante per il futuro: se ti cimenti in un dialogo è probabile che ti resterà addosso, perché nulla avviene mai per caso, ma guai ad aspettare ancora.

venerdì 19 gennaio 2007

Amleto, le parti in ordine


- Tobia: Orazio - "Provo io. Almeno a dar voce ai sussurri... " e "Polvere che turba l'occhio della mente..." (Atto I, Scena 1)
- Angela: Polonio - "Lo so io come si fa presto..." (Atto I, Scena 3)
- Enrico: Amleto - "Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio..." (Atto I, Scena 5)
- Elena: Ofelia a Polonio (Atto I, Scena 3 e Atto II, Scena 1)
- Valentina: Spettro - "Si, quella bestia. Lui, adultero e incestuoso". (Atto I, Scena 5)
- Barbara: Amleto - "Amici miei eccovi, ben arrivati..."(Atto II, Scena 2)
- Veronica: Amleto - "Essere o non essere..." (Atto III, Scena 1)
- Silvia: Ofelia - "Come si è distrutta questa anima così grande" (Atto III, Scena 1)
- Serena: Attore Re – “Ebbene io credo che tu sia sincera…” (Atto III, Scena 2)
- Gianluca: Rosencrantz – “Ogni vivente ha il dovere…” (Atto III, Scena 3)
- Alessio: Amleto - "Delirio? Il polso batte regolare..." (Atto III, Scena 4)
- Fabio: Re - "Ho mandato a cercare lui e a trovare il corpo..." + "E tu Inghilterra..." (Atto IV, Scena 3)
- Federico
- Tiziana: Ofelia - "Nella bara a viso nudo quella gente ti portò" (Atto IV - Scena 4)
- Manuela: Amleto, "Dovunque io capiti ogni cosa..." (Atto IV, Scena 4)
- Matteo
- Paola: Re – “L’amore nasce dalla passione…” (Atto IV, Scena 7)
Per eventuali vertenze tra i candidati è competente il foro di Helsinor.

BlogCronaca - Lezione n. 13, 17 gennaio 2007


Non poteva iniziare che con il saluto al sole la seconda lezione del 2007, e continuare con esercizi di riscaldamento vocale secondo una prassi consolidata che prevede due giri di mimémèmamòmomù, due di miéèaòou e due di muoòaèéi, più 4 cambi di nota. Al termine deambulazione per l’aula a passo sincronizzato per recuperare memoria. Quindi Amleto, con Gianluca, Manuela, Silvia, Paola, Serena. I cinque beneficiano di un ampio commento da parte della maestra, a cui Gianluca, con un poco di flatterie, strappa una definizione di teatro come “equazione matematica a più incognite”. Da ciò si passa gradualmente a un fitto confronto sul lavoro che ci aspetta nel meticciato del testo amletico con i nostri personaggi, che d’ora in avanti chiameremo “binari” per distinguerli dai personaggi veri e propri del dramma shakespeariano. Quasi tutti fanno domande e si fa un gran parlare, sembra una assemblea permanente. Molti insistono sulla relazione complessa tra binari e personaggi. Binari scelti con superficialità in cui instradare personaggi grandi come giganti. In questa contraddizione da abitare “vale tutto”, purché li si vesta, li si distorca, li si viva anche con il necessario distacco, dato che l’attore non deve necessariamente immedesimarsi: non con il personaggio, né tanto meno con il binario. Si rivela il gusto di Sabina per il multistrato (o millepiani, come avrebbero detto Deleuze e Guattari), le connotazioni a grappolo, la mise en abime, il teatro nel teatro: “compito dei binari è attraversare l’Amleto”.
Ma c’è un’alternativa al “semplice” lavoro sull’Amleto, con quanto di scontato può esserci in un testo così noto. È il “Marat-Sade” (ecco come si scrive “marasàd”), altro gioco di teatro nel teatro ambientato da Peter Weiss nella Francia rivoluzionaria. In un carcere-manicomio il marchese De Sade (quello della filosofia nel boudoir, proprio lui) si improvvisa regista e mette in scena i contrasti tra giacobini e girondini utilizzando detenuti, matti e altro materiale umano drop-out che il grande internamento rende disponibile. Meno libertà in questo secondo testo, nel quale le parti sarebbero più rigide e geometricamente distribuite: cominciamo a leggerlo, poi si vedrà. Enrico spezza una lancia in favore di questo secondo testo non apprezzando per esperienza personale il genere metateatrale, ma la maestra fa capire che forse il lavoro sull’Amleto sarebbe più semplice.
Per finire un lavoro nuovo: teatro di narrazione sul primo atto dell’Amleto. Tutti insieme vestendo i personaggi bisogna raccontare il primo atto con un certo coinvolgimento, alternandosi alla parola e lanciando quanti in quell’atto avevano preparato un monologo, come per esempio Angela-Polonia, di cui è apprezzato lo slancio. Compito per la prossima volta: leggere primo e secondo atto per farne esercizio di teatro di narrazione, cercare il Marat-Sade nell’edizione Einaudi – Collezione di teatro: La Persecuzione e l'assassinio di Jean-Paul Marat. Agli ultimi assenti il compito di preparare il monologo: Federico, Tobia, Matteo ed Enrico, che ripete con nuova selezione.

lunedì 15 gennaio 2007

BlogCronaca - Lezione n. 12, 10 gennaio 2007

La ripresa. L’attesa. Le e-mail. E poi la scelta, lo studio, la ripetizione. Si fa sospirare il dieci gennaio, giorno della prima lezione 2007. Di mezzo c’è l’Amleto e quel compito così atteso: scegliere un monologo e prepararlo. Una buona metà fanno la loro scelta e la pubblicano (vedi sotto). Poi Alessio vuole inscenare qualcosa, e dopo una raffica di messaggi decidono di trovarsi un’ora prima per provare. Arrivo a cose fatte, la lezione prende avvio alla maniera solita: saluto al sole e poi qualche esercizio che ci fa bene ripetere: camminare all’unisono, a diverse velocità, accompagnando la camminata con un gesto contagioso, che cambia e si diffonde. Poi usare questo movimento per ripetere il monologo a bassa voce, vestendo il personaggio. “Maestra avevamo preparato una cosa, ce la fai fare?” Per un istante sembra un no, poi ci ripensa. Cinque minuti per prepararsi, mettersi d’accordo. Parte Barbara, poi la sequenza non la ricordo bene: credo Enrico, Alessio, Elena Angela e poi Veronica con la sua torta e il portafrutta di Villeroy et Bosch, che Angela vorrebbe come bomboniera (che budget!), Valentina, Tiziana e infine chi scrive. Qualche smorfia di disappunto, ma anche alcuni sorrisini sul volto della maestra, incuriosita da una trovata, un gesto, un dettaglio finalmente non inautentico: un millefoglie che non sa di stantìo, un citofono suonato in modo sincero, un braccio preso con un velo di verità. Dopo la sequenza ci si trova a commentare insieme il livello di teatralità dell’ensemble, ancora primigenio e abbozzato, ma comunque meritevole di ulteriore studio e approfondimento e si fa strada l’idea che l’Amleto sarà il terreno da dissodare per il saggio finale. Si tratta di trovare un artificio drammaturgico, un format, una soluzione per non dover portare in scena il dramma tel quel ma una sua derivazione, un punto di vista specifico. L’importante è che funzioni, che sia semplice e di impatto, come la comitiva che scende dall’autobus in Jesus Christ Superstar, per giustificare un “teatro nel teatro”. La spina nella carne? I maledetti personaggi, presi per la strada o nei corridoi degli uffici e che ora sono una condanna da scontare fino a giugno. Bisognerà imparare a convivere con questi poveri mostri, possibilmente cambiandoli, perché, come dice la maestra: “non faccio mai nulla senza prenderlo seriamente”. Non per niente la lezione si chiude con la lettura oratoriana di altre pagine dell’Amleto. Per la prossima volta? Continuare, a cominciare da chi non c’era e da chi non ha scelto.

sabato 23 dicembre 2006

Intanto, l'anima


Ricordate Alex? Un ex del corso 2005/2006 ha pubblicato un libro. Titolo: Intanto, l'anima. Alcuni di noi hanno posato per questa sua iniziativa, che ora è disponibile al pubblico. Sta presentando la sua bella opera (non è la prima) in questi giorni e ho avuto il piacere di assistere a una sua presentazione.

BlogCronaca - Lezione n. 11, 20 dicembre 2006

Saluto al sole, riscaldamento vocale, mmm-eggiamenti vari fino al cambio di nota. A quel punto, vista la mancanza degli ultimi che ancora dovevano provare il personaggio interrogato, si passa a un testo, l'Amleto, niente di meno. L'edizione proposta è quella Einaudi, nella classica collezione di teatro, quella che traduce "essere o non essere, questo è il problema". Bello, si comincia a leggere proprio dall'inizio, dall'elenco dei personaggi, e poi si prosegue a oltranza, con una breve pausa. Lettura logica, cioè il livello della comprensione del testo. Ci si alterna, scambiandosi le parti, sempre più in pochi. Alle undici, infatti, dopo quasi tre ore, qualcuno si è stancato, considerando forse la semplice lettura scolastica poco istruttiva. Siamo arrivati fin verso la metà dell'opera, poco dopo la rappresentazione fatta dagli attori a palazzo, su richiesta di Amleto. Chissà, forse la maestra avrebbe desiderato completarla in una sola notte, forse la riprenderemo la prossima volta.
Comunque c'è un compito per le vacanze. Occorre scegliere un brano dell'Amleto e studiarlo a memoria, interpretarlo e "montarlo", cioè accompagnarlo con movimenti scenici. Il personaggio o il brano scelto dovranno avere una certa "risonanza" con il personaggio interpretato da ciascuno in queste settimane. Non vale reinterpretarlo con parole contemporanee. Vale però utilizzare una scenografia immaginaria moderna (al telefono, in auto, sul balcone). Lunghezza minima: 10 righe. Lunghezza massima: ad libitum. Vale anche eliminare le brevi interruzioni provocate dall'intercalare dei personaggi per ottenere un monologo attraverso "accorpamenti". Per il testo utilizzare l'edizione Feltrinelli, disponibile on line, proposta da Alessio, che sull'Amleto ha seguito un seminario di recente. Ha il vantaggio di essere gratis, scaricabile e uguale per tutti.
Quindi bisogna presentare un prodotto "finito": memoria, interpretazione e movimento, utilizzando il lavoro fatto sul personaggio delle improvvisazioni. Una regola importante: niente sovrapposizioni. Ci si metta pure d'accordo ma niente doppioni. Anzi, per dare a Sabina modo di studiarsi i pezzi relativi, andrebbero resi pubblici prima, ovviamente in questa sede. Quindi sotto trovate i partecipanti al corso: per la prima lezione di gennaio ognuno dovrebbe dichiarare le proprie preferenze (vedi sopra).

giovedì 14 dicembre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 10, 13 dicembre 2006

Si entra già con il personaggio addosso. Per prima cosa, pittura libera nel vuoto, a suon di musica, naturalmente come la farebbe il personaggio, poi ballo, a coppie. Cambio.
Canto del personaggio: cosa canterebbe? Qualcuno ci prova. Cambio.
A beneficio di Manuela quattro volontari ripetono il primo ingresso del personaggio in scena: si entra, ci si siede e si esce di scena, ognuno in un modo diverso.
A Manuela poi tocca entrare, ma poi non se ne vuole andare, forzando le regole della situazione, e c'è chi glielo fa notare. Lei insiste a lungo, poi cede.
Quindi è la volta della peroratio, che viena svolta sul tema del calzone farcito, alimento dietetico e adatto a eventi eleganti. Poi è la volta del dibattito: Enrico e Manuela su famiglia ristretta e famiglia allargata. Infine si passa all'interrogatorio, con Gianluca nella parte del ragazzo dodicenne e un po' ribelle, fresco della scuola di Barbiana. Alessio si rivela nella parte del folle ispirato devoto a un santone invisibile, il "maestro", mentre Federico è un bauscia milanese separato, che dai derivati trae ampio alimento, e che si divide tra golf con il Tronchetti e un giro fino a Curma in Cayenne.
Dopo l'intervallo, il consueto ménage à quatre: partono Paola (campagnola allegra), Elisa (inglese con la sua pinta), Gianluca e Federico alla fiera delle salamelle: si avvitano un po' tra di loro. Fallo di Gianluca che esce di scena senza permesso, essendo un dodicenne insofferente, mentre gli altri non trovano nelle salamelle altro che "qualcosa di nero", forse un po' di pepe. Paola lamenterà che "a questo gioco non riusciamo". Perché?
Quindi è la volta di Serena, Veronica, Enrico e Alessio nel quartiere a luci rosse di Amsterdam: l'obiettivo è chiaro: qualcuno deve entrare in modo plausibile nelle vetrine. Veronica è in gita scolastica e si è persa, Serena ha un'amnesia, Alessio è in delirio ed Enrico telefona all'ambasciata: molto movimento, urla e spintoni ma i tentativi di passare la parete di vetro da parte di Veronica e Serena non vengono assecondati da Enrico e Alessio. Confesseranno di essersi asserragliati nel loro personaggio e di non volere l'obiettivo del gioco: fallo. Alla fine è game over, senza vincitori. Sì, perché come in un reality collaborativo e competitivo l'obiettivo del gioco andava raggiunto. Con le dovute maniere, ma senza ripensamenti, a costo di sporcare, perché tirarsi indietro è peggio. Trovare lo spunto giusto, creare il consenso e portarlo a compimento, come nella vita reale, come in politica.

E gli altri? Devono trovare il modo di uscirne senza perdere la faccia, trovando una soluzione che li accontenti in qualche modo: che siano utili, purché funzionali e non servili. Devono vendersi bene. Ecco la regola del crudo gioco: studiarsi bene il personaggio in modo da non perdersi nella sua "maniera" e avere materiale a sufficienza per creare situazioni che possano funzionare. La paradossalità dei contesti suggeriti dal setting è finalizzata alla forzatura, corrisponde a un pungolo che costringe alla smorfia, all'urlo, al gesto non piatto. Il rischio? Game over.

lunedì 11 dicembre 2006

Lo spettacolo di Sabina

Uno sguardo allo specchio (IV MANCANTE)
Pièce del Teatro-dell'Oggetto-Mancato (T-O-M) da Le stanze di Rita. O dei mancanti universali di Paolo Ferrari
Regia di Sabina Villa
Spazio scenico Erika Carretta e Aurelio Colombo (scenografi), Simona Riboni (architetto)
Con Sabina Villa

Sabato 16, Domenica 17, Lunedì 18 dicembre 2006
ore 21.00 e 22.00
Isolacasateatro Via J. Dal Verme 16, 1°piano, Milano www.isolacasateatro.org

E' richiesta la prenotazione. Telefonare al 02 4699490 oppure scrivere a
info@isolacasateatro.org
Ingresso 7 euro + tessera annuale (5 euro)

BlogCronaca - Lezione n. 9, 6 dicembre 2006


Dopo il riscaldamento, altri volontari presentano il personaggio. Tobia, Enrico, Paola, Tiziana. Forse altri, ma ero in ritardo. Nell'ultimo quarto d'ora improvvisazione a quattro sul tema "qualcosa accade slla finestra lassù", sempre impersonando i personaggi. Per la prossima volta dovremo indossare il personaggio per tutta la lezione. E' una storia vera: siamo prigionieri di questi dannati personaggi con i loro tic. Unica zona franca il corridoio.