Si entra già con il personaggio addosso. Per prima cosa, pittura libera nel vuoto, a suon di musica, naturalmente come la farebbe il personaggio, poi ballo, a coppie. Cambio.Canto del personaggio: cosa canterebbe? Qualcuno ci prova. Cambio.
A beneficio di Manuela quattro volontari ripetono il primo ingresso del personaggio in scena: si entra, ci si siede e si esce di scena, ognuno in un modo diverso.
A Manuela poi tocca entrare, ma poi non se ne vuole andare, forzando le regole della situazione, e c'è chi glielo fa notare. Lei insiste a lungo, poi cede.
Quindi è la volta della peroratio, che viena svolta sul tema del calzone farcito, alimento dietetico e adatto a eventi eleganti. Poi è la volta del dibattito: Enrico e Manuela su famiglia ristretta e famiglia allargata. Infine si passa all'interrogatorio, con Gianluca nella parte del ragazzo dodicenne e un po' ribelle, fresco della scuola di Barbiana. Alessio si rivela nella parte del folle ispirato devoto a un santone invisibile, il "maestro", mentre Federico è un bauscia milanese separato, che dai derivati trae ampio alimento, e che si divide tra golf con il Tronchetti e un giro fino a Curma in Cayenne.
Dopo l'intervallo, il consueto ménage à quatre: partono Paola (campagnola allegra), Elisa (inglese con la sua pinta), Gianluca e Federico alla fiera delle salamelle: si avvitano un po' tra di loro. Fallo di Gianluca che esce di scena senza permesso, essendo un dodicenne insofferente, mentre gli altri non trovano nelle salamelle altro che "qualcosa di nero", forse un po' di pepe. Paola lamenterà che "a questo gioco non riusciamo". Perché?
Quindi è la volta di Serena, Veronica, Enrico e Alessio nel quartiere a luci rosse di Amsterdam: l'obiettivo è chiaro: qualcuno deve entrare in modo plausibile nelle vetrine. Veronica è in gita scolastica e si è persa, Serena ha un'amnesia, Alessio è in delirio ed Enrico telefona all'ambasciata: molto movimento, urla e spintoni ma i tentativi di passare la parete di vetro da parte di Veronica e Serena non vengono assecondati da Enrico e Alessio. Confesseranno di essersi asserragliati nel loro personaggio e di non volere l'obiettivo del gioco: fallo. Alla fine è game over, senza vincitori. Sì, perché come in un reality collaborativo e competitivo l'obiettivo del gioco andava raggiunto. Con le dovute maniere, ma senza ripensamenti, a costo di sporcare, perché tirarsi indietro è peggio. Trovare lo spunto giusto, creare il consenso e portarlo a compimento, come nella vita reale, come in politica.
E gli altri? Devono trovare il modo di uscirne senza perdere la faccia, trovando una soluzione che li accontenti in qualche modo: che siano utili, purché funzionali e non servili. Devono vendersi bene. Ecco la regola del crudo gioco: studiarsi bene il personaggio in modo da non perdersi nella sua "maniera" e avere materiale a sufficienza per creare situazioni che possano funzionare. La paradossalità dei contesti suggeriti dal setting è finalizzata alla forzatura, corrisponde a un pungolo che costringe alla smorfia, all'urlo, al gesto non piatto. Il rischio? Game over.
1 commento:
difficile, difficilissimo, con questa maestra che ci guarda e ci trova sempre innfallo su regole non scritte ma non sul gesto e il teatro, difficile, difficilissimo, essere già personaggi senza essere ancora tutti noi... ho pensato a come avrei dovuto fare. Alessio mi dava spalla mi spingeva verso le vetrine e allora avrei dovuto sbatterci di schiena sulle vetrine e cercare una maniglia, perchè tra l'esaltato che mi chiama zoccolina e delle zoccole meglio le zoccole... e una volta trovata la maniglia entrare, richiudendo la porta e chiedere se queste sante zoccole avessero mai un telefono...
solo che er come voler essere "politicamente corretta" non fregare, non vincere per non esporsi.
BLAH..
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