Ormai i nomi li abbiamo imparati, qualcuno è uscito anche a cena, altri si sentono o whatever. Ma come è cominciato tutto? Provate a pensarci. Io qualche traccia ho conservato, e vorrei partire dalla lezione numero tre, la prima nella quale ci siamo trovati orfanelli del maestro e abbiamo conosciuto la maestra. Perché la tre? L’ho detto, perché era con la maestra, che ora è tornata, e poi perché la lezione numero uno me la voglio tenere per un’altra volta.
Il primo lavoro fu il “ballo”.
Musica. Muovete le mani seguendo la musica, ma non ballate. Ora muovete i piedi, ora la testa, le spalle, il bacino, e adesso tutto insieme, però non ballate, muovetevi e basta, cercate di muovere tutto e… non giudicatevi. Cambio.
Fate un cerchio – tutti seguono la musica, “senza esagerare”. Due invece al centro del cerchio la interpretano, relazionandosi, quindi “ballando”, ma sempre senza ballare. Le coppie al centro si succedono, gli altri assistono. Ricordo che la mia “partner” in quell’occasione non è mai più venuta da quella volta. Cambio.
Fate un cerchio: battere le mani ritmicamente, prima tra loro, poi su una coscia e quindi sull’altra. Questo ritmo in tre serve per sostenere una filastrocca “la-tara-ra-si--la-tara-ra-no…” che impariamo progressivamente a suon di manate sulle ginocchia. Difficoltà di mantenere il ritmo delle mani continuando a cantare la canzone. Cambio.
Esercizio dell’imitazione della camminata. Fate due ali. Uno passa in mezzo camminando normalmente; a questo punto qualcun altro/altra dovrà cercare di imitarlo sempre camminando tra le due ali, mentre gli altri, dalle ali, dovranno suggerire all’imitatore come meglio adeguarsi all’involontario modello. Dopo aver raggiunto un livello di mimesis sufficiente, l’imitatore riprende la sua camminata normale per essere a sua volta imitato. Matteo, Francesca, Gianluca, Angela, Chiara, Francesco, Fiammetta. Stop.
Lo scultore e la statua. Lo scultore deve far assumere alla statua la posa che vuole, purché esprima un’emozione. Lavoro a coppie. Poi tutte le statue devono interpretare il loro ruolo da sole, sia prolungando l’azione che era stata pietrificata nell’essere statua, sia emettendo una fonazione, in genere un grido o una parola. Sotto lo sguardo esigente degli scultori, c’è chi guarda da uno spiraglio e viene colto di sorpresa, chi spia dal buco della serratura di una porta che si apre di scatto, chi gioca a bowling, chi canta/è Freddy Mercury, chi scopre un cadavere e non trattiene le risate, mentre qualcuno si sveglia e scopre che lo stanno guardando e l’ultimo trova dei soldi per terra. Tre delle statue vengono fatte interagire tra loro in una scena unica, in cui Sara è travolta da un masso e cade, Chantal - che la stava spiando da una fessura - caccia un urlo, mentre Margherita scopre Sara morta poco dopo. È il primo barlume di improvvisazione che ci fanno fare: il trucco è arrivarci per gradi, partendo dal corpo.
Annunci: il maestro John Kalamandalam terrà un seminario di due giorni sulla danza Katakali. Mmm, tentazione. Mi sa che se torna ci vado veramente.
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