Fece il suo ingresso: una signora bruna grassoccia e occhialuta, sui quarantacinque anni, di media statura, i capelli raccolti sulla testa in modo un po’ trascurato. I suoi occhi mi fulminarono con un sorriso franco e penetrante. Mi alzai, il marito mi presentò, lei annuì a significare un’accoglienza cordiale, e si mise a sedere davanti a me con una specie di gesto principesco, incrociando due lunghe gambe che contrastavano con la pesantezza delle braccia e delle spalle. Osservava il marito tracciare percorsi sulla carta dell’India e calcolare orari. Mentre cercavo di seguirlo e di capire come intendeva organizzare il tragitto, sentivo che lei continuava a esaminarmi, e quando rialzai il viso i suoi occhi si accesero nuovamente di quel sorriso penetrante, cordiale e generoso. Annuì in segno di approvazione e poi, come se si fosse resa conto dei dubbi che mi rodevano, interruppe a un tratto il marito e si rivolse direttamente a me […].
Quando il marito si chiuse in cucina i suoi occhi tornarono a brillare di quel sorriso penetrante, si sporse un poco verso di me e mi rivolse la parola con la sua voce un po’ sommessa, ma scandita […].
Parlava con calore, con passione, le sue frasi erano chiare e ben formulate, ma trapelava anche un pizzico di ipocrisia , di complimentosa esagerazione.
Yehoshua, Abraham B., Ritorno dall’India, tr. it. a cura di Alessandro Guetta ed Elena Loewenthal, Torino, Einaudi, 1999 – courtesy by Manuela
giovedì 23 febbraio 2006
Il ritratto di Dori, la moglie del signor Lazar
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