giovedì 16 febbraio 2006

BlogCronaca: Lezione n. 14 – 14 febbraio 2006

Quando arrivo stanno facendo esercizi di emissione vocale: “mia” “mie” “mio” “miu” con movimento da chiuso ad aperto. Poi parecchi esercizi collettivi. Tutti in cerchio, abbracciati, respirate assieme, occhi chiusi, concentrati. Recuperiamo un vecchio esercizio: il funerale che si trasforma in festa e quindi in happening in giardino. Prima respirazione collettiva, poi lamenti, rintocchi di campane, pianti, colonna sonora di documentario su qualche guerra dimenticata nel terzomondo. Lentamente l’atmosfera si distende. I primi sospiri, le prime risatine, che diventano poi sempre più forti e scatenate, fino a che non si arriva allo schiamazzo. La cosa sembra funzionare, il maestro apprezza.
Sempre nello stesso setting: una giornata da raccontare senza parole, ma con suoni, esclamazioni onomatopee, in un percorso che va dal risveglio alla vita attiva per poi tornare al sonno. Non siete né in città né in campagna. Risveglio, sbadigli, pipì, caffè, passi, lavoro, attività, relazione, pranzo, ancora attività, poi aperitivi, cena, tele (per qualcuno una favoletta), sonno, le classiche due paginette in trance e poi nuovamente il sonno .
A questo punto si verbalizza. Fuori Sara a raccontare la giornata che aveva immaginato a occhi chiusi, cercando di far evocare nel pubblico dei compagni le sensazioni di quella giornata, e quindi di nuovo risveglio, pipì, il caffè, il treno, le telefonate, le e-mail, il traffico, la gioranta, la serata, il bagno ristoratore a casa. Lei in piedi, gli altri seduti intorno ad ascoltare.
Cambio, ancora setting rotondo e collettivo. Vi ricordate la danza con la cover di Roxanne? Risale alla lezione n. 11 (24 gennaio). Così veniva descritta, in una proto-BlogCronaca rimasta sulla carta (e presto on line su questa pista nera):
A coppie, si “balla” secondo una coreografia che prevede riconoscimento, corteggiamento, agnizione e amore, separazione cruenta e dolorosa, al ritmo di una cover di Roxanne dei Police che sembra un tango tragico cantato da Louis Armstrong. Vertiginoso.

Ora, senza musica, rifatelo a voce vocaleggiando e ricostruendo questo schema tragico, sempre nel cerchio, sempre ad occhi chiusi sempre abbracciati. Funziona meno che i precedenti, più cantato, pensando alla musica. Uomini e donne ne danno un’interpretazione diversa, giusta l’impressione di chi dal cerchio stava fuori.
Su questo soggetto, all’improvviso, c’è da improvvisare. Fuori Clara e Fabio. Che fare? Ne viene la rievocazione della bella desaparecida De Ursùa, trovate in chissà quale fossa cilena e ricordata dal non più studente Pedro. Idea interessante, ma troppo raccontata e poco agita, i miei clienti direbbero “poco interattiva”. “Se parli di lei, guardala, non fuggire nella narrazione, crea la situazione, non evocarla”.
Cambio: esercizio sulle maschere. Maschera neutra in partenza, ma sul tavolo ce ne sono sei, scandite dalla musica. Le maschere che siano eccessive e forti, appunto, maschere. I brani scelti sono tutti piuttosto “de paura”. Lo si fa prima solo con il volto, e poi con tutto il corpo. Il lavoro chiede di memorizzare la sequenza dei brani e delle relative maschere, che uno si deve sentire addosso in relazione alla musica, per poi ripeterle da solo, in sequenza, senza più musica. Volendo provare una descrizione c’è un primo pezzo che chiamerei delirio/nausea, poi “il gabinetto del dottor Caligari”, ovvero l’orrore espressionista, poi un “vincerò” che sa di napalm la mattina presto, poi una cosa che mi ha fatto pensare a un sadico eccitato e armato di frusta, poi di nuovo una nausea acida che sa di Grateful Dead (Blues for Allah) con un tocco di Conan il barbaro e infine una specie di lonesome cow bow che mi fa pensare a un carretto che vende salsicce.
Variante: associate a questa sequenza dei sapori: ogni maschera deve avere il suo, che ne determini la tonalità emotiva prevalente (per me fumo, mal di testa e alito cattivo, sangue e ferro, kerosene e salsicce dolci).
Cambio: fuori Chantal: descrivi la tua giornata come prima, ma mettici dentro i sapori e facceli sentire, così come dovremo accorgerci dei cambi di maschera (sei) attraverso quel che senti. C’è un incidente,il traffico, poi si cammina per strada, più rilassati…
Cambio, tutti contro il muro. Fuori Matteo e Margherita che impersonano Demetrio ed Elena: con un sospiro dei suoi Demetrio strappa ad Elena una risata al culmine della tensione. La ridarola ha la meglio sul “troppo disgusto nel mio petto”.
Su queste note ci congediamo dal maestro per le prossime quattro (quattro?) lezioni.

Nessun commento: