Prima di tutto un benvenuto a Fimsi, che si è presentata con un commento al Post di Enrico, quello in fondo alla pagina. Come back soon.
Inizio: seduti in cerchio o in ginocchio, posizione comoda ma schiena diritta. Emissioni vocali: mi me ma mo. Lunghe. Poi si provano diverse altezze: di pancia, di petto, nasale, di testa, di “nuca”. Poi con suono “in maschera”, nasale, che diventa un ringhio. Tutti a quattro zampe e scontro a ringhiate tra gruppi di dinosauri (dal ringhio direi dimetrodonti) intorno a una pozza d’acqua. Poi “a” con la lingua fuori, poi “a sbadiglio” senza grattare in gola con colonna d’aria che esce senza toccare (a me tocca lo stesso, come al solito e mi viene la tosse).
Cambio: ora si emette “nel mezzo del cammin di nostra vita” ritmato e diaframmatico. Cambio: avvicinandosi al centro si cala progressivamente il volume fino all’emissione di solo fiato (si scopre che il fiato solo consuma più fiato della voce, in quanto non è sostenuto). Così e ritorno e poi vice versa, sempre su “nel mezzo del cammin di nostra vita”.
Cambio: tre gruppi di lettura: i pedanti, quelli così-così e i frou-frou. Brano del 1947 di Jean Tardieu: è una partitura interpretata da tre personaggi: Signor A, Signor B e Signor C, un dialogo ritmico in cui viene descritto il sorgere del sole. Non conosco l’autore, ma sembrerebbe un surrealista, ricorda quasi certi testi dell’ultimo Battisti (ma è vero il contrario, ecco la fonte di Pasquale Panella, un drammaturgo contemporaneo!). Dante diceva che la “concubina di Titone antico” (l’aurora) lasciava il suo posto accanto al compagno. Qui invece ci sono dei tizi che vedono una distesa. Il brano è lunghetto ma convince, variato da improvvisi cambi di ritmo e da effetti di “concitato” nella partitura musicale in cui la parola si fa fraseggio strumentale. C’è bisogno di un direttore, interpretato prima dal maestro e poi da Enrico.
Cambio. Il metronomo e le diagonali: percorso allucinante lungo le diagonali di una quadrato in otto passi a velocità 120. Quattro personaggi/ingranaggio devono muoversi in uno spazio quadrato, percorrendo linee e diagonali secondo una regola precisa, in modo da non scontrarsi. Chi sbaglia viene fatto a fette da un raggio laser. Lo si fa anche a coppie, per mia fortuna, che mi faccio condurre dal Balmaverde. Sembra che il leitmotiv della lezione sia il ritmo: metronomo o partitura. Comunque integri dal percorso ne escono in pochi.
A questo punto in fila contro il muro e fuori due volontari: siamo a Demetrio contro Elena. Partono Fiammetta/Chantal, Angela/Fabio, Enrico/Roberta. Improvvisamente è difficile ricordare le battute, altro che pezzo ben saputo. Alcuni rilievi sparsi: “partire dal basso”, “vince la pancia”, “no ai passi indietro da balletto”, “le spalle da sole sono leggere”, “mantenere la tensione”, “no perdere il tempo”, “non dimenticare i gesti”, “più intensità, più cattiveria”. Lo scontro Demetrio/Elena si ripete collettivamente, a coppie, prima senza parole, poi con un breve battuta sintetica ad libitum.
Sul finire, extended play: a tempo scaduto tutti si fronteggiano a coppie, e ad occhi chiusi ripetono il dialogo, cercando di farsi un’immagine mentale dei gesti da compiere. È il maestro che con un tocco dà il segnale di partire. Quest’ultimo esercizio gli strappa un “complimenti, bravi tutti”, che portiamo a casa, dopo breve indugio post teatro.
Detto tra noi, Demetrio sarà anche un “bastardo”, ma in fondo è infelice per via del fatto che la bella Ermia sia scappata con il rivale Lisandro, umiliandolo. La passione di Elena per lui è l’ultima beffa.
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