Prima di tutto ringrazio il post di Jeanlook, che ci fa una domanda sulla pazzia e racconta di un episodio di strada: lo trovate in un commento alla lezione n. 12.
Qualche assenza anche oggi, ma alcuni ritorni, come Veronica e Alex. Si inizia direttamente dal ballo/non ballo, senza esercizi preliminari. La variazione questa volta prevede un movimento graduale del corpo seguendo la musica. Prima le mani, poi le braccia, poi le spalle, poi i piedi, le gambe, il bacino, la testa e il collo e infine tutto insieme. A questo punto due entrano nel cerchio e cominciano a relazionarsi interpretando la musica; anche le espressioni del viso devono entrare in gioco. Gli altri che fanno parte del cerchio seguono senza accentuare troppo, mentre i due dentro devono esagerare. Quando finisce la musica o si stancano escono convocando altri due. In questo modo tutti riescono a fare la loro parte al centro.
Dopo la danza non danza, che impegna fisicamente, è la volta della respirazione tai-chi, che eseguiamo con una variante. Il momento di espirazione finale deve essere fatto con una spinta finale, spingendo le mani verso il basso e raddrizzando (anche se non completamente) le gambe. Questo dorebbe aiutare a spingere giù/fuori l’aria e tutto il resto. Non a caso, e non senza qualche ironia, Roberta parla a questo proposito di purificazione.
Cambio, esercizio del cerchio vociante, anche questo con variazione. A turno uno entra nel cerchio, smette di fonare e ascolta quello che fanno gli altri, si lascia trasportare dal mantra circolare. A me stasera è sembrato più debole delle volte precedenti, manca un po’ di forza trascendente.
Cambio: avete portato i personaggi? Ni - no - ma – se. Allora la maestra tira fuori le fotocopie avanzate del corso precedente, e Sara legge una cosa sua. Ne vengono fuori due personaggi femminili: Gloria, la ragazza-maschiaccio adorata dal protagonista di un libro di Ammanniti e la lupa, non so se è quella di Verga o un suo remake più recente. Nel ruolo maschile identifico un laureato in storia preso dal disincanto, che col bicchiere in mano vaga con passo obliquo e consegna uno sguardo di sconforto al mondo che lo circonda.
Ok, ora trovate il vostro personaggio camminando un po’ per la stanza; quando avete finito, contro il muro. Penso che il laureato lo farebbe bene Gianluca, ma per prima esce Roberta, nel ruolo della santona guaritrice. Dopo qualche tentativo cocciuto trova una buona intenzione nel saluto alla “sacra luce”. Il lavoro prevede che il volontario prenda una sedia e sia già nel personaggio, si sieda e guardi il pubblico indossando la sua maschera da personaggio. A questo punto la maestra gli passerà un testo, che è pagina 50 di una pièce di Samuel Beckett, Giorni Felici, edizioni Einaudi: “Salve, sacra luce…”. Su quel testo, preso a pretesto, bisogna improvvisare indossando la maschera del personaggio. Dopo esce Fabio, che indossando la maschera del laureato in storia legge a prima vista una paginetta un po’ impostato. Troppo distante, finto, surjoué: beccato. Su queste note termina la lectio.
Spettacolo da vedere: Cinema Cielo, fino al 19 marzo.
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1 commento:
JeanLook sei un grande: ho pianto di gioia leggendo il tuo post!
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