lunedì 29 ottobre 2007

Concerto in re minore di J.S. Bach - Nazim Hikmet

Mattino d'autunno nella vigna
fila per fila ceppo per ceppo i ceppi si ripetono
e i grappoli sui ceppi
e gli acini sui grappoli
e la luce sugli acini.

La notte nella casa grandissima e bianca
una luce dentro ciascuna
le finestre si ripetono

tutte le piogge che cadono si ripetono
sul suolo sull'albero sul mare
sulla mia mano il mio viso i miei occhi
e le gocce si schiacciano sul vetro

rinnovamento dei miei giorni
simili gli uni agli altri
differenti gli uni dagli altri

ripetersi dei punti a maglia
ripetersi nel cielo stellato
in tutte le lingue ripetizioni dei «t'amo»
e nelle foglie il rinnovamento dell'albero
e in ogni letto di morte il dolore
per la vita troppo breve

ripetersi della neve
che cade
della neve che cade leggera
della neve che cade a fiocchi
della neve che fuma come la nebbia
disperdendosi nella tempesta
che imperversa
ripetersi della neve che mi sbarra il cammino

i bambini giuocano nel cortile
nel cortile giuocano i bambini
una vecchia passa nella strada
nella strada una vecchia passa
passa una vecchia nella strada.

La notte nella casa grandissima e bianca
una luce dentro ciascuna
le finestre si ripetono
sui grappoli, rinnovamento di acini
sugli acini, la luce

comminare verso il giusto e il vero
combattere per il vero, il giusto
conquistare il giusto, il vero

le tue lacrime mute e il tuo sorriso, mio amore,
i tuoi singhiozzi i tuoi scoppi di risa, mio amore,
il ripetersi del tuo riso
dai denti bianchi
brillanti

il mattino d'autunno nella vigna
fila per fila nodo per nodo i ceppi si ripetono
sui ceppi, i grappoli
sui grappoli, gli acini
sugli acini, la luce
nella luce. il mio amore.

Il miracolo del rinnovamento, mio cuore,
è il non ripetersi del ripetersi.

domenica 28 ottobre 2007

BlogCronaca 22 ottobre 2007

Si parte con gli esercizi di rilassamento e respirazione. Si inspira fresco e si espira caldo, lasciando l'aria fuggire tra le labbra. Immagina che un mano calda ti massaggi gradualmente i piedi, i polpacci, le ginocchia, le cosce, il ventre, il petto, le spalle il collo, le braccia, le mani , la testa. A ogni passaggio diventi più pesante, caldo e rilassato.

Poi ti alzi lentamente, mantenendo il movimento e il ritmo del respiro, e cammini, sempre al ritmo del respiro, incontri gli altri e ti relazioni con loro.

Metafora di caratterizzazione per colorare l'incontro con l'altro: prima è una sfida, poi è attrazione, quindi caldo bollente che non si può toccare, oppure freddo gelato che non si può trattenere, infine una calamita che attrae e respinge. Relazionatevi con il compagno secondo queste tre metafore, prima esagerando e poi gradualmente riducendo l'ampiezza del gesto fino a renderlo misurato, quasi invisibile, sopravvivente nella dimensione della tensione.

Queste metafore vi servono come binario da seguire contro i cliché, per non cadere nello psicologismo più trito. Il gioco della metafora si colloca in una sequenza ideale accanto a quella degli accostamenti improbabili e degli opposti fecondi, vedi gioco dell'alieno o quello della borsa con gli oggetti. Un commento alla camminata con il respiro: serve per dare forma al corpo carismatico.

Dopo l'intervallo si riparte con un lavoro sulla favola: a gruppi di tre o quatto si dovrà raccontare una favola a scelta tra cenerentola, biancaneve e cappuccetto rosso, scegliendo liberamente di impersonare un personaggio o un oggetto della favola e con questi personaggi impersonarla.

Infine lettura: una poesia di Nazim Hikmet (concerto in re mnore di J.S. Bach) da leggere tecnicamente: primo passaggio, lettura ritmica, quindi masticante e allitterante, infine alla ricerca della parola chiave.

giovedì 18 ottobre 2007

BlogCronaca 15 ottobre 2007

Mai essere scontati, mai cadere nei cliché. Come fare? Bisogna essere accurati. E prima di tutto rilassarsi, dimenticare lo sguardo altrui o il giudizio della maestra, e osare ciò che si sente: da lì arriverà forse la creatività sperata.
Musica: chiudete gli occhi, rilassatevi, respirate, ascoltate il vostro respiro, dimenticate il resto. Inspirate: entra in voi l’acqua fresca di un ruscello, il vostro corpo la riscalda quando la restituite al mondo, la sentite mentre esce da una fessura tra le labbra. Respirate colore, pensate a quale e concentratevi su questo colore. Siete acqua, una goccia d’acqua: alzatevi gradualmente senza mai perder questo sentore d’acqua. Esprimete con il vostro corpo la storia del viaggio di questa goccia nell’acqua: siate dettagliati, siate circostanziati. La musica è cambiata, Mozart credo. Poi una canzone su note di Piazzolla, forse, ma non ricordo. Siate le parole di questa canzone, esprimetela con il vostro corpo e dateci dentro, esagerate.
Cambio. Pensate a una canzone, la vostra canzone, cantatela dentro di voi e fatela vostra, senza cantare in voce.
Ecco, ora siete belli scaldati e possiamo fare un esercizio di immaginazione, perché l’immaginazione ha un grande potere, quello di essere senza limiti. Tendete il braccio destro e sollevate il pollice. Fissatelo nella posizione di “Italia uno” e fate fare un giro al vostro braccio girando il busto, fino a dove riuscite: a quel punto traguardate il vostro dito con un punto di riferimento: una macchia sul muro o qualcosa che vi aiuti a ricordare che fino a lì siete arrivati con la vostra rotazione. Ora chiudete gli occhi e immaginate senza muovervi di ripetere questa rotazione e di superarla girando su voi stessi come se foste Mr Fantastic o Elastic Girl: provatelo bene questo movimento immaginario, riconoscete il punto del muro dove vi eravate fermati e superatelo. Ora riaprite gli occhi e ripetete l’esercizio con il braccio teso, il pollice alzato e la rotazione del busto: visto che riuscite a ruotare di più? La vostra immaginazione vi ha aiutato a scoprire una riserva inaspettata. È così anche per la vostra creatività: bisogna farla uscire allo scoperto perché è il bagaglio più importante, insieme alla tecnica, che voi possiate costruire per il vostro lavoro sull’attore. Il resto è onanismo sinaptico.
Dopo l’intervallo improvvisazione sul tema di Mario e Maria. Com’è Mario? Com’è Maria? È come un pacchetto di sigarette, una felpa, un accendino, una busta di fazzoletti di carta. Su questo materiale scarno e incontrollato, dato di volta in volta, bisogna costruire un personaggio, giocando sulla metafora, sulle associazioni, i colori, gli accostamenti improbabili: perché è proprio quando ci si trova a corto di idee, quando abbiamo esaurito i cliché, che può venir fuori qualcosa di nuovo.
Poi improvvisazione sul tema del colloquio di lavoro. “Ci parli di lei”. Ma cosa bisogna dire? Le idee dovranno venire dal contenuto di una borsetta pescata a caso tra quelle dei compagni: da una carta fedeltà, da un portachiavi, da un rossetto, da un portafoglio, da un logoro santino della Carrà.
Allocuzione finale ancora sul potere infinito dell’immaginazione e della creatività, con accenti che ricordano il romanticismo inglese (penso a Coleridge, ma perché no anche a Schiller), riferimenti a Rodari e ad altri di cui la memoria mi cela il nome. Poi la maestra dalle scarpe acquistate a Toronto ci congeda. Ho mal di testa e rinuncio all'afterGaia.

giovedì 11 ottobre 2007

BlogCronaca 8 ottobre 2007

Ricca lezione, questa dell’otto ottobre, di quelle che le undici arrivano troppo presto, tra prove, giochi e improvvisazioni. All’inizio ricordo una danza. No, ma non è cominciato così. Si camminava percorrendo lo spazio dell’aula, in modo asistematico, come particelle elementari che rimbalzano sulle pareti di un campo di forze, lo riempiono e lo percorrono senza lasciare percorsi intentati. Si comincia liberi, ma poi ci si libera anche della luce, si chiudono gli occhi e si continua a camminare, anche lentamente, ma con forza, senza andare a tentoni e senza protendere le mani in avanscoperta. Se c’è un contatto, si cambia direzione. Fino a che l’indicazione non cambia. Quando incontrate qualcuno cercate di entrare in contatto con l’altro toccando le palme delle mani. Lo spazio di una canzone basterà, seduti, a conoscersi, toccandosi viso spalle e braccia. Prima uno poi l’altro a turno. Dopo essersi conosciuti ciecamente (alzi la mano chi ha riconosciuto il compagno), i due si alzano e uno può aprire gli occhi. Dovrà essere maestro di volo e accompagnare l’altro in evoluzioni aeree nello spazio dell’aula, evitando accuratamente gli scontri e conquistandosi la fiducia del cieco rimasto.
Cambio: gioco del cerchio annodato: mettetevi in cerchio. Ognuno alzi la mano sinistra e cerchi quella di un compagno che non sia quello a destra né quello a sinistra. Ora quelle mani stringetele. Ora alzate la mano destra e fate lo stesso. Ora siete tutti stretti e annodati, svolgete questo nodo e fate un cerchio, senza mai staccare le mani. Sorprendentemente ci si riesce.
Cambio: gioco dell’alieno. Siete terrestri tenuti sequestrati in stato di animazione sospesa da un alieno. Ogni tanto l’alieno vi sveglia per farvi delle domande sulla terra, ma sono passate migliaia di anni e voi non vi ricordate bene, e non sapete parlare, quindi vi esprimete con il corpo. La posizione di ibernazione è pollici contro il muro e piedi leggermente alzati da terra. L’alieno/maestra chiede con voce risuonante: “Che cos’è pioggia?”, “Che cos’è lettura?”, “Che cos’è amicizia?”, “Che cos’è paura?”, “Che cos’è nero?” e così via. Da segnalare il ghiaccio di Elisa e la lettura di Stefano.
Quindi è la volta dei percorsi di trasformazione. Due gruppi, uno seduto, l’altro in piedi all’altro capo dell’aula. Gli in piedi devono percorrere lo spazio dell’aula usando questo passaggio per trasformarsi. La prima trasformazione è quella da chiuso ad aperto, poi variazione al rallenti: incontri qualcuno e cerchi di essere seducente, sorprendi qualcuno a rigarti la macchina e lo insulti. Poi altre trasformazioni: dal riso al lutto, da carnefice a vittima, da robot cattivo Goldrake! Da qui considerazioni sull’importanza della trasformazione, che deve essere tecnica e non psicologica, su Dustin Hoffmann nel laureato che non interpretava ma assorbiva il cambiamento che gli stava intorno, sulla mimesi che va bene ma è solo il primo passo verso l’attore creativo, sui fatti di tutti i giorni che non gliene importa a nessuno ma conta solo la storia di come uno si trasforma a contatto con la realtà. C'è tempo per un breve dopoteatro in cui cominciare a conoscersi al Mai dire Bar.

martedì 2 ottobre 2007

BlogCronaca - Lezione del primo ottobre 2007

Via Savona, 10, aula B. Si torna ai piani alti. Già questa è una prima soddisfazione, dopo le aulette rubate alla scuola del fumetto. Mezz'ora di ritardo per cominciare, ma in compenso la maestra mi infligge il dolce supplizio (ah, caro vecchio marchese) di entrare in gioco da subito con il compito di presentarmi attraverso le parole di una compagna cieca da manipolare. Cerco di esprimere la mia emozione in maniera toccante: in realtà sono emozionato veramente e ho vinto la tentazione di non presentarmi in aula, dopo una giornata pesante in ufficio.
Fate un cerchio, guardate in basso, poi in alto e poi davanti: quando incrociate gli occhi di un compagno/a correte ad abbracciarlo. Si creano così delle coppie. Ora scegliete una carta, scegliete un film e fatene un trailer, una fa il regista e l'altro l'attore e viceversa. Gli altri guardano. Lo si fa tutti.
All'intervallo incontro Sabina cha fa lezione nell'aula accanto: ci abbracciamo e per me è un grande sollievo.
Ora a ciascuno sia dato un post-it e che ciascuno sul foglio scriva una frase che gli pare. La pila di foglietti appiccicosi viene attaccata a una sedia. Ora uno entra, vicino a quella sedia si siede e fa un gesto pulito e chiaro senza battute, e lo ripete. L'altro deve arrivare con un altro gesto. A questo punto il primo deve farsi contagiare gradualmente e non meccanicamente da quel nuovo gesto fino ad appropriarsene. Solo allora ha diritto a leggere la frase scritta da uno a caso e di uscire di scena, con effetti a volte paradossali ed esilaranti. Starnuti, grugniti, risate, tremori, ballo ed altro si fronteggiano e si contaminano per imitazione, dialettica e partecipazione ritmica, la modalità più apprezzata dalla maestra, che lascia trapelare alcuni accenni della sua Weltanschaung teatrante. La vera creazione avviene soltanto a partire da una sospensione di giudizio (quindi rilassatevi), altrimenti si cade nei preconcetti. L'arte dell'attore creativo è quella di saper trasformare, in modo pignolo, senza mai innamorarsi di un'idea, pena la caduta nello psicologismo, che corrisponde alla via della perdizione, facile e invitante. No alla mimesi, quindi, perché quando l'attore non è guidato dalla psicologia dà il meglio: a condizione che una buona tecnica gli consenta di evitare l'emozione trita. Lettura consigliata: Gianni Rodari (quello del libro di lettura di terza elementare, proprio lui): La Grammatica della fantasia. L'obiettivo è di fare di questa classe una banda di pignoli della materia fantastica.
Che prima impressione fa la maestra? Positiva e contagiosa. Torno a casa felice: mai nessuna Spa o altra leisure activity potrà darmi tanta carica ed emozione come una lezione ai teatri possibili.