giovedì 30 novembre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 8, 29 novembre 2006


Fine della cattività Aribertiana. Una telefonata one-to-one della Iside messaggera annuncia il ritorno in via Savona 10, nel nido delle aquile. In corridoio distribuisco mandala da colorare. Nella nuova sede stanze linde e raccolte, forse non amplissime, e per il dopo teatro i locali a cui avevamo scoperto di essere affezionati.
Dopo il saluto al sole e i consueti mmm-eggiamenti di riscaldamento si passa direttamente al lavoro sul personaggio. Gli ex assenti ripetono i dialoghetti, in questo caso su uomini del sud e del nord (Tobia e Serena), sulla vita sportiva e quella contemplativa (Paola e Veronica). Poi tre volontari interpretano il personaggio rispondendo alle domande del pubblico: Valentina, nella parte della giovane prof. Rinsecchita, Angela, che interpreta un rumeno oppresso da brutti ricordi, Matteo, starring come un reduce dalla Bosnia segnato da una pallottola nel cervello che si è riciclato come sicario.
Sul finale buttiamo via un quarto d’ora per pigrizia, archiviando una lezione in cui forse non siamo stati abbastanza generosi.

giovedì 23 novembre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 7, 22 novembre 2006


Dopo il saluto al sole e gli esercizi di riscaldamento riprendiamo per gli assenti e un po’ per tutti il lavoro della lezione precedente, prima cambiando la nota dell’mmm progressivamente verso l’alto e poi provando il timbrato, il sussurrato, il mezzo timbrato e i vari gradini intermedi. Ancora esercizio su acuto e grave e su piano e forte, sempre sul brano a memoria. Poi cambio: si passa al parlato-cantato. Si tratta di dire la battuta tenendo sempre la stessa nota, come in una litania: suggestivo. Quindi è la volta del portato, o voce portata. Come esempio la Maestra indica una montagna lontana che bisogna raggiungere, allungando le finali e in questo caso, sì, abbassando la nota nelle finali: “Ehi, voooii, laggiuùùùùùuuu”. Tutto questo senza gridare ma simulando una distanza infinita da superare. La voce esce quasi dal corpo e si fa provenienza.
Dopo la pausa, è la volta dei segreti da rivelare a partire dai personaggi indossati la volta precedente. Veronica Barbara e Fabio portano il loro pezzo con alcune varianti, ma si riprenderà la volta prossima.

lunedì 20 novembre 2006

Caligola

Giovedì quindici eccoci in sette (5+2) a vedere Caligola. Viscerale e geometrico, intenso da far male. Mi ci vuole parecchio per riprendermi, ma a distanza di giorni continuano a tornare alla memoria brani sparsi di questa bella pièce di Camus interpretata con sicurezza e autorità dalla compagnia dei Teatri Possibili. Ma come si fa a urlare così?
Venerdì mi capitano anche gli studi per una crocifissione di Danio Manfredini al teatro Out Off: solo, tragico e commovente nella dolente umanità che così bene ha saputo ritrarre.

BlogCronaca - Lezione n. 6, 15 novembre 2006


Seconda lezione in via Ariberto: aula riscaldata e meglio illuminata. Si parte naturalmente dal saluto al sole e da una serie di esercizi di riscaldamento mi-me-ma-mo-mu e ritorno. Questa volta però si introducono piccole differenze. Provate a fare mmm, trovando una nota, e poi salire, di quello che volete, sempre in mmm, verso una nota più acuta. La variazione continua, sempre più in alto o sempre più in basso, fino a quando si fatica a tenere la nota. Poi un gioco: la maestra dà una nota e bisogna salire, o scendere, sempre sullo stesso tipo di mmm, in una catena. Più grave, più acuto, più acuto, più grave. Interessante: da provare a casa, salendo e scendendo.
Cambio: sempre in cerchio, in piedi, parliamo di timbrato. Timbrato è quando uno dà voce, senza forzare ma comunque facendosi ben sentire, di petto. Può essere un aaa, un ooo o whatever, basta che sia pieno. Sul timbrato poi ognuno dice un proprio pezzo a memoria, timbrandolo a dovere, fino a chiudere il cerchio. Nel dare voce bisogna guardare dritto davanti a sé, rivolgendosi con intenzione al compagno/a dirimpetto.
Se nel timbrato le corde vocali suonano appieno, c’è un modo in cui non suonano affatto, ed è il sussurrato. Niente vocali in aaa eee ooo questa volta: si parte direttamente con il pezzo a memoria e si scopre che per sussurrare in modo udibile ci vuole tanta aria e molta forza. Attenzione ai ritorni di timbro, magari in falsetto: non si devono sentire. A metà strada tra questi due estremi c’è il mezzo timbrato o il mezzo sussurrato: si avverte una fonazione, ma non è piena. Per provare si può anche passare da un estremo all’altro in modo graduale, sussurrando in modo sempre più udibile e viceversa.
Cambio, altra coppia di estremi: piano e forte. Si resta nell’area del timbrato ma con diversi livelli di volume. Non basta girare la manopola, bisogna cambiare l’intensità con cui spingono i mantici, in modo graduale. Prima però proviamo su una singola nota: ora piano e ora forte, e viceversa. Alcuni cambiando volume cambiano anche nota, come per sottolineare: rifare.
Cambio. Si passa ai compiti a casa. Bisognava indossare un tic, un atteggiamento, un gesto. Bene, girate per la stanza con questo tic. Poi girate per la stanza dicendo la vostra frasetta a memoria e tenete presente il vostro tic. Ora la maestra chiama lo schema. Si entra in scena indossando il gesto, ci si siede, ci si alza e si esce in quinta: sempre mantenendo intenzione e concentrazione. Lo fanno tutti. Cambio. Si entra in scena indossando il gesto, ci si siede e si deve parlare al pubblico di un argomento casuale, ma specifico: la pizza margherita, improvvisando. L’allocuzione deve aiutare a tirar fuori il personaggio. Variazione sui profiterol.
Cambio: a coppie. Ognuno mantiene il suo gesto e la sua intenzione, ma ora deve rivolgersi a un interlocutore, confrontandosi su un tema. Passano pasta contro risotto, mare contro montagna, alzarsi presto contro alzarsi tardi, weekend con gli amici o in famiglia, bianco rosso o verde. Vietato cercare pretesti: entrare subito in argomento. Da queste improvvisazioni nasce una galleria di personaggi interessanti, che prendono vita e forma gradualmente, spesso nel confronto con l’altro.
La maestra offre commenti tecnici sul modo di approcciare queste improvvisazioni: prepararsi prima all’entrata, non cercare pretesti per partire, parlare al pubblico, essere netti e “andare fino in fondo”.
Per la prossima volta bisogna preparare un pezzo. Se a lezione abbiamo improvvisato sulla base di tracce molto schematiche ora bisogna che il nostro personaggio racconti al pubblico il suo segreto, un segreto importante che può contribuire a spostare l’accento che al personaggio si era appiccicato durante le improvvisazioni, magari in modo troppo caricaturale. Massimo due minuti, rivolgendosi direttamente al pubblico, raccontando.

giovedì 9 novembre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 5, 8 novembre 2006


La cattività Aribertiana - Dopo la pausa dei santi si riprende in una nuova sede, piuttosto squallida, a dire il vero; fredda, un po’ sudicia e poco illuminata, soprattutto nelle latrine maleolenti e zuppe. Ci si sente anche soli nei sotterranei di questa scuola, senza compagni, senza custodi. Forse si potrà gridare senza timore, dato che le bocche di lupo strette e alte danno sulla strada e non su un cortile condominiale. Sarà solo per questa volta… No no, la sentenza è definitiva. Inutile cercare una macchinetta del caffè o altri servizi di lusso a cui ci eravamo mollemente abituati. Manca pure un localino per bersi la birretta del dopo teatro in questa via Ariberto. Che abbiamo fatto per meritarci questa cattività? Ma forse la gente di teatro deve essere avvezza alla nudità, deve badare all’essenziale.
Anche la maestra è un po’ acciaccata questa sera dell’otto novembre: dopo il saluto al sole si passa a un esercizio per rafforzare il diaframma: a colpi di “esse”. Emettendo un forte e secco “s” bisogna fare dei movimenti bruschi, prima con le spalle, poi con i gomiti, i polsi, la gambe, il bacino. L’esercizio va fatto con un certo ritmo irregolare, bisogna sorprendersi con i cambi, perdere l’equilibrio, farsi quasi cadere.
Cambio: avete un filo attaccato alla fronte, alla nuca o alle orecchie, decidete al momento. Sempre emettendo “sss” dovete farvi trascinare da questo filo al via. Cambio, in due gruppi. Un gruppo attende in quinta, l’altro si fa trascinare sulla scena, e così alternandosi.
Cambio. Riscaldamento della voce, con qualche difficoltà, forse dovuta al freddo. In questo riscaldamento ognuno si porta la mano destra al petto mentre appoggia la mano sinistra sulla schiena del compagno/a: lo scopo è percepire le vibrazioni sonore, le onde che si propagano nei torsi impegnati a risuonare.
Dopo l’esercizio è il momento dei compiti a casa. Prima gli ultimi ritardatari cantano la loro canzone, poi si passa ai pezzi costruiti sulla canzone. La maestra sembra contenta delle nostre prove, probabilmente ai suoi occhi ci stiamo denudando ed entriamo nella sua inquadratura. Alla fine si forma un cerchio e se ne parla: perché non ci giudichi e tieni tutto per te? Perché ci fai fare queste improvvisazioni studiate? Qualcuno si sente a disagio nell’interpretare una parte scritta da sé medesima (tanto da farsi scrivere una parte di riserva da compiacenti copy). La maestra insiste sulla positività dello scarto tra l’atto pubblico del recitare e l’atto privato di metterci un’intenzione e un disagio irriducibilmente soggettivi. Su questo scarto si crea la tensione del teatro, uno scarto che bisogna ritrovare anche mentre si recita un testo consolidato dalla tradizione e mille volte ripetuto, altrimenti niente magia, niente pubblico catturato.
Dopo la pausa ancora in cerchio per la prova del testo a memoria. Qui la maestra un rilievo lo fa: niente sguardi sottratti nell’introspezione o nell’infinito, affrontate gli interlocutori, senza bisogno di guardarli uno per uno, ma senza nemmeno sottrarsi. Anche qui è un delicato equilibrio che va trovato, uno sguardo che ha una sua presenza, forse innaturale, ma non assente. Anche qui le voci mancano, “siamo al limite dell’udibile”.
Per la prossima volta studiate un gesto, un tic o un mimica di qualcuno che vi sta intorno e provate a “indossarlo”.
Per concludere: meglio improvvisare a caldo o prepararsi il testo? Meglio il giudizio o il libero errore? Meglio via Savona o via Ariberto?