Benvenuta Ionka tra i contributors ma non trovo ancora tracce di te qui sulla pista nera. Aspetto.
Torna il maestro da Genova e torna barbuto. Mancano in molti, forse a causa dello sciopero. Buio in sala. A coppie: uno è cieco (occhi chiusi al buio) e l’altro lo deve guidare, di corsa, in una fuga nella notte piena d’angoscia, fuga da qualcosa che insegue, qualcosa di terribile. Cambio, il cieco si fa veggente e l’altro viene trascinato. Cambio ancora: ora si fa in tre, due ciechi e un duce. L’angoscia, la corsa e il trascinamento sfiancano, sudo copiosamente.
Cambio, sempre a coppie: uno è un vecchio decrepito dal passo curvo e incerto, l’altro lo sorregge faticosamente. Cambio-scambio. Poi ricambio: ora tutti sono vecchi e camminano curvi, poi lentamente, si radunano contro la parete di fondo e si salutano con cenni muti, si incontrano tra loro. E guardano il maestro, con odio: è lui la causa della loro vecchiaia e dei loro mali. Quindi lentamente vanno verso di lui e lo accusano, ognuno lo accusa di un suo male, di una sua mutilazione fisica o morale, uno per uno, quando incontrano il suo sguardo.
Cambio: ora tutti i vecchi sono seduti sulle sedie e continuano a guardare il maestro con odio. Ognuno è costretto a chiedere di andare al bagno alzando il braccio, l’estrema umiliazione, e più cresce l’umiliazione più cresce l’odio contro il maestro che è la causa di tutto e che ha il potere di dare o negare il permesso. Poi questo gesto di richiesta si trasforma in una richiesta di aiuto e di salvezza contro una decrepitezza intollerabile. Impassibile il maestro e poi cambio, cede il testimone a un volontario che catalizzi su di sé l’odio dei vecchi ed eserciti su di loro quel potere che gli è conferito da una legge invisibile. Il cattivo di turno veste i panni di un sorvegliante di un ospizio o di un lager e costringe i vecchi a fare ginnastica, a sollevare materassi, a piegarsi, a inginocchiarsi. Tutti a turno impersonano il sorvegliante, chi più nazi, chi più infermiera stanca e inacidita ("ancora te la sei fatta addosso!"), chi sprezzante ("siete inutili"), chi spazientita.
Infine confronto a due, muto con scambio di ruoli: vecchio rattrappito e pieno di risentimento contro infermiere/sorvegliante sprezzante e provocatore. Ho difficoltà in entrambi i ruoli: debole come sorvegliante, come vecchio mi prende un tremore incontrollabile al viso.
Improvvisazione: si interpreta la solita coppia Oblomov contro Dori, molto relativizzata e con un compito preciso: lavorare sullo scontro vecchio/sorvegliante e realizzare uno scambio di ruoli nel dialogo. L’aggressiva/o deve saper soccombere e trasformarsi in remissivo/a, e viceversa.
Partono Enrico contro Angela sul tema “le vacanze di Pasqua”. Seguono Veronica e Fabio sul tradimento. Fabio ricade nell’epico comme d’habitude e non bada a un anello lasciato cadere. Quindi Roberta contro Fiammetta sulla partecipazione al matrimonio della sorella.
Problemi nei capovolgimenti di fronte che non sempre sono chiari, buona la verve di Roberta e Fiammetta.
Cambio, riprendiamo i personaggi. È un po’ come l’esercizio della maschera neutra: si va in scena e gli altri fanno domande, soltanto che questa volta bisogna incarnare il personaggio. Chiara è una rumena che vive di espedienti nella Milano da bere. Manuela porta Dori, che questa volta si chiama Concetta. Sara è la ragazza maschiaccio del libro di Ammanniti, Fiammetta sceglie niente meno che il Barney ebreo canadese, mentre Angela torna nei panni di Bridget Jones. Per tutti, “non dondolate, individuate dei tic e applicateli”.
La prossima volta ci sarà da studiare.
giovedì 23 marzo 2006
CorsoPossibile
ciao a tutti, scusa Fabio ma mi intrufolo. Finalmente ho capito come scrivere qui e non sui commenti! ovviamente dopo aver perso la password la password almeno 7 volte.
Scrivo per sostenere una proposta fatta da Fabio all'interno di un commento... ovvero mischiarci ad estranei, "recitare" (passatemi l'uso della parola grossa) e vedere cosa succede.
sperimentale ed esaltante. Adieu.
Scrivo per sostenere una proposta fatta da Fabio all'interno di un commento... ovvero mischiarci ad estranei, "recitare" (passatemi l'uso della parola grossa) e vedere cosa succede.
sperimentale ed esaltante. Adieu.
mercoledì 15 marzo 2006
Il ritratto di Uto
Uto Drodemberg che si alza all’alba, con la più grande naturalezza, quando gli altri sono ancora persi affondati nel sonno più opaco. Non ha bisogno di dormire e non ha bisogno di mangiare, non ha bisogno di niente, lo si vede da come è magro e flessibile, senza sovraccarichi. Il prodotto di una vita difficile, eppure è proprio da lì che ha tratto le sue qualità migliori, la sua capacità di reagire in modi non convenzionali a situazioni ostili. C’è un dimensione ascetica nel suo spirito, una forza senza limiti nella sua struttura leggera; potrebbe vivere d’aria, mettere una mano sul fuoco senza farsi male, camminare a piedi nudi nella neve. Potrebbe dimostrare le tesi meno dimostrabili, sostenere qualunque sfida, accettare scommesse a cento contro uno.
Non ha niente da difendere, nessuna posizione di rendita da salvare, non c’è margine di rischio che sia troppo alto per lui. È un eroe. Musica che sale, rock-sinfonica o piano solo. Mozart, o anche musica indiana. Cambiate pure disco, si adatta comunque ai movimenti di Uto Drodemberg che va verso la porta a vetri.
De Carlo, Andrea, Uto, Milano, Bompiani, 1995. Courtesy by Gianluca & Biblioteca di Appiano Gentile.
BlogCronaca: Lezione n. 18 – 14 marzo 2006
Arrivo in ritardo, vittima di una foratura, spero non sia presagio di sventure peggiori. Il ballo non ballo è già cominciato. La variante questa volta è che tutti devono entrare nel cerchio almeno una volta e si devono relazionare con un certo numero di componenti del cerchio, interpretando la musica con tutto il corpo e anche con il viso. Dopo quasi un’ora di questo lavoro siamo tutti piuttosto stanchi: respirazione tai chi per riprendersi e poi cerchio vocale. Qui il lavoro nella danza dà i suoi frutti: viene fuori un cerchio di grande potenza che finisce di botto dopo una lunga performance collettiva: gli dei annuiscono divertiti. Personalmente sono sudato come per la danza; alla mia sinistra Matteo è un basso degno di una petroliera.
Cambio: tirate fuori i personaggi. Finalmente escono dei personaggi nuovi. Paola racconta di una donna descritta in un romanzo della scapigliatura: magrissima e brutta ma che non rinuncia ad atteggiarsi; Veronica racconta di una canzone (aiuto, non mi ricordo quale). Fabio ribadisce il suo Oblomov, Margherita legge un brano (aiuto 2, chiedo scusa); Chantal Si rifà a Filumena Marturano di De Filippo, Enrico porta il Gattopardo, il principe di Salina, Angela si è identificata con Bridget Jones e il suo Diario, Manuela con la sua Dory (vedi sotto) mentre Gianluca ripropone il suo Uto (vedi sopra). A questo punto, avete dieci minuti per trovare il vostro personaggio.
Cambio, ecco il setting: due sedie e un tavolino, è un bar. Un volontario prenda posto: è Chantal, sempre apripista. Un altro dovrà entrare da una porta segnata da due bottigliette. Cercherà un posto a sedere e scoprirà che l’unico rimasto è quello accanto a Chantal. Entra Margherita. Non c’è altro schema. Chantal è Filumena Maturano: fa l’invadente, sceglie il menu, commenta ad alta voce “su, sposati, mangia”, Margherita è sulla difensiva.
Seconda coppia: Gianluca contro Manuela. Perché mi viene da dire contro? Beh è un confronto, è dialettico. Gianluca interpreta Uto, duro come uno schiacciasassi e indifferente a tutto: però non rinuncia a provarci con Dori che reagisce con una difesa proattiva: sofisticata, difficile, di fretta, Dori stronca le avance di Uto con esperienza e un po’ di insofferenza, ma forse non è Dori del tutto, è una Manuela possibile, come confessa durante il de-briefing.
Angela infine è Bridget Jones contro un vecchio Gattopardo Enrico, che tira fuori dal suo repertorio il personaggio del nónno: acido, formale e un po’ cinico. Bridget è furibonda contro il genere maschile: ordina un whisky, come nei film, fuma e si sfoga al telefono con sua mamma. Il vecchio Enrico cerca di rabbonirla con distacco.
Fine della lezione e del ciclo di Sesto San Giovanni. Un ringraziamento alla maestra per quanto ha saputo darci, in cambio di un misero paio di lacere brache turche.
Cambio: tirate fuori i personaggi. Finalmente escono dei personaggi nuovi. Paola racconta di una donna descritta in un romanzo della scapigliatura: magrissima e brutta ma che non rinuncia ad atteggiarsi; Veronica racconta di una canzone (aiuto, non mi ricordo quale). Fabio ribadisce il suo Oblomov, Margherita legge un brano (aiuto 2, chiedo scusa); Chantal Si rifà a Filumena Marturano di De Filippo, Enrico porta il Gattopardo, il principe di Salina, Angela si è identificata con Bridget Jones e il suo Diario, Manuela con la sua Dory (vedi sotto) mentre Gianluca ripropone il suo Uto (vedi sopra). A questo punto, avete dieci minuti per trovare il vostro personaggio.
Cambio, ecco il setting: due sedie e un tavolino, è un bar. Un volontario prenda posto: è Chantal, sempre apripista. Un altro dovrà entrare da una porta segnata da due bottigliette. Cercherà un posto a sedere e scoprirà che l’unico rimasto è quello accanto a Chantal. Entra Margherita. Non c’è altro schema. Chantal è Filumena Maturano: fa l’invadente, sceglie il menu, commenta ad alta voce “su, sposati, mangia”, Margherita è sulla difensiva.
Seconda coppia: Gianluca contro Manuela. Perché mi viene da dire contro? Beh è un confronto, è dialettico. Gianluca interpreta Uto, duro come uno schiacciasassi e indifferente a tutto: però non rinuncia a provarci con Dori che reagisce con una difesa proattiva: sofisticata, difficile, di fretta, Dori stronca le avance di Uto con esperienza e un po’ di insofferenza, ma forse non è Dori del tutto, è una Manuela possibile, come confessa durante il de-briefing.
Angela infine è Bridget Jones contro un vecchio Gattopardo Enrico, che tira fuori dal suo repertorio il personaggio del nónno: acido, formale e un po’ cinico. Bridget è furibonda contro il genere maschile: ordina un whisky, come nei film, fuma e si sfoga al telefono con sua mamma. Il vecchio Enrico cerca di rabbonirla con distacco.
Fine della lezione e del ciclo di Sesto San Giovanni. Un ringraziamento alla maestra per quanto ha saputo darci, in cambio di un misero paio di lacere brache turche.
mercoledì 8 marzo 2006
BlogCronaca: Lezione n. 17 – 7 marzo 2006
Prima di tutto ringrazio il post di Jeanlook, che ci fa una domanda sulla pazzia e racconta di un episodio di strada: lo trovate in un commento alla lezione n. 12.
Qualche assenza anche oggi, ma alcuni ritorni, come Veronica e Alex. Si inizia direttamente dal ballo/non ballo, senza esercizi preliminari. La variazione questa volta prevede un movimento graduale del corpo seguendo la musica. Prima le mani, poi le braccia, poi le spalle, poi i piedi, le gambe, il bacino, la testa e il collo e infine tutto insieme. A questo punto due entrano nel cerchio e cominciano a relazionarsi interpretando la musica; anche le espressioni del viso devono entrare in gioco. Gli altri che fanno parte del cerchio seguono senza accentuare troppo, mentre i due dentro devono esagerare. Quando finisce la musica o si stancano escono convocando altri due. In questo modo tutti riescono a fare la loro parte al centro.
Dopo la danza non danza, che impegna fisicamente, è la volta della respirazione tai-chi, che eseguiamo con una variante. Il momento di espirazione finale deve essere fatto con una spinta finale, spingendo le mani verso il basso e raddrizzando (anche se non completamente) le gambe. Questo dorebbe aiutare a spingere giù/fuori l’aria e tutto il resto. Non a caso, e non senza qualche ironia, Roberta parla a questo proposito di purificazione.
Cambio, esercizio del cerchio vociante, anche questo con variazione. A turno uno entra nel cerchio, smette di fonare e ascolta quello che fanno gli altri, si lascia trasportare dal mantra circolare. A me stasera è sembrato più debole delle volte precedenti, manca un po’ di forza trascendente.
Cambio: avete portato i personaggi? Ni - no - ma – se. Allora la maestra tira fuori le fotocopie avanzate del corso precedente, e Sara legge una cosa sua. Ne vengono fuori due personaggi femminili: Gloria, la ragazza-maschiaccio adorata dal protagonista di un libro di Ammanniti e la lupa, non so se è quella di Verga o un suo remake più recente. Nel ruolo maschile identifico un laureato in storia preso dal disincanto, che col bicchiere in mano vaga con passo obliquo e consegna uno sguardo di sconforto al mondo che lo circonda.
Ok, ora trovate il vostro personaggio camminando un po’ per la stanza; quando avete finito, contro il muro. Penso che il laureato lo farebbe bene Gianluca, ma per prima esce Roberta, nel ruolo della santona guaritrice. Dopo qualche tentativo cocciuto trova una buona intenzione nel saluto alla “sacra luce”. Il lavoro prevede che il volontario prenda una sedia e sia già nel personaggio, si sieda e guardi il pubblico indossando la sua maschera da personaggio. A questo punto la maestra gli passerà un testo, che è pagina 50 di una pièce di Samuel Beckett, Giorni Felici, edizioni Einaudi: “Salve, sacra luce…”. Su quel testo, preso a pretesto, bisogna improvvisare indossando la maschera del personaggio. Dopo esce Fabio, che indossando la maschera del laureato in storia legge a prima vista una paginetta un po’ impostato. Troppo distante, finto, surjoué: beccato. Su queste note termina la lectio.
Spettacolo da vedere: Cinema Cielo, fino al 19 marzo.
Qualche assenza anche oggi, ma alcuni ritorni, come Veronica e Alex. Si inizia direttamente dal ballo/non ballo, senza esercizi preliminari. La variazione questa volta prevede un movimento graduale del corpo seguendo la musica. Prima le mani, poi le braccia, poi le spalle, poi i piedi, le gambe, il bacino, la testa e il collo e infine tutto insieme. A questo punto due entrano nel cerchio e cominciano a relazionarsi interpretando la musica; anche le espressioni del viso devono entrare in gioco. Gli altri che fanno parte del cerchio seguono senza accentuare troppo, mentre i due dentro devono esagerare. Quando finisce la musica o si stancano escono convocando altri due. In questo modo tutti riescono a fare la loro parte al centro.
Dopo la danza non danza, che impegna fisicamente, è la volta della respirazione tai-chi, che eseguiamo con una variante. Il momento di espirazione finale deve essere fatto con una spinta finale, spingendo le mani verso il basso e raddrizzando (anche se non completamente) le gambe. Questo dorebbe aiutare a spingere giù/fuori l’aria e tutto il resto. Non a caso, e non senza qualche ironia, Roberta parla a questo proposito di purificazione.
Cambio, esercizio del cerchio vociante, anche questo con variazione. A turno uno entra nel cerchio, smette di fonare e ascolta quello che fanno gli altri, si lascia trasportare dal mantra circolare. A me stasera è sembrato più debole delle volte precedenti, manca un po’ di forza trascendente.
Cambio: avete portato i personaggi? Ni - no - ma – se. Allora la maestra tira fuori le fotocopie avanzate del corso precedente, e Sara legge una cosa sua. Ne vengono fuori due personaggi femminili: Gloria, la ragazza-maschiaccio adorata dal protagonista di un libro di Ammanniti e la lupa, non so se è quella di Verga o un suo remake più recente. Nel ruolo maschile identifico un laureato in storia preso dal disincanto, che col bicchiere in mano vaga con passo obliquo e consegna uno sguardo di sconforto al mondo che lo circonda.
Ok, ora trovate il vostro personaggio camminando un po’ per la stanza; quando avete finito, contro il muro. Penso che il laureato lo farebbe bene Gianluca, ma per prima esce Roberta, nel ruolo della santona guaritrice. Dopo qualche tentativo cocciuto trova una buona intenzione nel saluto alla “sacra luce”. Il lavoro prevede che il volontario prenda una sedia e sia già nel personaggio, si sieda e guardi il pubblico indossando la sua maschera da personaggio. A questo punto la maestra gli passerà un testo, che è pagina 50 di una pièce di Samuel Beckett, Giorni Felici, edizioni Einaudi: “Salve, sacra luce…”. Su quel testo, preso a pretesto, bisogna improvvisare indossando la maschera del personaggio. Dopo esce Fabio, che indossando la maschera del laureato in storia legge a prima vista una paginetta un po’ impostato. Troppo distante, finto, surjoué: beccato. Su queste note termina la lectio.
Spettacolo da vedere: Cinema Cielo, fino al 19 marzo.
venerdì 3 marzo 2006
BlogCronaca: Lezione n. 16 - 28 febbraio 2006
Poca gente, si inizia con un po’ di ritardo perché dentro c’è una tipa del corso prima in confessionale con la maestra. Si parte con esercizi di stiramento e rilassamento. Il primo è il “dita incrociate in sette mosse”, di cui non ricordo bene la sequenza (davanti, al petto, in basso, davanti, in alto, poi ancora in basso…). Poi torsioni della testa: avanti, indietro, lateralmente, circolarmente.
Cambio: musica. In cerchio. Seguendo la musica “ballate” senza ballare veramente, senza stereotipare, con tutto il corpo. Poi chi entra nel cerchio interpreta la musica a modo suo: gli altri lo devono imitare. Al centro ci vanno tutti e lentamente si vince la freddezza iniziale, fino agli ultimi che sono bravissimi.
Cambio. Esercizio di respirazione dei "gomiti pesanti" che ormai ho imparato e riesco anche a fare a casa (cfr. ultima BlogCronaca). La riattivazione della circolazione ha effetto su Chantal, che viene colta da formichine ai piedi.
Cambio. In cerchio a risuonare. Al termine dei fiati vocali, si passa al lavoro sul testo nonsense, che si scopre essere derivato da un canto in un dialetto greco-pugliese-salentino. “Grico” è quindi il nome della lingua famosa. Il tema dell’esercizio è quello di dare al testo un colore, una tonalità emotiva, un’intenzione. Chantal parte dalla rabbia. Per aiutare i primi tentativi la maestra richiama il contesto dell’Antigone. Pensate al personaggio di Antigone, nel momento in cui si rivolge ai suoi concittadini. Rabbia, indignazione, esortazione. Su queste tonalità si cimentano anche Manuela e Sara. Enrico invece sceglie il personaggio del messaggero, con diverse variazioni suggerite dalla maestra (notizia cattiva, poi pessima, poi buona, poi bellissima). Fiammetta ha tamponato la macchina di un'amica. Da Gianluca un’interpretazione disperata e rotta, mentre Frisco è un ragazzo insofferente nei confronti di ipotetiche prediche materne. Angela invece è una madre esasperata e spazientita. Fabio racconta con aria soddisfatta un’impresa andata a buon fine e Chiara interpreta la sua propria agitazione.
Cambio. Parte l’improvvisazione: è uno squarcio, la lezione si impenna. Il soggetto su cui lavorare è dato dall’Antigone. Fiammetta e Sara interpretano Ismene e Antigone: Antigone vuole convincere la sorella ad aiutarla a dare sepoltura al fratello Polinice lasciato in pasto ai cani fuori dalle mura di Tebe per ordine del tiranno Creonte. Cambio, fuori Manuela (Tiresia) e Fabio (Creonte). L’indovino Tiresia cerca di persuadere Creonte al perdono, ma questi è irremovibile, indulgenza contro ragion di stato. Siamo già in extended play, si parla già del confronto di Creonte con il figlio, ma hora ruit. “Per la prossima volta, portate i testi che avevate scelto per isolare il vostro personaggio”. E portate anche una fotocopia per me che ve li pubblico sul Blog, sempre che non preferiate farlo da soli.
Cambio: musica. In cerchio. Seguendo la musica “ballate” senza ballare veramente, senza stereotipare, con tutto il corpo. Poi chi entra nel cerchio interpreta la musica a modo suo: gli altri lo devono imitare. Al centro ci vanno tutti e lentamente si vince la freddezza iniziale, fino agli ultimi che sono bravissimi.
Cambio. Esercizio di respirazione dei "gomiti pesanti" che ormai ho imparato e riesco anche a fare a casa (cfr. ultima BlogCronaca). La riattivazione della circolazione ha effetto su Chantal, che viene colta da formichine ai piedi.
Cambio. In cerchio a risuonare. Al termine dei fiati vocali, si passa al lavoro sul testo nonsense, che si scopre essere derivato da un canto in un dialetto greco-pugliese-salentino. “Grico” è quindi il nome della lingua famosa. Il tema dell’esercizio è quello di dare al testo un colore, una tonalità emotiva, un’intenzione. Chantal parte dalla rabbia. Per aiutare i primi tentativi la maestra richiama il contesto dell’Antigone. Pensate al personaggio di Antigone, nel momento in cui si rivolge ai suoi concittadini. Rabbia, indignazione, esortazione. Su queste tonalità si cimentano anche Manuela e Sara. Enrico invece sceglie il personaggio del messaggero, con diverse variazioni suggerite dalla maestra (notizia cattiva, poi pessima, poi buona, poi bellissima). Fiammetta ha tamponato la macchina di un'amica. Da Gianluca un’interpretazione disperata e rotta, mentre Frisco è un ragazzo insofferente nei confronti di ipotetiche prediche materne. Angela invece è una madre esasperata e spazientita. Fabio racconta con aria soddisfatta un’impresa andata a buon fine e Chiara interpreta la sua propria agitazione.
Cambio. Parte l’improvvisazione: è uno squarcio, la lezione si impenna. Il soggetto su cui lavorare è dato dall’Antigone. Fiammetta e Sara interpretano Ismene e Antigone: Antigone vuole convincere la sorella ad aiutarla a dare sepoltura al fratello Polinice lasciato in pasto ai cani fuori dalle mura di Tebe per ordine del tiranno Creonte. Cambio, fuori Manuela (Tiresia) e Fabio (Creonte). L’indovino Tiresia cerca di persuadere Creonte al perdono, ma questi è irremovibile, indulgenza contro ragion di stato. Siamo già in extended play, si parla già del confronto di Creonte con il figlio, ma hora ruit. “Per la prossima volta, portate i testi che avevate scelto per isolare il vostro personaggio”. E portate anche una fotocopia per me che ve li pubblico sul Blog, sempre che non preferiate farlo da soli.
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