A due giorni di distanza dal nostro spettacolo provo a descrivere quello che provo: un sentimento di liberazione, la conquista di un traguardo atteso, costruito insieme, con l’aiuto e la guida di Gaia e Corinna. E insieme un senso di vuoto per un percorso che volge alla conclusione, dopo i tre anni regolamentari al Libero. Come ogni anno i compagni si disperderanno dopo qualche aperitivo estivo e una pizza celebrativa, e forse un altro anno non ci sarà per conoscerne altri.
Dello spettacolo ricordo la luce grigia, quasi fumosa, in cui intravedevo il pubblico, mezzo accecato com’ero dalle luci su di me. Ricordo le lunghe “guardie” in divisa e berretto, nel mio angolino, ora a destra e ora a sinistra, che mi hanno consentito di vedere tutto lo spettacolo direttamente dalla scena. Mi vengono in mente le corvée per cambiare i cartelli con le fermate; le soste al centro del palcoscenico sulla croce di nastro adesivo per dire la mia parte; i fasci di luce che circondavano le figure dei compagni in battuta; gli applausi finali e quel varco nella fila degli attori, rimasto aperto per me, ultimo a raccogliere il saluto del pubblico; i complimenti dei compagni del primo anno venuti a vedermi, quelli di Gaia. E poi la vanità di uscire per strada con gli occhi ancora cerchiati di nero e ordinare una birra con aria stanca e un po' di sussiego.
Uno ad uno i compagni fanno ritorno a casa e così faccio anch’io, dopo averli salutati più a lungo del solito. A farmi compagnia un mal di testa, nato tra birre e sigarette scroccate conversando con l'autore, e un senso di spossatezza, perché è stato bello e perché è già finito. Su quel palco, o su un altro, poco importa, ci voglio tornare. È un desiderio netto e pulito, il più bel regalo ricevuto da maestri e compagni incontrati in questi anni alla scuola di via Savona.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
1 commento:
Ciao Fabio,
grazie per le belle parole sul seminario e per averne lasciato una traccia, speriamo duratura, su web.
Spero ci sia occasione per lavorare ancora tutti assieme. Raramente ci si trova così bene a lavorare con persone che non si conoscono :-)
A presto
Posta un commento