sabato 29 dicembre 2007

Marat/Sade: il video


Ci vollero sei mesi per elaborare il "lutto" provocato da questo spettacolo, e alcune notti natalizie passate a montare il "girato" dell'operatore, che ringraziamo. E' stato un momento importante per noi e merita di essere rivisto ora. Il video è disponibile anche in formato DVD, con tanto di contenuti speciali. Come fare per averlo? La condizione è di postare sul blog un commento allo spettacolo: un ricordo, un vissuto, una critica, quello che vi pare (un'eccezione sono pronto a farla per Veronica, che può averlo in cambio del DVD del primo anno, merce ormai rarissima).


Ricordo che non si tratta dello spettacolo integrale, ma di una sintesi, della durata di 50 minuti circa: alcune scene non sono state riprese e altre sono riportate solo parzialmente.

martedì 18 dicembre 2007

BlogCronaca 18 dicembre 2007

Caro Fabio,
ci riprovo.... e questa volta mi lancio direttamente con un post... sicuramente mancherà la poesia che normalmente c'è nella tua cronaca, però ho cercato di puntare almeno sulla mia memoria...

La nostra insegnante era malata ma ci conduce ugualmente nell’approfondimento delle tecniche di improvvisazione teatrale…
Iniziamo dal riscaldamento: ci rilassiamo stesi a terra, respiriamo, ci facciamo massaggiare dalla testa ai piedi dal vibrato della voce di Pavarotti, sulla voce della canzone successiva iniziamo a muoverci e con quella successiva ci alziamo in piedi.
A coppie schiena a schiena, trovato il respiro comune, ci muoviamo come un unico essere, che diventa la squadra che sarà in competizione con le altre nell’improvvisazione: Renne, 2x3, i VAC, Pulcinelle e Lexotan, la competizione finisce in pareggio, nonostante ognuno incontri qualche difficoltà… chi di ascolto, chi a cogliere i suggerimenti, chi a prendere tutti gli appuntamenti, chi a sviluppare il tema, chi fa troppo e chi non fa alcune parti fondamentali ….
Esempio: buongiorno! - stile: cinema muto”.
Giro di riscaldamento: dal dottore - “brucia tutto” - il vuoto cosmico, uniche battute “triangoli isosceli” e “divorare, ….”; il serpente della zia – stile: cinema muto; i tre moschettieri – “dove lo state portando”; ci sono stati degli avvistamenti.
Giro poesie: la pargoletta mano – odi et amo – nel mezzo del cammin… - l’infinito – il buio oltre la siepe
Il museo: stile Beautifull, stile Matrix, stile Il padrino, stile Charlie’s Angels, stile Cow Boys.
E per finire facciamo un giochino di scuola: chi è lui – chi è lei – cosa fanno – lui dice “…” – lei dice “…” – la morale è…
Dopo averle lette, scegliamo quella che ci piace di più e facciamo l’improvvisazione semplice e veloce: chi siamo, azione, battuta e conclusione… e quindi abbiamo Marilyn e Paperino che litigano, Pippo e Cleopatra che si rotolano, Dancenko (come si scrive?) e Colombina che termina con un omicidio, la Befana e Marcantonio che si ciucciano gli alluci (anche se non ci siamo arrivate a ciucciarceli… soprattutto non in modo efficace) e non mi ricordo chi erano Margherita e Davide che aveva smesso di fumare…

Nell’improvvisazione è importante… un po’ di chicche della maestra… in ordine sparso: massimo ascolto è fondamentale, bisogna prendere una SOLA idea e sviluppare/trasformare a partire da quella e farla crescere, non cambiarla o stravolgerla, non metterci TROPPO altrimenti non si coglie l’essenziale.
Uno entra definisce chi è e fa un’azione chiara in cui si può inserire l’altro, bisogna far crescere la situazione, se c’è un personaggio forte (es il cow boy di Margherita) l’altro inevitabilmente gli deve fare da spalla, anche se i personaggi sono uno contro l’altro gli attori lavorano sempre insieme, “lo stile non deve fottere il museo”.
Finiamo un po' prima ma recupereremo insieme alla lezione che dobbiamo recuperare uno dei sabati di gennaio.... e dopo le feste la maestra ci assegnerà le nostre parti!
Fabio ha portato un regalo a tutti, un libretto carinissimo per i nostri appunti da teatranti.... GRAZIE MILLE FABIO!!!!

giovedì 13 dicembre 2007

BlogCronaca 10 dicembre 2007

Il canto apre le danze, in una lezione che esordisce con il quadrato, la mini emissione, la scala indiana, le botte di diaframma e le risate con tre vocali. Intanto la scala indiana, ripetiamolo, fa: sa-re-ga-ma-pa-da-ni-sa e ritorno: sa-ni-pa-da-ma-ga-re-sa. Quindi jazz al ritmo di vavuva-m-m-vavumvuva. Diaframma, ancora diaframma. Perché? Serve per la recitazione in terza e in sesta persona, serve per il teatro dello straniamento brechtiano, con cui il nostro saggio dovrà fare i conti. Così proviamo un brano a memoria a scelta, in prima, terza e sesta persona. Difficile descrivere le differenze tra questi piani: la prima persona è quella naturalistica, sei tu con la tua voce, con il tuo coinvolgimento, con il tuo essere “lì”. Nella terza si introduce una distanza sacerdotale, ispirata e intensa: “pensa di essere dietro a una statua e di darle voce”. La terza ha una dimensione di grandezza che sottrarrebbe la recitazione alla piccolezza della persona umana con le sue emozioni private, restituendola a una dimensione universale. E la sesta? È quella del banditore, “attenzione, popolazione!”, ancora più distante e tecnicamente faticosa (una specie di urlo ben gestito), ma certo più facile da trovare. Lunghe prove infatti ci aspettano, con una terza sempre sfuggente e inarrivabile, difficile anche da tenere quando per caso la si raggiunge sul testo solito di Macbeth o su altri a scelta. Non si riesce neppure a completare il giro, perché si cambia (maestra poco soddisfatta).
Riscaldamento: a coppie trovate insieme la respirazione schiena contro schiena, poi cambia il gioco. Ballo, lei vuole ballare, lui no e lei lo deve convincere e viceversa (sic!). No, così vi irrigidite: siete a una gara di ballo (e quindi dovete ballare) ma lei è di cattivo umore e balla a malincuore. Negli intervalli piazzate la battuta, senza perdere l'aplomb della gara di ballo. La gara di ballo si stilizza poi in figure plastiche (le risate...): tutto questo serve allo straniamento, perché la battuta così si dematerializza, però invitare al ballo una partner riluttante per me è stata la prova più dura di sempre.