giovedì 25 gennaio 2007

BlogCronaca - Lezione n. 14, 24 gennaio 2007

Sono quasi le nove quando arrivo in aula, ancora palpitante per una giornata ad alta tensione, tanto che per un bel tratto me ne resto in disparte, incapace di cambiare mood e di entrare tra le quattro pareti della scena. Lavorano sul teatro di narrazione, con un elemento in più rispetto alla volta scorsa. I binari narrano in quanto binari, e possono anche entrare in contraddittorio. Quando se ne presenta l’occasione un monologante fa il suo pezzo, se il luogo lo consente. Infine chi vuole entra in scena, smette i panni del binario e improvvisa quello che si ricorda, accompagnato se ha fortuna da altri improvvisanti. Su questo varie interruzioni e richieste di spiegazioni, tanto che anche la maestra, dopo quasi un’ora di assemblea, veste i panni di Yoda: “basta parlare, ora fare”. Beh non ha detto proprio così, ma il senso era quello. Sulle singole improvvisazioni la maestra offre in dono anche consigli molto specifici su piccoli gesti da tenere in memoria e da usare opportunamente. Provo il “giurate” dell’oltretomba, poi mi cimento con Guildestern, insieme al Rosenkrantz-Gianluca e all’Amleto-Paola. Si potrebbe fare molto di più perché qualcosa inizia a sciogliersi, anche tra noi, ma il tempo è finito e la memoria dei due atti che avremmo dovuto sapere è labile. Per la prossima volta terzo e quarto atto. È ora di buttarsi, anche sapendo che ogni presa di coraggio sarà probabilmente vincolante per il futuro: se ti cimenti in un dialogo è probabile che ti resterà addosso, perché nulla avviene mai per caso, ma guai ad aspettare ancora.

venerdì 19 gennaio 2007

Amleto, le parti in ordine


- Tobia: Orazio - "Provo io. Almeno a dar voce ai sussurri... " e "Polvere che turba l'occhio della mente..." (Atto I, Scena 1)
- Angela: Polonio - "Lo so io come si fa presto..." (Atto I, Scena 3)
- Enrico: Amleto - "Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio..." (Atto I, Scena 5)
- Elena: Ofelia a Polonio (Atto I, Scena 3 e Atto II, Scena 1)
- Valentina: Spettro - "Si, quella bestia. Lui, adultero e incestuoso". (Atto I, Scena 5)
- Barbara: Amleto - "Amici miei eccovi, ben arrivati..."(Atto II, Scena 2)
- Veronica: Amleto - "Essere o non essere..." (Atto III, Scena 1)
- Silvia: Ofelia - "Come si è distrutta questa anima così grande" (Atto III, Scena 1)
- Serena: Attore Re – “Ebbene io credo che tu sia sincera…” (Atto III, Scena 2)
- Gianluca: Rosencrantz – “Ogni vivente ha il dovere…” (Atto III, Scena 3)
- Alessio: Amleto - "Delirio? Il polso batte regolare..." (Atto III, Scena 4)
- Fabio: Re - "Ho mandato a cercare lui e a trovare il corpo..." + "E tu Inghilterra..." (Atto IV, Scena 3)
- Federico
- Tiziana: Ofelia - "Nella bara a viso nudo quella gente ti portò" (Atto IV - Scena 4)
- Manuela: Amleto, "Dovunque io capiti ogni cosa..." (Atto IV, Scena 4)
- Matteo
- Paola: Re – “L’amore nasce dalla passione…” (Atto IV, Scena 7)
Per eventuali vertenze tra i candidati è competente il foro di Helsinor.

BlogCronaca - Lezione n. 13, 17 gennaio 2007


Non poteva iniziare che con il saluto al sole la seconda lezione del 2007, e continuare con esercizi di riscaldamento vocale secondo una prassi consolidata che prevede due giri di mimémèmamòmomù, due di miéèaòou e due di muoòaèéi, più 4 cambi di nota. Al termine deambulazione per l’aula a passo sincronizzato per recuperare memoria. Quindi Amleto, con Gianluca, Manuela, Silvia, Paola, Serena. I cinque beneficiano di un ampio commento da parte della maestra, a cui Gianluca, con un poco di flatterie, strappa una definizione di teatro come “equazione matematica a più incognite”. Da ciò si passa gradualmente a un fitto confronto sul lavoro che ci aspetta nel meticciato del testo amletico con i nostri personaggi, che d’ora in avanti chiameremo “binari” per distinguerli dai personaggi veri e propri del dramma shakespeariano. Quasi tutti fanno domande e si fa un gran parlare, sembra una assemblea permanente. Molti insistono sulla relazione complessa tra binari e personaggi. Binari scelti con superficialità in cui instradare personaggi grandi come giganti. In questa contraddizione da abitare “vale tutto”, purché li si vesta, li si distorca, li si viva anche con il necessario distacco, dato che l’attore non deve necessariamente immedesimarsi: non con il personaggio, né tanto meno con il binario. Si rivela il gusto di Sabina per il multistrato (o millepiani, come avrebbero detto Deleuze e Guattari), le connotazioni a grappolo, la mise en abime, il teatro nel teatro: “compito dei binari è attraversare l’Amleto”.
Ma c’è un’alternativa al “semplice” lavoro sull’Amleto, con quanto di scontato può esserci in un testo così noto. È il “Marat-Sade” (ecco come si scrive “marasàd”), altro gioco di teatro nel teatro ambientato da Peter Weiss nella Francia rivoluzionaria. In un carcere-manicomio il marchese De Sade (quello della filosofia nel boudoir, proprio lui) si improvvisa regista e mette in scena i contrasti tra giacobini e girondini utilizzando detenuti, matti e altro materiale umano drop-out che il grande internamento rende disponibile. Meno libertà in questo secondo testo, nel quale le parti sarebbero più rigide e geometricamente distribuite: cominciamo a leggerlo, poi si vedrà. Enrico spezza una lancia in favore di questo secondo testo non apprezzando per esperienza personale il genere metateatrale, ma la maestra fa capire che forse il lavoro sull’Amleto sarebbe più semplice.
Per finire un lavoro nuovo: teatro di narrazione sul primo atto dell’Amleto. Tutti insieme vestendo i personaggi bisogna raccontare il primo atto con un certo coinvolgimento, alternandosi alla parola e lanciando quanti in quell’atto avevano preparato un monologo, come per esempio Angela-Polonia, di cui è apprezzato lo slancio. Compito per la prossima volta: leggere primo e secondo atto per farne esercizio di teatro di narrazione, cercare il Marat-Sade nell’edizione Einaudi – Collezione di teatro: La Persecuzione e l'assassinio di Jean-Paul Marat. Agli ultimi assenti il compito di preparare il monologo: Federico, Tobia, Matteo ed Enrico, che ripete con nuova selezione.

lunedì 15 gennaio 2007

BlogCronaca - Lezione n. 12, 10 gennaio 2007

La ripresa. L’attesa. Le e-mail. E poi la scelta, lo studio, la ripetizione. Si fa sospirare il dieci gennaio, giorno della prima lezione 2007. Di mezzo c’è l’Amleto e quel compito così atteso: scegliere un monologo e prepararlo. Una buona metà fanno la loro scelta e la pubblicano (vedi sotto). Poi Alessio vuole inscenare qualcosa, e dopo una raffica di messaggi decidono di trovarsi un’ora prima per provare. Arrivo a cose fatte, la lezione prende avvio alla maniera solita: saluto al sole e poi qualche esercizio che ci fa bene ripetere: camminare all’unisono, a diverse velocità, accompagnando la camminata con un gesto contagioso, che cambia e si diffonde. Poi usare questo movimento per ripetere il monologo a bassa voce, vestendo il personaggio. “Maestra avevamo preparato una cosa, ce la fai fare?” Per un istante sembra un no, poi ci ripensa. Cinque minuti per prepararsi, mettersi d’accordo. Parte Barbara, poi la sequenza non la ricordo bene: credo Enrico, Alessio, Elena Angela e poi Veronica con la sua torta e il portafrutta di Villeroy et Bosch, che Angela vorrebbe come bomboniera (che budget!), Valentina, Tiziana e infine chi scrive. Qualche smorfia di disappunto, ma anche alcuni sorrisini sul volto della maestra, incuriosita da una trovata, un gesto, un dettaglio finalmente non inautentico: un millefoglie che non sa di stantìo, un citofono suonato in modo sincero, un braccio preso con un velo di verità. Dopo la sequenza ci si trova a commentare insieme il livello di teatralità dell’ensemble, ancora primigenio e abbozzato, ma comunque meritevole di ulteriore studio e approfondimento e si fa strada l’idea che l’Amleto sarà il terreno da dissodare per il saggio finale. Si tratta di trovare un artificio drammaturgico, un format, una soluzione per non dover portare in scena il dramma tel quel ma una sua derivazione, un punto di vista specifico. L’importante è che funzioni, che sia semplice e di impatto, come la comitiva che scende dall’autobus in Jesus Christ Superstar, per giustificare un “teatro nel teatro”. La spina nella carne? I maledetti personaggi, presi per la strada o nei corridoi degli uffici e che ora sono una condanna da scontare fino a giugno. Bisognerà imparare a convivere con questi poveri mostri, possibilmente cambiandoli, perché, come dice la maestra: “non faccio mai nulla senza prenderlo seriamente”. Non per niente la lezione si chiude con la lettura oratoriana di altre pagine dell’Amleto. Per la prossima volta? Continuare, a cominciare da chi non c’era e da chi non ha scelto.