venerdì 27 ottobre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 4, 25 ottobre 2006


Arrivo tardi, e gli altri stanno già mmm-eggiando. Agli esercizi del canone fa seguito una prova di canto, a canone, di Fra Martino Campanaro. Prima tutti in cerchio, poi deambulando, per vedere se si perde il ritmo. E il ritmo si perde. La maestra dirige e cerca di ottenere attenzione per cambi di ritmo e di volume. Fra Martino viene poi ripetuto in minore (chi avrebbe creduto che ci potesse essere una versione notturna e inquieta di quella filastrocca?) e con diverse varianti di tempo e di volume: un ottimo riscaldamento per la prova più attesa, il canto libero in cerchio, senza musica o altri aiuti.
Questa volta ci provano tutti, o quasi, e la cosa sembra funzionare. Anche le pause sembrano ben calibrate. Dopo è la volta delle improvvisazioni sui temi delle volte scorse, per chi non c'era. Su alcune si improvvisa anche un po' di dibattito-cineforum con riflessioni varie, finché Gianluca non ci riporta alla superficie autentica del "cosa-ho-visto-e-basta". Bisogna restituire la rappresentazione alla sua nuda natura di monumento, senza cercare la moraletta. Infine, canto corale con chitarra, nelle sapienti mani di Enrico. Per la prossima volta si costruisca un'improvvisazione legata in qualche liberissimo modo al canto scelto la sera di mercoledì 25.

venerdì 20 ottobre 2006

Come partecipare al Blog

Ci sono tre modi:
il più soft è leggere.
Poi c'è il modo così-così: inserire un commento facendo clic sul link "COMMENTS" che c'è in fondo a ogni Post, cioè a ogni "paragrafo".
Infine si può anche postare, cioè scrivere un pezzo con il titolo e il testo: per farlo ci vuole una iscrizione, che vi devo mandare io con un messaggio e-mail.
Per questo chiedo a chi è interessato di farsi vivo (per esempio con un commento): riceverà il link per l'iscrizione e poi potrà scrivere quello che gli pare.

BlogCronaca - Lezione n. 3, 18 ottobre 2006

La lezione numero tre vede due new entry, Manuela e Paola. Poi si ripetono gli esercizi del saluto al sole e della respirazione.
Di nuovo c'è il gioco dello scultore e della statua. A coppie. Uno/a scolpisce l'altro/a è statua. Non si parla e non si imita: bisogna plasmare. Varianti a gruppi di tre o quattro, per gruppi scultorei più complessi, su temi quali "blu", "assorbimento" e altri. Assolutamente da fotografare, soprattutto quelli più intriganti di Gianluca che è vero artista. Portare la fotocamera next time (ci vorrebbe Matteo, che ci ha lasciato).
Nell'intervallo distribuisco membership form e bigliettini del blog. Ora lo sanno anche i nuovi.
Nella seconda parte ci sono le rappresentazioni sul tema "Dove essere non essendo". Non tutti si buttano e c'è qualche pausa di troppo: chissà la maestra come l'ha presa. Per la prossima volta un brano a memoria e un brano cantato, più le ripetizioni dei brani non interpretati perché assenti o contumaci.

giovedì 12 ottobre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 2, 11 ottobre 2006


Si parte con lo yoga: “saluto al sole”. È un esercizio di rilassamento, distensione e respirazione che prevede 6 posizioni da percorrere “andata e ritorno”:
centro, candela, libro, cervo, angolo, cobra, angolo, cervo, libro, candela, centro.
La respirazione accompagna questi movimenti: in ispirazione quelli estesi e in espirazione quelli raccolti.
Dopo questa sequenza si passa agli esercizi di respirazione. Inspirazione completa e silenziosa. Esercizio di dilatazione dei muscoli dorsali fatto a coppie: uno respira e l’altro con le mani misura l’entità della dilatazione.
Per rendere più lunga e profonda la respirazione si arretra il punto di respirazione: non è il naso (bocca rigorosamente chiusa), ma un punto più arretrato, là dove si trova il “palato molle”. Respirando si deve sentire un leggero fruscio là dietro, ovviamente senza “raspare”, come quando ci si siede pesantemente sul divano dopo una buona bevuta. Quindi abbassare il diaframma dilatando la pancia e la schiena, diventando delle “pere”, e poi controllare in emissione trattenendo e “gestendo”.
Poi la respirazione si fa sonora. La prima forma è un mmm. Inspirare, riempiendo bene, e poi mmm.
Anche mmm nasce con una sua peculiarità. Per risuonare bene occorre sollevare il palato molle nella posizione dello sbadiglio incipiente. In questo modo la cassa di risonanza aumenta di volume. Quindi arretrare la respirazione, innalzare il palato molle, non serrare i denti e masticare panna montata o assaporare vino vecchio: mmm.
Il passaggio successivo prevede un’emissione vocalica: mmm-iii-mmm. La "i" la si fa a denti stretti, quindi inspirazione e poi di nuovo mmm-iii-mmm. La sequenza delle emissioni vocaliche continua con
mmm-ééé-mmm,
mmm-èèè-mmm,
mmm-aaa-mmm,
mmm-òòò-mmm,
mmm-óóó –mmm,
mmm-uuu –mmm.

L’importante è portare a termine l’emissione con un solo fiato e con un mmm sufficientemente prolungato in apertura e in chiusura. Si passa dallo stretto al largo: mano a mano che le vocali si aprono aumenta l’apertura della bocca, che deve essere ben evidente (due dita fra i denti come per spararsi in bocca è la misura della separatezza necessaria tra le due file di incisivi). Ora, l’apertura porta con sé il rischio dello scadimento, il buttar fuori il fiato senza gestirlo, lasciandolo andare come un gavettone inutile. Attenzione quindi a non scadere, a non lasciar uscire il suono tutto insieme in posizione frontale, mantenendo invece un atteggiamento arretrato e sbadigliato, il tutto con graduale continuità (niente colpi di glottide!).
La fase successiva prevede il passaggio dei sette suoni vocalici in un’unica emissione, prima all’andata - mmm-iii ééé èèè aaa òòò óóó uuu –mmm
e poi al ritorno - mmm- uuu óóó òòò aaa èèè ééé iii –mmm.
Questa quindi la base della preparazione che andrebbe eseguita ogni giorno, ogni notte: tre respiri, poi la sequenza di mmm, poi la sequenza di mmm-iii-mmm, mmm-ééé-mmm, mmm-èèè-mmm, mmm-aaa-mmm, mmm-òòò-mmm, mmm-óóó –mmm, mmm-uuu –mmm. Infine le due forme continue, sempre in un solo fiato. Fatelo tutti i giorni e vedrete!
Dopo la pausa si passa ai compiti: lo sguardo altrove. Si susseguono una dozzina di atti unici. La maestra non commenta, ma chiede a ciascuno una relazione teatrale di trenta secondi sul pezzo eseguito dal compagno più vicino, alla destra e alla sinistra di ciascuno. Un modo per vedere se siamo stati attenti alle performance degli altri, per verificare che l’intenzione sia “passata” al pubblico degli spettatori, oppure per far emergere una pluralità di prospettive coesistenti e co-possibili? La maestra insiste su quest’ultima forma: ognuno ha visto nell’altro una cosa diversa. Più interpretazioni vengono fuori meglio è.
Il tema per la prossima volta? Dove essere non essendo?

sabato 7 ottobre 2006

BlogCronaca - Lezione n. 1, 4 ottobre 2006

Lezione n. 1, 4 ottobre 2006
Primo giorno di corso con Sabina Villa. Del corso con Amedeo si ritrovano Angela, Enrico, Fabio, Gianluca e Veronica, ma vedo il nome di Emanuela sul registro. Sabina è bruna con i capelli legati in una treccia. Chiede disciplina e concentrazione. Dopo un giro di presentazioni bisogna subito imparare i nomi dei compagni a memoria: 17 nomi, compreso il suo ed escluso il proprio. I primi esercizi consistono proprio nel nominare tutti seduti in cerchio, facendo il giro. Perché la cosa non sia troppo facile ci si cambia anche di posto.
- Alessio
- Angela
- Barbara
- Cristina
- Elena
- Elisa
- Enrico
- Fabio
- Federico
- Gianluca
- Matteo
- Serena
- Silvia
- Tiziana
- Tobia
- Valentina
- Veronica
Attenzione e concentrazione. Dopo il gioco della memoria si passa a quello della palla. In cerchio. Con un battito di mani vettoriale bisogna indirizzare un compagno chiamandolo per nome e dandogli idealmente al palla. A sua volta chi è raggiunto dalla palla la deve passare senza indugio chiamando altri. Chi esita o sbaglia nome esce dal circolo. Variante in movimento, a eliminazione, ripetuta due o tre volte.
Cambio. Camminare e trovare un passo comune e all’unisono, senza però andare in cerchio: tagliare lo spazio e cambiare direzione continuando ad ascoltare il ritmo dei passi.
Cambio. Che qualcuno faccia un gesto con le braccia o con la parte superiore del corpo e gli altri lo riprendano imitandolo con esattezza. Il gesto deve essere dato con precisione e con precisione riprodotto. Non affrettatevi a imitare, capite bene qual è il gesto e restate nella “griglia”. Non andate in cerchio, continuate a tagliare. Se non capite il gesto seguite chi lo fa e impadronitevene. Varianti: braccio alzato, battere le mani, indice agitato in alto sopra la testa, linguacce, “genuflessione”, pugno al petto e indice puntato. Non si tratta di imitare, bisogna raccogliere l’indicazione, l’informazione, riprodurla e diffonderla (quindi rivolgersi a qualcuno mentre si fa il gesto.
Cambio. Fatemi una rappresentazione teatrale, usando il codice che volete (mimo, teatro di narrazione, dialogo o altro), che duri non più di due minuti. Dopo una serie di una decina di proposte: siete usciti dai tempi, tutti vi siete rifugiati nel teatro di narrazione. Molti hanno raccontato solamente “briciole”. La rappresentazione va portata avanti dall’inizio alla fine: va chiusa, e deve trasmettere un senso, non è una chiacchiera di corridoio.
Compito per la prossima volta. Preparare un pezzo di uno-due minuti sul tema “lo sguardo altrove”.

martedì 3 ottobre 2006

Tempo di rentrée

Si ricomincia. Quanti siamo? Qualcuno manca, altri impareremo a conoscerli.
Io riprendo a postare, partendo dalla mia esperienza. Come sempre il blog è aperto. Oggi è la volta di Chantal e Roberta. Domani tocca al resto della ex combriccola, me compreso (vedi sotto).
Difficile dire quanto mi sia mancato il corso in questi mesi: banalmente, parecchio. Grande invidia per quanti hanno frequentato i seminari estivi. Grande curiosità per quanto si prospetta in questo anno a venire.