giovedì 29 ottobre 2009

A occhi chiusi

Arrivo tardi, ancora proditoriato da una violenta giornata sui tasti, che battono di approcci architetturali multilinea per strumenti finanziari personalizzati su mercati regolamentati. Mi invitano a un riscaldamento con massaggio. Distensivo. Un poco di azione e reazione. Camminare percorrendo lo spazio della sala. Si percorrono linee longitudinali, ortogonali o diagonali, mai curve, mai in cerchio. Aperti, inspirare, scegliere una direzione, camminare, fermarsi e in qualche modo richiudersi per poi ripartire. Mai scontrarsi, mai lasciare spazi vuoti ma continuare a percorrere. Si comincia liberi, ma poi ci si libera anche della luce, si chiudono gli occhi e si continua a camminare, anche lentamente, ma con forza, senza andare a tentoni e senza protendere le mani in avanscoperta. Se c’è un contatto, si cambia direzione. Fino a che l’indicazione non cambia. Quando incontrate qualcuno cercate di entrare in contatto con l’altro toccando le palme delle mani. Lo spazio di una canzone basterà, seduti, a conoscersi, toccandosi viso spalle e braccia. Prima uno poi l’altro a turno. Dopo essersi conosciuti ciecamente (alzi la mano chi ha riconosciuto il compagno), i due si alzano e uno può aprire gli occhi. Dovrà essere maestro di volo e accompagnare l’altro in evoluzioni aeree nello spazio dell’aula, evitando accuratamente gli scontri e conquistandosi la fiducia del cieco rimasto. L'elefante e la farfalla si librano in volo con responsabilità e fiducia, prima esitante, poi più salda e infine, veramente, cieca. Le luci passano attraverso gli occhi chiusi, con un calore rosso. E' la musica a decidere il ritmo e alla baldanza ostentata subentra una certa ritrosia. Dura superare la paura del muro ma il desiderio di assecondare prevale. Da elefante guido cogliendo un poco di riso: buon volo. Scrivete le vostre impressioni o le immagini che vi nascono in mente. Dai fogli mischiati nasceranno due improvvisazioni di gruppo sul tema delle giostre e del deserto.
Stare in ascolto aiuta la creatività. Se mi preocupo di meno di quello che devo inventare e mi lascio all'ascolto degli altri posso rubare, sviluppare, prendere e cambiare, e se l'altro dice una cosa, tu ci devi stare.

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