lunedì 19 gennaio 2009
L'elefante e la farfalla
Un bel lavoro che Maria Pia ci ha insegnato riguarda la fiducia e la responsabilità, verso chi guarda e verso i compagni. Inizia in coppia. C'è chi chiude gli occhi e si affida a chi gli occhi li tiene aperti. Hanno un solo punto di contatto: una mano appoggia sull'altra, senza stretta, senza trattenerla. Chi vede si muove nello spazio, seguendo una musica; chi non vede si lascia portare, dalla musica e dalla sua guida. Deve aver fiducia nella guida, deve sentirla. Chi guida ha la responsabilità di questa fiducia e se la deve conquistare. Può assomigliare a un balletto, oppure a un viaggio. Ben presto non si ha più la minima idea di quale punto della sala si stia occupando e ci si perde nei propri passi incerti. Chi riesce ad abbandonarsi prova un'emozione più intensa, ma all'inizio si ha paura di andare a sbattere contro una colonna. Poi ci si scambia i ruoli. Il lavoro è ancora più interessante quando al cambio si cambia anche partner. Chi non vede viene lasciato fermo dalla guida migrante e viene raggiunto da un'altra mano, dal tocco diverso, più o meno salda, più o meno sudata, più o meno pelosa. Chi ne ha voglia si esercita nel tentativo di decifrare l'identità della nuova guida, ma poi la cosa perde d'interesse. Per chi guida, a ogni cambio la sfida di trovare un nuovo elefante da guidare, o sarà una nuova farfalla? Quando gli occhi si riaprono e si scopre l'identità dell'ultima guida, difficile resistere a un sorriso. Sorridi della tua ignoranza e della tua fiducia.
venerdì 9 gennaio 2009
Sette stati di tensione
Quanto di emozioni e saperi si è perso di questo TP Lab non seguito dal Blog, forse perché più impegnativo dei corsi precedenti, forse perché è un laboratorio, forse perché Carlo manda quelle e-mail così complete. Questo però vorrei salvarlo, perché deve far parte di di un bagaglio d'attore e non lo voglio dimenticare. Si chiama i sette stati di tensione.
Il primo è "fattone": solo le gambe reggono a malapena in piedi; il resto del corpo si trascina molle rilassato ed ebbro.
Il secondo è "fonzie": gambe molto molleggiate ed elastiche, spalle rilassate, ma già energico e convinto di essere al centro del mondo.
Il terzo è la passeggiata neutra, guardando pigramente le vetrine o una mostra, ma senza indugiare, senza fretta ma senza farsi distrarre troppo.
Il quarto è la camminata del milanese che si reca in ufficio: passo svelto, collo rigido, sguardo teso. Il quinto è la vigilanza guardinga, il "chi è, chi va là?" delle sentinelle sugli spalti di un castello danese: passo svelto, un momento di sorpresa e disorientamento, lo sguardo cerca una provenienza, inquieto.
Il sesto è la paura, va eseguito di corsa, con scatti interrotti e ripetuti, cambi di direzione: tensione nelle gambe, nel collo, negli addominali.
Il settimo è la tensione assoluta: ogni muscolo si deve tendere, dai piedi alla fronte, dal viso al collo, dalla schiena ai polpacci. Faticosissimo, in questa condizione ogni movimento provoca dolore. Si sta quasi fermi ma in preda a una vibrazione disperata.
I sette stati sono come una scala che bisogna imparare ad eseguire rapidamente con cambi repentini, imparando a dosare tensione e respirazione per dare al corpo una presenza non priva di senso nel passaggio da una condizioen all'altra. Un nuovo regalo di questo laboratorio e di Maria Pia.
Il primo è "fattone": solo le gambe reggono a malapena in piedi; il resto del corpo si trascina molle rilassato ed ebbro.
Il secondo è "fonzie": gambe molto molleggiate ed elastiche, spalle rilassate, ma già energico e convinto di essere al centro del mondo.
Il terzo è la passeggiata neutra, guardando pigramente le vetrine o una mostra, ma senza indugiare, senza fretta ma senza farsi distrarre troppo.
Il quarto è la camminata del milanese che si reca in ufficio: passo svelto, collo rigido, sguardo teso. Il quinto è la vigilanza guardinga, il "chi è, chi va là?" delle sentinelle sugli spalti di un castello danese: passo svelto, un momento di sorpresa e disorientamento, lo sguardo cerca una provenienza, inquieto.
Il sesto è la paura, va eseguito di corsa, con scatti interrotti e ripetuti, cambi di direzione: tensione nelle gambe, nel collo, negli addominali.
Il settimo è la tensione assoluta: ogni muscolo si deve tendere, dai piedi alla fronte, dal viso al collo, dalla schiena ai polpacci. Faticosissimo, in questa condizione ogni movimento provoca dolore. Si sta quasi fermi ma in preda a una vibrazione disperata.
I sette stati sono come una scala che bisogna imparare ad eseguire rapidamente con cambi repentini, imparando a dosare tensione e respirazione per dare al corpo una presenza non priva di senso nel passaggio da una condizioen all'altra. Un nuovo regalo di questo laboratorio e di Maria Pia.
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